Criminalità giovanile, il blitz della Polizia in tutta Italia con 644 arresti (69 minori). Meloni: “Non ci rassegniamo alla violenza”
Dopo le guerriglie nelle principali città italiane, durante le manifestazioni contro il carovita con stuoli di ragazzi in piazza, è giunto il bilancio del giro di vite contro la criminalità giovanile. Nelle ultime settimane le autorità di sicurezza hanno registrato 644 arresti, inclusi 69 minori, per reati di droga, contro la persona e il patrimonio. 1695 giovani sono stati denunciati (373 hanno meno di 18 anni) per gravi reati: detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, ricettazione, possesso di armi e strumenti offensivi. Le accuse includono tentato omicidio, lesioni, rissa, danneggiamento, estorsione, furto, rapina.
Sono i numeri e le condotte contestate dopo una vasta operazione di Polizia in tutta Italia. Poco prima le devastazioni e gli scontri del 17 ottobre, si era già acceso il faro degli inquirenti. Gli agenti hanno messo nel mirino aree di spaccio e di “movida”, con controlli a tappeto su 236.138 giovani, quasi tutti minorenni, ben 23.060. Fondamentale il monitoraggio dei profili pubblici sule piattaforme social, dove sarebbero state esibiti indizi di reato. “Particolare attenzione è stata dedicata al mondo dei social network e alla chiusura di siti web, alla ricerca di contenuti illeciti o che, comunque, inneggiassero comportamenti violenti”, ha dichiarato Andrea Olivadese, dirigente del Servizio centrale operativo (Sco), reparto della Polizia di Stato che ha coordinato le operazioni.
Chat e social network, come strumenti per istigare alla violenza, erano sul tavolo degli inquirenti almeno da metà ottobre. Giovedì 15, in Veneto, la Digos di Padova ha perquisito e segnalato alla procura 8 ragazzi, con provvedimenti di Daspo contro altri 14 giovani. Partecipavano alla community WhatsApp 16 ottobre, ricettacolo di messaggi violenti e false notizie di stupri. Secondo il comunicato della questura, “alla vigilia della mobilitazione studentesca del 16 ottobre si stavano pianificando azioni a carattere violento, istigando ad incendiare cassonetti, indossare passamontagna, vestirsi di nero e travisati, portare una pistola, petardi, fumogeni ed attaccare la questura e saccheggiare un negozio”.
Dopo le guerriglie esplose il 17 ottobre, l’attenzione degli inquirenti si è intensificata verso chat e social network, fino al fermo di Youssef Siher (presunto fondatore del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre) con l’accusa di istigazione alla violenza aggravata dal terrorismo. Un provvedimento eseguito il 24 ottobre, poche ore prima di nuove manifestazioni di piazza, con messaggi già programmati per l’invio in chat e mai spediti. Ma il decreto di fermo è stato bocciato dal giudice delle indagini preliminari: secondo il magistrato, nessun messaggio violento può essere attribuito al profilo di Siher, amministratore della pagina Telegram. Il pugno duro è proseguito nell’ultimo fine settimana. Il giorno dopo lo sciopero generale del 30 ottobre, convocato dal sindacato Usb, Digos e Polizia postale hanno condotto 60 perquisizioni in 23 città (10 denunciati a Firenze) indagando su “profili social e chat per incitare a compiere violenze”. Poche ore prima, scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, in particolare a Roma e a Torino.
Il focus dell’operazione contro la criminalità giovanile è anche su Milano, teatro di violenti scontri tra il 17 e il 20 ottobre. Secondo i numeri diffusi oggi dalla questura meneghina, “sono stati arrestati 54 maggiorenni e 25 minorenni in flagranza per spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni, rapina, furto, devastazione e saccheggio”. 98 giovani denunciati (57 minorenni) indagati per rapina, droga, porto di oggetti offensivi, ricettazione.
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