Proteste in Francia, studenti in corteo con gli insegnanti: “Il governo smetta di disprezzarci”
La Francia di studenti e insegnanti torna in piazza per denunciare l’abbandono dell’istruzione pubblica da parte del governo. “Non smetteremo finché non ci saranno 10 miliardi sul tavolo”, ha detto a Bfmtv la portavoce dell’Union Étudiante Sabrine Kharbach. “Chiediamo di poter mangiare, dormire e disporre di insegnanti di filosofia nell’anno della maturità, è pur sempre il minimo indispensabile. Chiediamo soprattutto, di smetterla con il disprezzo” da parte delle istituzioni. Questa mattina hanno manifestato in tutta la Francia oltre 86mila persone, da Lione a Tolosa e Nantes e circa 900 istituti sono stati chiusi. A Parigi il corteo principale partirà alle 14 da place de la République e ci saranno raduni anche a Strasburgo, Tours e Rouen. In piazza ci saranno non solo i liceali, gli iniziatori della protesta, ma anche insegnanti ed esponenti dei sindacati Fsu, Cgt, Fo, Cfdt, Unsa, Sud e Solidaires. Il ministero dell’Istruzione francese ha annunciato che 891 licei e istituti hanno sospeso le loro lezioni oggi.
Nelle scorse ore ha fatto molto discutere l’enorme dispiego di forze di polizia e l’uso della forza contro studenti minorenni. “Una repressione brutale”, ha detto la Ligue des droits de l’homme. Un ragazzo ha perso un occhio e un compagno una mano, mentre le forze dell’ordine hanno aperto circa una decina di indagini interne. Oggi, mentre Emmanuel Macron assisteva al primo lancio di un nuovo missile intercontinentale da sottomarino, il ministero dell’Educazione lanciava una consultazione pubblica nazionale aperta agli studenti. Da lunedì 5 a venerdì 23 ottobre, si legge in una nota diffusa dal ministero guidato da Edouard Géffray, gli studenti potranno recarsi sulla piattaforma Agora per “comunicare le loro difficoltà, le loro aspettative e e le loro proposte per migliorare la scuola”. La piattaforma è aperta a tutti gli studenti ma al momento, apparentemente, anche chiunque voglia dare il suo contributo anonimo. Tra i quesiti formulati, “Quali sono oggi le principali difficoltà riscontrate a scuola?”, “Cosa dovrebbe, a vostro parere, cambiare o migliorare per imparare meglio e vivere una scuola migliore?”. Un tentativo di dialogo che, per i rappresentanti degli studenti, arriva molto tardi e senza essere accompagnato da promesse di cambiamenti concreti. Anche per questo, oggi, scendono in piazza.
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