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Friday, November 6, 2026

Un genitore denuncia: 'Mia figlia esclusa dalla mensa per 12 euro'

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Una bambina di nove anni esclusa dalla mensa scolastica per un presunto debito pregresso di circa 12 euro, mai contestato prima alla famiglia. È quanto denunciato dal padre dell'alunna, tramite l'avvocato Fabrizio Del Vecchio, che ha inviato oggi una diffida al Comune di Taranto, chiedendo l'immediata riammissione al servizio e riservandosi, in caso contrario, di ricorrere al giudice.

La vicenda riguarda una bambina che frequenta il plesso di un istituto comprensivo, con orario continuato dalle 8 alle 16. Il 2 novembre scorso il padre sarebbe stato costretto a prelevarla anticipatamente da scuola, dopo che l'istituto aveva segnalato il mancato arrivo del pasto per la piccola, a seguito di una comunicazione degli uffici comunali legata a una presunta morosità dell'anno scolastico precedente.

Secondo quanto riferito nella diffida, il debito non sarebbe mai stato precedentemente richiesto alla famiglia, che avrebbe provveduto a saldarlo se informata. "La mensa scolastica - si legge nell'atto - in particolare nelle scuole a tempo pieno, non è un servizio pubblico a domanda individuale meramente accessorio, bensì un momento essenziale e integrante del percorso formativo, didattico e del diritto all'istruzione costituzionalmente garantito".

L'interruzione del pasto, prosegue il legale, espone la minore a "una traumatica ed inaccettabile discriminazione ed emarginazione davanti ai propri compagni di classe".

La diffida chiede al Comune di ripristinare il servizio entro 24 ore dalla ricezione. "Pur restando fermo il legittimo diritto del Comune di avviare le ordinarie procedure di recupero crediti nei confronti dei genitori - sostiene Del Vecchio - è totalmente illegittimo rivalersi sul minore sospendendo l'erogazione del pasto". In assenza di riscontro, il legale annuncia il ricorso alle competenti sedi giudiziarie, anche per il risarcimento dei danni. 
   

Il padre: 'Comportamento aberrante'

"Vedere una bambina allontanata dalla mensa scolastica e dai compagni di classe, in un'età così particolare, è devastante". È il padre della bambina di nove anni esclusa dal servizio di refezione per un presunto insoluto, prima quantificato in 38,40 euro e poi ridotto a 12,80 euro, a raccontare all'ANSA quanto accaduto. "Siamo rimasti scioccati. Non si nega soltanto il pasto, ma - sostiene - anche il diritto allo studio". L'uomo riferisce di essere stato contattato il 2 novembre dalla scuola, con l'invito a prelevare la figlia alle 13 anziché alle 16.15, orario di uscita previsto. "Da quanto ho capito - spiega - , è un modus operandi degli uffici comunali della scuola. È accaduto anche nei giorni successivi". Dopo l'episodio ha inviato una Pec per chiedere chiarimenti sia all'istituto sia al Comune, ricevendo, sostiene, risposte contraddittorie. "La scuola - osserva il genitore - dice che non è di sua competenza, mentre il Comune riferisce che non è stato comunicato l'elenco dei nominativi e che c'era un insoluto degli anni precedenti". Il padre contesta anche le diverse cifre comunicate e la mancanza di una documentazione chiara: "Ho chiesto l'accesso agli atti perché devono dimostrare da dove deriva quella somma. Prima 38,40 euro, poi 12,80, riportati in uno screenshot senza intestazione. Nessuno si vuole assumere la responsabilità". E aggiunge: "Potevano inviarmi una comunicazione per il pagamento, ma in questi mesi non ho ricevuto nulla. Non puoi dire che se non paghi 12 euro non faccio entrare la bambina a mensa. Questo comportamento è aberrante". "Poi devo tutelare mia figlia. Le ho detto: oggi dobbiamo andare dalla nonna che ha fatto la pasta al forno. A questo siamo arrivati, è una situazione assurda", conclude il genitore.

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