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Wednesday, October 28, 2026

Il voto per la Knesset e i partiti arabi, nessuno li vuole (o quasi): ma senza di loro si governa?

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I risultati sono ancora parziali ma è indubbio che accanto alla conferma del partito Likud del premier Netanyahu come primo partito d'Israele che - per ora - non vince ma neanche perde, il risultato del voto indica che i partiti arabi - Lista Unita e Ra'am - hanno incassato un notevole successo raddoppiando i seggi (almeno 17) almeno quelli previsti dai sondaggi ante-voto. 

La Lista Unita (che riunisce tre partiti arabi: Hadash, Ta’al e Balad, ha guadagnato 11 seggi mentre Ra’am corre da sola 6) è prima e a voti scrutinati definitivi potrebbe arrivare anche a 19 seggi. Seggi che potrebbero essere determinanti per formare la coalizione necessaria a governare: 61 sui 120 seggi per sedersi sugli scranni della Knesset. L'alleanza è stata ricostituita nel 2026 dopo anni di divisioni e marginalizzazioni politiche. Secondo notizie che arrivano dal territorio determinante il voto delle donne palestinesi spinte alle urne dai propri familiari. 

Molte le speculazioni su cui in queste ore si interrogano gli analisti e non solo. Il voto di ieri è indubbiamente il più importante per lo Stato ebraico dopo il massacro del 7 ottobre perpetrato da Hamas sugli ebrei (1200 israeliani uccisi più 83 dei 251 ostaggi rapiti). 

Ahmad Tibi, leader di Ta'al, che nelle proiezioni è data intorno ai 12 seggi, ha affermato che sono già iniziati i contatti con i leader del 'campo del cambiamento' per ''dare il proprio contributo per sostituire questo governo e spianare la strada alla formazione di un nuovo governo. È molto probabile che non ne faremo parte integrante, ma esistono diverse altre soluzioni possibili''. QUI L'INTERVISTA A RAINEWS
La coalizione araba lavora strenuamente - ha detto Tibi - anche per cambiare il presidente della Knesset, attualmente il membro del Likud Amir Ohana, da sempre contro gli arabi in parlamento.

C'è poi il leader di Ra’am, Mansour Abbas, che in campagna elettorale ha condannato l’attacco di Hamas del 7 ottobre, raramente ha fatto riferimento alla guerra a Gaza o all’occupazione israeliana della Cisgiordania, dove ieri prima del voto i coloni hanno dato fuoco a tre auto vicino a Ramallah. 

Il dentista 52enne, nel 2021 è stato il primo ad infrangere un tabù portando un partito arabo nel governo israeliano, sostenendo che i leader arabi avessero bisogno di un posto al tavolo delle trattative. I suoi detrattori lo accusano di eludere il più ampio conflitto israelo-palestinese per corteggiare potenziali partner di coalizione, mentre lui sostiene che concentrarsi sulle questioni locali come ad esempio l'alto tasso di criminalità,sia il modo migliore per servire i propri elettori. Tuttavia quel governo è durato poco più di un anno, fino a quando le nuove elezioni del 2022 hanno riportato Netanyahu al potere alla guida del governo più nazionalista e religioso della storia di Israele.

Elezioni Israele. una donnacon un bambino, pdurnate le votazioni nella città beduina di Rahat, nel sud del Paese, il 27 ottobre 2026.

Elezioni Israele. una donnacon un bambino, pdurnate le votazioni nella città beduina di Rahat, nel sud del Paese, il 27 ottobre 2026. (afp)

"Chiunque voglia offrire un'alternativa sostanziale e autentica al governo sanguinario di Netanyahu dovrà parlare con noi per spianare la strada al cambiamento che il popolo israeliano desidera ardentemente", ha dichiarato il presidente della Lista Unita Yousef Jabareen, intendendo dire che qualsiasi partito aspiri a sostituire il governo di Benjamin Netanyahu dovrà dialogare con la sua fazione.
 

Netanyahu in nottata è stato tombale: "Il Likud è il partito più grande d'Israele e la coalizione ha una maggioranza. Per questo dobbiamo formare un ampio governo di destra nazionale e fare di tutto perché non venga formato un governo con il sostegno dei partiti arabi". - In un video girato nell'insediamento di Peduel, in Cisgiordania, e diffuso il giorno delle elezioni, il primo ministro ha ribadito il suo slogan elettorale, secondo cui "la vera questione di queste elezioni è: o la destra o la Palestina". E vantandosi di aver "combattuto contro tre presidenti statunitensi" per impedire la creazione di uno Stato palestinese, Netanyahu ha affermato che i suoi principali rivali - Gadi Eisenkot, Yair Golan e Avigdor Lieberman - avrebbero bisogno del sostegno di “Mansour Abbas e dei partiti arabi nella loro coalizione”. Per la verità la questione della creazione di uno Stato di Palestina è stata invocata e molto anche da diversi Stati europei. 

Prima delle elezioni il suo principale oppositore, Eisenkot aveva blandamente aperto ai partiti arabi. Secondo indiscrezioni ci sta pensando bene anche perchè "ulteriori elezioni sarebbero un regalo a Netanyahu", ha dichiarato ai microfoni della Radio dell'esercito.

Persino Yair Lapid, leader di centro-sinistra del governo del 2021, ha dichiarato diverse volte ai media che non avrebbe formato un’altra coalizione con gli arabi.

Elezioni Israele, Mansour Abbas al voto

Elezioni Israele, Mansour Abbas al voto (lapresse)

Ad oggi l'unico che ha lanciato un chiaro appello a collaborare con gli arabi è Yair Golan, capo del principale partito di sinistra in Israele.  “Abbiamo una responsabilità. E abbiamo l'opportunità di formare un governo di cambiamento in collaborazione con i cittadini arabi di Israele” ha scritto su X definendo il governo di Netanyahu razzista.

E' tuttavia innegabile che questa e un’occasione rara per i partiti arabi di esercitare la loro influenza. La posta in gioco nelle prossime elezioni è "esistenziale", ha affermato Yousef Jabareen, leader della Lista Comune dei partiti arabi. Offer Cassif, il deputato ebreo del partito arabo-israeliano Hadash, ha ribadito che "solo una partnership ebraico-araba puo' sconfiggere" Benjamin Netanyahu e il suoi alleati dell'estrema destra. 

Elezioni Israele, Una donna vota in un seggio elettorale nel villaggio druso di Daliyat al-Karmel, nel nord di Israele, il 27 ottobre 2026

Elezioni Israele, Una donna vota in un seggio elettorale nel villaggio druso di Daliyat al-Karmel, nel nord di Israele, il 27 ottobre 2026 (afp)

I palestinesi costituiscono oggi circa il 20% della popolazione, hanno la cittadinanza, compreso il diritto di voto, ma i loro stretti legami familiari con i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania portano molti israeliani ebrei a guardarli con sospetto. La loro libertà di espressione è fortemente controllata, i loro leader sono stati bollati come traditori e, a un certo punto, i loro partiti sono stati messi fuori legge prima che un tribunale revocasse il divieto.

Il governo israeliano dice di essere uno Stato ebraico e democratico in cui le minoranze godono di pari diritti e che la sua repressione di determinati tipi di discorsi e proteste è motivata da ragioni di sicurezza. 

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