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Friday, October 9, 2026

Levata di scudi a difesa della Corte Penale Internazionale dagli attacchi Usa

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L'imposizione di sanzioni contro la Corte Penale Internazionale (CPI) da parte dell'amministrazione statunitense, giunta a poche ore dall'assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem "Navi" Pillay, ha scatenato un'ondata di sdegnate reazioni da parte della comunità internazionale e delle istituzioni multilaterali.

Mentre Washington accusa il tribunale di interferenza illegittima, i principali governi europei, il Sudafrica, gli organismi giudiziari mondiali e le organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno fatto fronte comune, condannando l'azione americana come un attacco diretto allo Stato di diritto e all'ordine globale.

L'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas

L'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas (Ansa)

31/03/2026

Le reazioni internazionali

L'Unione Europea ha reagito compattamente, ribadendo il proprio sostegno incrollabile alla CPI quale organo super partes indispensabile per il perseguimento dei crimini più gravi.

L'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza  Kaja Kallas ha definito le misure coercitive di Washington "profondamente deprecabili", sottolineando come l'indipendenza della Corte e il suo mandato giurisdizionale debbano essere tutelati contro qualsiasi pressione o ingerenza politica.

In un passaggio di fortissimo rilievo diplomatico, i ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito hanno espresso una posizione corale tramite una nota ufficiale congiunta:

"Noi, Stati membri dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (Cpi), ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all'indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi. In qualità di convinti sostenitori della Corte Penale Internazionale (Cpi), esprimiamo il nostro rammarico e la nostra ferma opposizione all'annuncio delle sanzioni che gli Stati Uniti intendono imporre alla Corte".

I ministri delle otto nazioni hanno sottolineato con gravità le conseguenze concrete dei provvedimenti americani, avvertendo che, se applicate, "tali sanzioni avrebbero un impatto significativo sull'attività della Corte, sul suo personale e sulle loro famiglie". Il documento si conclude con la riaffermazione del comune impegno "a difendere il sistema internazionale basato sulle regole e promuovere la responsabilità".

Il Palazzo della Farnesina, sede del ministero degli Esteri

Il Palazzo della Farnesina, sede del ministero degli Esteri (Ministero degli Esteri)

La posizione dell'Italia: cautela istituzionale e fermezza sul multilaterismo

L'Italia, storico Paese depositario del Trattato di Roma che nel 1998 ha istituito la Corte Penale Internazionale, ha espresso una posizione articolata tra le dichiarazioni del governo e il dibattito parlamentare.

Il Ministero degli Affari Esteri ha ribadito la fedeltà dell'Italia alle istituzioni multilaterali e alla legalità internazionale. Pur mantenendo un canale di dialogo aperto con l'amministrazione americana per evitare una spaccatura transatlantica, la diplomazia italiana ha evidenziato come le sanzioni non rappresentino uno strumento idoneo a risolvere i contenziosi giurisdizionali, confermando il pieno sostegno operativo e finanziario alla CPI.

Le forze di opposizione e diversi esponenti della maggioranza hanno rimarcato il valore simbolico del Trattato di Roma, chiedendo una presa di posizione ancora più netta in sede europea a difesa dei giudici e dei funzionari dell'Aia minacciati dalle restrizioni di viaggio e dal blocco dei conti.

Associazioni per i diritti umani e costituzionalisti italiani hanno espresso preoccupazione per l'impatto delle sanzioni, definendo il Premio Nobel a Navi Pillay una conferma della necessità irrinunciabile di una magistratura internazionale indipendente.

La posizione del Belgio

Il ministro degli Esteri belga, Maxime Prévot, ha lanciato un fermo appello ai partner europei affinché l'Unione Europea reagisca con decisione alle minacce e alle sanzioni promosse dagli Stati Uniti contro la Corte Penale Internazionale (CPI). Condannando fermamente i provvedimenti americani, Prévot ha avvertito che tentare di paralizzare il tribunale dell'Aia equivale a negare la giustizia alle vittime e a proteggere i responsabili dei crimini più gravi.

Per contrastare l'ingerenza di Washington e tutelare l'operatività della Corte e dei suoi sostenitori, il Belgio ha formalmente chiesto l'attivazione dello Statuto di Blocco dell'Unione Europea. Il ministro ha inoltre annunciato che, su iniziativa belga, la questione della protezione e dell'indipendenza della CPI sarà portata all'ordine del giorno dei lavori di lunedì con i colleghi ministri degli Esteri europei e al successivo Consiglio Europeo.

Maxime Prevot

Maxime Prevot (@web)

09/10/2026

Che cosa è lo Statuto di blocco dell'Unione Europea

Quando un paese terzo (come gli USA) minaccia sanzioni economiche e restrizioni sui visti verso la Corte Penale Internazionale o i funzionari e governi che collaborano con essa, invocare l'estensione dello Statuto di Blocco permetterebbe all'Unione Europea di rendere illegali e inapplicabili nell'UE le sanzioni estere rivolte contro i funzionari, le banche o i governi europei che sostengono l'operato dell'Aia.

Questo garantisce uno scudo legale ed economico affinché enti, banche e personale dell'UE possano continuare a finanziare e collaborare con la CPI senza temere ripercussioni sanzionatorie automatiche.

Cyril Ramaphosa

Cyril Ramaphosa (Chris McGrath/Getty Images)

Il Sudafrica e la voce del Sud Globale

La reazione del Sudafrica, nazione d'origine di Navi Pillay, è stata dura sia sul piano istituzionale che su quello diplomatico. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha celebrato il riconoscimento del Nobel come un trionfo personale e un tributo alla giustizia sovranazionale, respingendo seccamente le ritorsioni americane.

Esponenti della Corte Costituzionale e giuristi di primo piano hanno condannato l'uso delle sanzioni come una misura arbitraria indirizzata a intimidire la magistratura indipendente, lodando la resilienza dimostrata da Pillay nella difesa delle vittime.

Antonio Guterres 16/9/25

Antonio Guterres 16/9/25 (Rainews24)

16/09/2025

L'ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani e il Segretario Generale António Guterres hanno avvertito che attaccare gli strumenti della giustizia internazionale rischia di riportare il mondo a una logica in cui "prevale la legge del più forte e non la forza della legge".

Le principali ONG internazionali hanno definito l'azione della Casa Bianca un "assalto alla giustizia e alla sicurezza globale", sollecitando tutti gli 124 Stati parte del Trattato di Roma a reagire con contromisure diplomatiche per proteggere i magistrati e il personale della CPI minacciati dai provvedimenti statunitensi.

La replica ferma della Corte Penale Internazionale

In una nota ufficiale emessa in risposta ai provvedimenti sanzionatori, i vertici dell'Aia hanno rigettato ogni tentativo di condizionamento, affermando che la Corte non arretrerà di un passo nello svolgimento del proprio mandato di giustizia. La presidenza della CPI ha concluso con una dichiarazione stringata: "La storia giudicherà questo momento".

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