Istat: 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025, sono il 9,3%
Nel 2025, si stima che siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. Lo rileva l'Istat sottolineando che in termini percentuali, l'incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all'8%, in lieve calo rispetto al 2024 (8,4%), e al 9,3% tra le persone (9,8% nel 2024). L'incidenza della povertà assoluta per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri.
L'Istat sottolinea che è stabile l'incidenza della povertà relativa che tra le famiglie si attesta al 10,8%, dal 10,9% del 2024, e tra gli individui al 14,8% (dal 14,9%). Sono oltre 2,8 milioni le famiglie in povertà relativa, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui. L'incidenza della povertà assoluta si riduce in modo significativo nel Mezzogiorno passando dal 10,5% al 9,6% ma cala in tutte le ripartizioni con il Centro che registra la percentuale più bassa (dal 6,5% scende al 6,3%).
Nel Mezzogiorno le famiglie povere sono 813mila, seguite dal Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%) e dal Nord-est (386mila famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024). L'incidenza di povertà assoluta diminuisce all'aumentare dell'età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all'8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila).
L'intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè "quanto poveri sono i poveri"), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nord-ovest e 17,8% nel Nord-est) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024 L'incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all'8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti.
Superiori alla media i valori dell'incidenza per le famiglie monogenitore tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta. L'incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest'ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l'incidenza è pari al 4,4%; è oltre due volte più elevata (11,9%) se la persona di riferimento ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare.
Il 14,3% degli operai pur lavorando risulta in povertà assoluta. Lo rileva l'Istat sottolineando che il dato del 2025 è in calo rispetto al 15,6% registrato nel 2024. Nel complesso degli occupati la povertà scende dal 7,9% al 7,7% mentre tra i dipendenti cala dall'8,7% all'8,5% mentre per dirigenti, quadri e impiegati sale dal 2,9% al 3,6%. Per gli indipendenti la povertà assoluta resta stabile al 5,2% mentre per le persone in cerca di occupazione cala dal 21,3% al 20,7%.
Per i ritirati dal lavoro l'incidenza della povertà assoluta diminuisce dal 5,8% al 5,2%. Le soglie di povertà assoluta rappresentano i valori rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla assolutamente povera o non povera. Ad esempio, per un adulto (di 30-59 anni) che vive solo se risiede in comune centro dell'area metropolitana in Piemonte, la soglia di povertà è pari a 933,04 euro mensili; in Sicilia è pari a 773,25 euro mensili; se risiede in comune centro dell'area metropolitana della Lombardia, a 1.256,37 euro; mentre se risiede in un piccolo comune della Puglia tale soglia è pari a 728,87 euro.
Nel 2025, la povertà assoluta coinvolge oltre 1 milione 136mila minori, il 12,5% dei minori residenti, con una percentuale in calo rispetto al 13,8% registrato nel 2024. Lo rileva l'Istat spiegando che l'incidenza varia dal 10,7%, per il Centro al 15,2% del Mezzogiorno. Per la classe di età 7-13 anni si passa dal 14,9% al 12,1%. Tra le coppie, la diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori (7,8% per le coppie con un figlio minore, 10,0% per quelle con due figli minori e 17,7% se i figli minori sono almeno tre), attestandosi su valori elevati anche tra le famiglie monogenitore (11,6%).
Anche per le famiglie con minori si conferma l'associazione tra diffusione della povertà assoluta e condizione lavorativa/posizione nella professione della persona di riferimento: tra le famiglie di occupati, l'incidenza più elevata si rileva se il persona di riferimento è operaio e assimilato (15,5%), seguite da quelle con persona di riferimento inquadrata come "altro indipendente" (10,5%).
Arriva al 21,1% per le famiglie con minori in cui la persona di riferimento non è occupata. Nei comuni centro dell'area metropolitana, rispetto alle altre tipologie comunali, si registrano i valori più elevati dell'incidenza per le famiglie con minori (13,4%). Nei comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti le stime arrivano al 9,9% e nei comuni periferia dell'area metropolitana e i comuni di oltre i 50mila abitanti sono pari al 12,3%.
Il legame tra cittadinanza e condizione socio-economica si evidenzia anche tra le famiglie con minori: tra quelle composte solamente da italiani l'incidenza si attesta al 7,8% e diventa quattro volte più elevata (31,4%) se composte unicamente da stranieri (si ferma al 27,8% nel caso della famiglia con minori in cui sia presente almeno un componente straniero). Rispetto al 2024, le famiglie con minori dove sono presenti stranieri (sia quelle costituite solamente da stranieri sia quelle in cui è presente almeno uno straniero) registrano comunque una riduzione dei valori dell'incidenza di povertà assoluta.
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