Ucraina, Caracciolo a La7: “Russia ed Europa fanno moltissimo teatro, non vogliono lo scontro. Ma la situazione può sfuggire di mano”
“Nella guerra tra Russia e Ucraina non vince nessuno. Ci sono vari gradi di sconfitta e la sconfitta più grave è che l’Ucraina è distrutta. E non soltanto materialmente, ma soprattutto dal punto di vista demografico”. Lo afferma il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, ospite di Omnibus, su La7, nel corso del confronto condotto da Gerardo Greco sul conflitto in Ucraina e sulle sue possibili soluzioni. Caracciolo ribadisce che il conflitto “non può durare in eterno” e che entro il 2027 si potrà trovare un modo di sterilizzarla, ma respinge qualsiasi schema da vittoria netta e richiama i numeri della popolazione. Prima della guerra in Ucraina c’erano una quarantina di milioni di abitanti, 50 milioni nel momento dell’indipendenza; oggi, secondo i servizi ucraini sono circa 20. L’esperto sottolinea: “Mi domando come si faccia ricostruire un Paese avendo perso la metà della popolazione. Questo è l’aspetto più grave su cui noi dovremmo fare maggiore attenzione”.
Il dibattito sulle forniture militari, aggiunge, è ormai secondario: “È inutile discutere di armi, perché non abbiamo più niente da mandare in Ucraina, abbiamo mandato quel poco che avevamo, ma il punto non è questo. Non siamo noi che decidiamo la guerra. L’Ucraina resta comunque il teatro che interessa più da vicino l’Europa, perché è dietro casa e se lì c’è un buco nero, dopo la guerra sono problemi serissimi”. Caracciolo puntualizza che nemmeno Mosca può vantare un successo pieno: la Russia ha ottenuto “un obiettivo psicologico, ma non solo, che era quello di essere riconosciuta una grande potenza dagli Usa”: americani e russi “parlano continuamente di tutto, poco dell’Ucraina, molto di altre cose”. Il prezzo pagato da Mosca resta tuttavia altissimo: “il rientro della Cina nella partita, la morte di moltissimi uomini e soprattutto una perdita di rapporto con gli europei, su cui loro hanno sempre contato, non solamente per ragioni economiche e commerciali, ma anche culturali, identitarie”.
Greco richiama poi le parole di Vladimir Putin sui leader europei che vogliono la guerra con la Russia e la dichiarazione dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare Nato, secondo cui l’Alleanza è pronta davanti a una escalation. Caracciolo commenta: “Non è certo Cavo Dragone o chiunque altro che decide queste cose. Nella vicenda, c’è purtroppo anche moltissimo teatro, nel senso che si parla per ottenere un effetto. Credo che né i russi vogliano intervenire in Europa, né noi vogliamo intervenire in Russia. Si è però entrati in una fase in cui ciò che ieri era impossibile oggi può diventare tale semplicemente perché sfugge di mano“. Il rischio, per Caracciolo, è legato anche alla crisi delle leadership, come nel caso di Merz, che è “anche una crisi degli Stati, perché non funzionano più gli apparati come funzionavano prima, anche a livello proprio di intelligence, di informazioni“. In questo quadro avverte il giornalista: “Basta veramente qualcosa anche di minimo o anche un pazzo, visto che esistono anche pazzi, per poterci trascinare verso qualcosa che nessuno poi vuole“.
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