Torna Paolo Jannacci: 'Ridere dei guai per affrontare il dolore'
Ridere dei guai per non piangersi addosso, usando l'ironia per guardare in faccia anche il dolore. Paolo Jannacci torna con "Scimmie ovunque" , in uscita venerdì 16 ottobre per Ala Bianca Records/Warner/Fuga, con 11 inediti in cui i sentimenti personali si legano alla critica sociale, toccando nodi urgenti come le dipendenze, le morti sul lavoro e il femminicidio.
"La risata è la mia arma per poter raccontare temi a volte difficili, molto tristi e complessi", spiega il cantautore all'ANSA. Le "scimmie" del titolo sono i fantasmi personali e i tic collettivi di una società che rischia di perdere il senso della solidarietà. "La mia più grande paura è cadere nella distopia di tutti contro tutti e, in questo modo, involvere nei primati da cui ci siamo evoluti", racconta. La risposta per non farsi travolgere resta una scelta precisa: "far ridere la Signora Tristezza", una lezione imparata dal padre Enzo. "Con mio padre ho sempre cercato di affrontare tutti i problemi ridendoci sopra".
L'ironia diventa così la chiave per esplorare temi complessi: attraversa il dramma dei femminicidi in "La faccenda dell'ammazzo", racconta il tunnel della tossicodipendenza in "Respirare ancora" e affronta la piaga delle morti sul lavoro in "L'uomo nel lampo", scritta insieme a Stefano Massini. In coppia con Elio, Jannacci affronta invece il tema dell'autocensura e dei limiti del linguaggio in "Politically topless". "Ogni volta che scrivo un brano mi chiedo: ma possiamo dirlo?", ammette Jannacci. "Se l'artista dovesse mentire, quello sarebbe l'errore". Una libertà che non rinuncia mai alla cura della forma: "Il bello stile esiste ancora, l'estetica per me è fondamentale".
Il legame con il padre si fa evidente anche nella scaletta. Il disco recupera una canzone d'amore di Enzo, "Due gelati", e si muove tra i ricordi dei luoghi condivisi in "Enzo, l'incrocio e tutto il resto": la prima "per far rivivere un brano a cui mio padre era molto affezionato e dispiaciuto per il fatto che non avesse avuto successo", mentre nella seconda "ci sono immagini che mi tengo dentro e che gli ho voluto dedicare". Un lavoro di scrittura meditato per anni e guidato da una filosofia precisa: "Non canto per me, canto per chi mi ascolta", sottolinea.
Infine, il capitolo Sanremo. "Mi piacerebbe molto", confessa, spiegando però che i due brani inviati non hanno ricevuto risposta, spingendolo a non congelare l'uscita del disco. "È uno spettacolo entusiasmante. Se fossi un artista di rilievo per la Rai o per la squadra di De Martino magari... Ti ascoltano milioni di persone, perché no?".
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