Verbali Amara, la Cassazione conferma la condanna all’ex pm Davigo. La difesa: “Convinto di adempiere a un dovere”
La Cassazione ha confermato la pena di un anno e tre mesi, con sospensione della pena, per l’ex pm Piercamillo Davigo, accusato di rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito della vicenda dei verbali dell’ex consulente legale esterno di Eni Piero Amara sulla presunta Loggia Ungheria. La decisione è arrivata dalla II sezione penale della Corte di Cassazione, che ha confermato la condanna già pronunciata dalla Corte d’Appello di Brescia nel giudizio di rinvio. Davigo, ex magistrato del pool di Mani Pulite ed ex consigliere del Csm, era finito al centro della vicenda legata ai verbali secretati resi dall’avvocato alla Procura di Milano.
Dopo la sentenza, la difesa prende atto della decisione ma ribadisce la propria posizione. “Prendo atto della decisione ma rimango convinto che il mio assistito abbia agito nella convinzione di adempiere a un proprio dovere”, ha dichiarato a LaPresse Davide Steccanella, uno degli avvocati dell’ex pm. La vicenda giudiziaria era già approdata in Cassazione nel dicembre 2024. In quell’occasione la VI sezione penale aveva annullato con rinvio una parte della precedente sentenza d’appello relativa alla contestazione della rivelazione a terzi dei verbali. Nella stessa decisione, tuttavia, i supremi giudici avevano già dichiarato irrevocabile l’accertamento della responsabilità di Davigo in relazione alla condotta contestata in concorso.
La vicenda nasce nella primavera del 2020. Il pm di Milano Paolo Storari riteneva che la sua procura non stesse approfondendo le dichiarazioni di Amara, ex avvocato esterno dell’Eni, che parlava della (poi indimostrata) esistenza della Loggia Ungheria.Una convinzione che lo portò a contattare Davigo, allora consigliere del Csm, per denunciare la presunta inerzia dell’ufficio governato da Francesco Greco. I verbali di Amara, però, erano stati secretati.
Per quelle dichiarazioni, ritenute inattendibili e prive di riscontro, l’avvocato Amara è stato rinviato a giudizio per calunnia e autocalunnia, e il fascicolo aperto sulla base dei verbali, trasmesso a Perugia per competenza territoriale, è stato archiviato su richiesta della stessa Procura, così come il procedimento per omissione d’atti d’ufficio aperto a Brescia nei confronti di Greco. Storari, imputato insieme a Davigo, ha optato invece per il rito abbreviato ed è stato assolto sia in primo grado che in appello perché “il fatto non costituisce reato”: assoluzione che è poi diventata definitiva.
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