Chico Forti ottiene la semilibertà: continuerà a lavorare in un’azienda agricola

Chico Forti ha ottenuto la semilibertà. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Verona, dove mercoledì scorso si è celebrata l’udienza nei confronti dell’uomo, condannato all’ergastolo negli Usa per la morte di Dale Pike, avvenuta nel febbraio 1998 a Miami. Forti è detenuto a Verona dopo aver trascorso 25 anni in carcere in Florida.
La decisione del tribunale non cambierà di molto la giornata di Forti rispetto agli ultimi mesi: dal dicembre dello scorso anno svolge infatti 40 ore settimanali di volontariato presso una azienda agricola veronese, uscendo al mattino dal carcere di Montorio, dov’è detenuto dal suo arrivo in Italia nel maggio 2024, per rientrare la sera, cosa che continuerà a fare in regime di semilibertà. Adesso dipenderà dal programma che verrà stabilito dalla direzione del carcere. Oltre a proseguire il lavoro, Forti, che è difeso dagli avvocati Alessandro Favazza, del foro di Verona, e da Carlo Dalla Vedova, del foro di Roma, auspica di poter andare a trovare molto più spesso la madre, che vive a Trento. Dal punto di vista giudiziario, si attende la decisione sulla libertà condizionale, che era stata richiesta lo scorso anno. L’udienza potrebbe svolgersi già nei primissimi mesi del 2027.
Il 31 dicembre scorso Chico Forti aveva ottenuto dal Tribunale di sorveglianza di Venezia il permesso per lavorare fuori dal carcere di Verona, in base all'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, per frequentare un corso di formazione professionale per pizzaioli, fare volontariato con anziani e insegnare windsurf ai disabili.
L'istanza dei legali era stata accettata dopo che una precedente richiesta di liberazione condizionale era stata respinta a settembre. In giugno Forti aveva già ottenuto il permesso di frequentare le aule studio del carcere, e già da febbraio poteva usufruire di permessi per visitare la madre a Trento.
Il rigetto
Tre mesi fa il Tribunale di Sorveglianza di Venezia aveva rigettato la prima richiesta poiché riteneva non fossero emersi "sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima né per i propri familiari", sottolineando il "mancato risarcimento del danno, anche solo parziale". La richiesta di permessi di lavoro, presentata dalla direttrice del penitenziario, è invece stata accolta.
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