Francia, spread con i Bund tedeschi e tasso sui titoli alle stelle: cosa sta succedendo

Non accenna a migliorare il clima di crescente sfiducia dei mercati nei confronti della situazione politica e finanziaria del Paese d’Oltralpe, segnato nelle ultime settimane anche da numerose manifestazioni degenerate in violenze, devastazioni e saccheggi. Il tutto mentre è ancora aperto il cantiere per la Finanziaria 2027. E venerdì, a mercati chiusi, arriverà la decisione sul rating sulla Francia da parte di Moody's, che "molto probabilmente taglierà il merito creditizio del Paese. Ma questa potrebbe non essere una sorpresa, considerando che i rendimenti governativi francesi girano già su livelli di rendimento coerenti con un rating in fascia B", spiegano gli analisti di Mps Market strategy team.
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Quello che devi sapere
Il tasso sui titoli e lo spread
Mercoledì il tasso sui titoli decennali francesi ha superato la soglia simbolica del 5%, raggiungendo il 5,005% intorno a metà mattina, un livello mai registrato dal 2002. Contemporaneamente in Germania il tasso decennale si attestava al 3,41%. Il giorno prima, lo spread tra il titolo francese e il bund tedesco aveva superato in chiusura la soglia simbolica degli 1,5 punti, raggiungendo il livello più alto dal 2011, con un rendimento dei titoli al 4,93%, contro il 3,40% di quello tedesco, per un differenziale di 1,53 punti percentuali.
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Quali sono i problemi fiscali della Francia?
A spiegare cosa sta accadendo è Mario Draghi, in un'intervista a Bloomberg: "La Francia presenta uno specifico problema di natura fiscale: il Paese registra un deficit di bilancio da molti anni e il rapporto debito/PIL è in costante aumento da oltre un decennio, forse addirittura da quindici anni. Ora, in un contesto globale caratterizzato da un rapido rialzo dei tassi di interesse, tale deficit di bilancio appare di difficile gestione", ma "non vi è nulla che giustifichi, di per sé, un intervento della Bce", ha detto l'ex presidente della Banca centrale europea. Il debito pubblico francese si aggira intorno al 119% del Pil, il doppio dell'obiettivo fissato dall'Unione europea, e il deficit di bilancio annuale è pari al 5,4% del Prodotto interno lordo.
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La Bce potrebbe intervenire?
Draghi ha poi ribadito: "Se mi chiedete se la Bce interverrà per ridurre gli spread sui mercati, osservate bene questi differenziali: essi rappresentano, in sostanza, un nuovo prezzaggio del rischio fiscale e politico. In altre parole, almeno per il momento, ritengo che la soglia necessaria per far scattare un intervento della Bce sia piuttosto elevata". Secondo l’ex premier, la Bce non dovrebbe intervenire per diverse ragioni: "Una di queste è l'inflazione, che peraltro è ulteriormente aumentata secondo gli ultimi dati. Il secondo motivo è che gli strumenti disponibili per un intervento possono essere utilizzati solo in presenza di due condizioni. La prima è il contagio e, francamente, non riscontriamo un contagio significativo in tutta Europa". E "la seconda condizione, forse la più importante, riguarda un eventuale malfunzionamento del meccanismo di trasmissione: i banchieri centrali parlano di un'alterazione nei mercati del credito. Non riscontriamo nulla di tutto ciò, anzi, gli ultimi dati sui flussi di credito indicano che l'erogazione di prestiti bancari è aumentata".
Per la Bce la risposta ai problemi della Francia è nel bilancio
E del tema, rispondendo a una domanda della CNN, ha parlato anche l’attuale presidente della Bce, Christine Lagarde: per le tensioni sugli spread della Francia, causate da una situazione globale che si somma a fattori specifici del Paese, "la soluzione primaria e prioritaria sta a casa propria, in Francia. E ha a che vedere con le politiche di bilancio. Questo non è il caso solo della Francia: vale per molte economie avanzate, ma è certamente il caso della Francia".
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In bilico fra bilancio e fiducia
Sembra pensarla così anche il commissario Ue agli Affari economici, Valdis Dombrovskis, che - a margine dei lavori del Fondo monetario internazionale a Bangkok - parlando della Francia ha detto all’Afp che "è importante ci sia chiarezza sul bilancio". E ancora, la direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva, sempre a Bangkok ha avvertito che "ci vorrà tempo" perché il debito della Francia torni a livelli "in grado di dare fiducia, piena fiducia, alle persone e alla comunità degli investitori".
Il ruolo degli Stati Uniti
Nei giorni scorsi, pur senza citare la Francia ma riferendosi implicitamente alla sua situazione, è intervenuto anche il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta: "Negli Stati Uniti c'è l'epicentro dell'aumento dei tassi d'interesse a livello mondiale" e "in Europa stiamo subendo la tracimazione, lo spillover di questi tassi elevati negli Stati Uniti". E, alludendo alle proteste, ha aggiunto: "Certo, c'è una aspettativa di potenziale instabilità politica. L'incertezza disturba i mercati".
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