Scuola, l'ipotesi delle quote nelle classi? "Non la capiamo"

“Io ho un bambino di 9 anni, quest'anno è entrato in quarta e ha fatto qua anche la scuola dell'infanzia”. Ci sono tanti stranieri nella sua classe in questa scuola? "Sì, e dove è il problema?" Genitori italiani e stranieri attendono i figli davanti alla scuola Pisacane di Torpignattara, alla prima periferia di Roma, lo specchio di questo quartiere fortemente multietnico. Al suono della campanella si riversa in strada una folla variegata e sorridente.
L'ipotesi delle quote nelle classi a molti qui sembra assurda. "Ho un figlio di 7 anni, sta al primo anno. Basta che lavora, che si comporta nel modo giusto. Mi sa che i diritti umani devono essere uguali per tutti".
"I bambini vanno a scuola nel quartiere dove abitano e la scuola in Italia è obbligatoria e gratuita. Per fortuna lo dice la Costituzione e quindi non capiamo questo 30% di quote come dovrebbero essere applicate".
In Italia su oltre 300.000 classi solo 1.000 hanno oltre il 20% di studenti che non parlano l'italiano. Lo scorso anno scolastico gli alunni con cittadinanza non italiana erano l'11,6% del totale, molti al nord. In quest'altra scuola di Roma la percentuale sfiora il 60%, un dato che per alcuni genitori è difficile da digerire, almeno all'inizio. “Quando poi si parte nel progetto, magari non so, si fa un'iniziativa e si vedono i ragazzi spalla a spalla di tutti i colori che collaborano insieme senza alcun problema, allora la reticenza delle famiglie si dissolve”.
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