La fucilazione in streaming di Malik Hasan rischia di diventare un boomerang per Trump in vista del midterm: critiche anche dagli alleati
Doveva essere l’annuncio a effetto che stuzzicava gli animi dell’elettorato più estremista in vista del midterm. Ma dopo la doppia esecuzione fallita di Christa Pike, la fucilazione in diretta streaming dell’ex militare americano Nidal Malik Hasan annunciata dal capo del Pentagono, Pete Hegseth, rischia di trasformarsi in un boomerang per Donald Trump e la sua amministrazione. Perché le polemiche per la macabra trovata non sono arrivate solo dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani o dalle opposizioni, ma anche dal partito Repubblicano e da ambienti, come la Chiesa, in grado di influenzare il voto dei sostenitori del tycoon.
L’ultimo esempio, in ordine cronologico, è quello dello speaker del Senato, Mike Johnson, che intervistato da Cbs non solo ha criticato la scelta dei vertici dell’amministrazione, ma ne ha anche sottolineato i rischi per la sicurezza nazionale: “La preoccupazione è quella di creare un video che potrebbe essere uno strumento di reclutamento di futuri terroristi, dobbiamo valutare bene le implicazioni di tutto questo”, ha detto. Johnson ha spiegato di non aver ancora affrontato l’argomento col presidente Trump, ma che il suo ruolo al senato prevede anche che possa esprimere la propria opinione riguardo a casi come quello dell’ex militare condannato alla pena capitale per la strage nella base di Fort Hood del 2009. “Non rientra nella mia autorità – ha poi concluso – ma io devo dire alla Casa Bianca quello che pensano alcuni dei miei colleghi e che non tutti sono favorevoli all’idea”.
Tra questi c’è, ad esempio, il senatore Thom Tillis della Carolina del Nord che su X ha commentato: “Hasan deve affrontare la pena capitale, ma rendere pubblica la sua esecuzione e trasmetterla in streaming? È assolutamente ripugnante. Le esecuzioni pubbliche sono pratiche tipiche di dittature oppressive come l’Iran e l’Afghanistan. Non dovrebbero esistere in America”. Ma anche dall’interno dell’amministrazione americana trapelano posizioni diverse da quelle del Pentagono. Addirittura il vicepresidente JD Vance, rispondendo a una domanda sulla compatibilità tra la diretta dell’esecuzione e la sua fede dichiarata, ha annunciato che non ha intenzione di guardarla: “Quest’uomo ha commesso il peggior attacco terroristico sul suolo americano se si esclude l’11 settembre – ha detto – Se alla fine verrà trasmessa in diretta, io non la guarderò“.
Una condanna netta si è levata anche dagli ambienti ecclesiastici ed è stato anche Papa Leone XIV, che si è già scontrato più volte con il presidente Trump, a esprimere il proprio disappunto per la decisione: “La pena di morte è inammissibile – ha dopo l’annuncio di Hegseth – perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona. Il bene comune può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale. Sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci che proteggono i cittadini ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi”. Duro, in patria, anche il commento del capo dei Vescovi americani, monsignor Paul Stagg Coakley, che l’ha definita “una promozione barbara della cultura della morte”: “Il nostro Dio è il Dio della vita. In nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata”, ha detto ammettendo di aver appreso “con shock e grande dolore” la decisione del Dipartimento della Guerra Usa. “La parola di Dio ci esorta: ‘non rendete a nessuno male per male’ – ha aggiunto – L’esecuzione pubblica, anche di uno che ha commesso un grave danno, non farà che danneggiare ulteriormente il tessuto morale della nostra nazione e sarà ruggine sulla coscienza del suo popolo”.
A rivendicare la paternità della decisione era stato il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, motivando la mossa col fatto che “la gente deve capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni”. Ma al suo fianco si era schierato anche il presidente Trump che, durante le celebrazioni per il Columbus Day alla Casa Bianca, aveva detto che Hasan “se la merita la morte per fucilazione”. Il tycoon, soprattutto dopo le critiche interne, si è però dimostrato più titubante sulla possibilità della diretta streaming. Nella stessa occasione aveva dichiarato che sulla diffusione online l’amministrazione stava “valutando la questione”, ma col passare dei giorni i media americani hanno rivelato che il presidente è stato assalito dai dubbi sulle possibili ripercussioni politiche a un mese dal midterm, tanto che alcune fonti hanno ipotizzato che la diretta “potrebbe non avvenire” proprio a causa dei “pareri negativi”. Una scelta che Trump non può sbagliare, con i sondaggi che lo danno già in grave difficoltà in vista del voto.
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