Sicurezza sul lavoro: nuove regole e formazione digitale

Nei primi sette mesi del 2026 le denunce di infortunio sul lavoro sono state 256.471, il 4,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In calo, invece, le denunce con esito mortale, passate da 432 a 422 (-2,3%). Si tratta di dati provvisori, come precisa INAIL, che riportano al centro la necessità di continuare a investire sulla prevenzione.
A Bergamo 300 espositori in una manifestazione che riunisce imprese, istituzioni, associazioni, professionisti ed esperti del settore in un confronto articolato su tecnologia, norme e cultura della prevenzione.
“Si pone quindi una questione centrale: andare oltre la pura conformità alle norme per costruire sistemi di sicurezza che funzionino davvero – evidenzia Daniele Marmigi, direttore tecnico dell’Istituto Informa –. Regole, procedure, formazione e tecnologie sono strumenti fondamentali, ma devono tradursi nell’organizzazione del lavoro e nei comportamenti delle persone, contribuendo concretamente a ridurre il rischio”.
Il tema non è quindi soltanto quello di conoscere e applicare le norme, ma di trasformare la sicurezza in una componente concreta dell’organizzazione del lavoro. Un passaggio che richiede maggiore consapevolezza tanto da parte dei lavoratori quanto da parte di chi guida le imprese.
Lorenzo Fantini, esperto in politiche della prevenzione e consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro spiega: ”La consapevolezza del rischio è l’arma fondamentale. Nel momento in cui c’è consapevolezza, si va a cercare la soluzione e si capisce che investire in materia di prevenzione non è un costo”.
Nel confronto con il resto d’Europa, secondo Fantini, l’Italia presenta una situazione con luci e ombre: “Sui dati siamo nella media europea, anche se abbiamo un dato statistico da sempre particolare: purtroppo siamo uno dei Paesi che ha più morti sul lavoro. Probabilmente è un’anomalia statistica, però ogni morto sul lavoro è un dramma che dobbiamo ovviamente evitare, come ogni infortunio”.
Norme, strategie e tecnologie non possono però essere realmente efficaci senza il coinvolgimento delle persone. La cultura della prevenzione si costruisce nel tempo e deve iniziare già dalla scuola, prima ancora dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. È qui che può cominciare a svilupparsi la consapevolezza del rischio, formando i lavoratori e gli imprenditori di domani. La formazione non è un semplice adempimento ma uno strumento per riconoscere i pericoli, comprenderne le conseguenze e adottare comportamenti corretti.
Organizzato da EPC Editore e Istituto INFORMA, con il coinvolgimento di numerosi partner istituzionali e di settore, Safety Expo 2026 – Sicurezza sul Lavoro guarda anche all’intelligenza artificiale che sta entrando nel mondo della sicurezza sul lavoro, come strumento di supporto alle attività e non come sostituto delle competenze professionali. Nel campo della formazione, strumenti come ChatGPT, Gemini e Copilot possono aiutare a strutturare corsi e organizzare contenuti, mentre nei processi possono ridurre i tempi dedicati alla ricerca e alla rielaborazione delle informazioni e supportare il ragionamento attraverso punti di vista ed esempi differenti. Una risorsa che semplifica il lavoro, ma che richiede sempre verifica, rielaborazione e responsabilità da parte del professionista. L’innovazione non sostituisce competenze e responsabilità anzi le rende ancora più necessarie.
È dall’integrazione tra norme, competenze, organizzazione e innovazione che passa la sfida della nuova prevenzione. Non una singola misura, ma un sistema nel quale strumenti diversi possano operare in maniera coordinata, aumentando la capacità di individuare i rischi e intervenire tempestivamente.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.