“Mia moglie era bellissima, ma dipendente da sostanze. Se n’è andata a 56 anni per l’epatite C, un anno prima che trovassero la cura. Nostra figlia è rimasta senza mamma”: parla Eugenio Finardi
Eugenio Finardi, concorrente di “Ballando con le stelle” in coppia con Rebecca Gabrielli, ha conquistato il pubblico non solo con la sua esibizione ma anche con un racconto personale molto intenso. Dopo la puntata di sabato 24 ottobre e lo scontro a distanza con Matano, il cantautore ha ripercorso il suo passato legato alle droghe, la storia d’amore complicata con la prima moglie Patrizia, l’esperienza della comunità e il legame con la figlia Elettra.
“Io ho reagito al commento di Matano – ha spiegato il cantautore risponde alle critiche del conduttore sul suo stile di danza – perché prima di tutto ho avuto l’impressione che lui volesse suscitare in me una reazione. Poi non credo sia stato affatto un disastro. Credo che Matano non tenga conto dell’età e che fino a ora non si fossero resi conto che dietro quell’uomo c’è un uomo di 74 anni. Io ho tre quarti di secolo”.
Poi il racconto personale: “A 13-14 anni sono arrivati i Rolling Stones, Jimi Hendrix, tutto quel tipo di immagine, e quindi io ho scelto di essere un hippie. Mi è capitato una sera, quasi per caso, di provare sostanze diverse da un amico che le aveva. C’era la paura, poi cosa fai, dici di no? Ti senti fuori. Provo, cosa vuoi che sia. Dall’altra parte c’era l’angoscia: ‘Oddio, cosa sto facendo?’. Per due anni non ho quasi fatto altro: non ho suonato, ho fatto l’amore”.
“Il periodo più brutto è stato prima della nascita di Elettra, all’inizio degli anni Ottanta. Io stavo con Patrizia, che poi è diventata mia moglie. – ha continuato – Era bellissima ma, purtroppo, era dipendente da sostanze. Ho vissuto con lei una storia d’amore complessa, intensa, estremamente sensuale, d’amore e di dipendenze. Tutti quelli che sono in preda alla dipendenza sognano di essere salvati, di essere tirati fuori, ma da qualcuno che li capisca. E chi li capisce? Uno che sta facendo la stessa cosa. Non andava neanche tanto male, finché non è arrivato il momento in cui non si poteva più andare avanti così. Il fatto di essere tossicodipendenti non era più una cosa rock e romantica, ma era una vergogna“.
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