Povertà assoluta, famiglie passate da 800 mila a 2,1 milioni in 20 anni: i dati Istat

Nella giornata di ieri, l’Istat ha pubblicato i dati sulla povertà in Italia: sono 5,4 milioni le persone che non riescono a sostenere spese per beni e servizi essenziali. Una condizione che non risparmia nemmeno chi lavora, con un'incidenza che arriva al 14,3% tra gli operai. I dati sono stati al centro della puntata di “Numeri”, il programma di Sky TG24 andato in onda il 15 ottobre 2026
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IL RAPPORTO ISTAT
- L’Istat ha reso noti i dati sulla povertà in Italia: sono 5,4 milioni le persone che non riescono a sostenere spese per beni e servizi essenziali. Una condizione che non risparmia né chi lavora né le famiglie più numerose. I dati sono stati al centro della puntata di Numeri, il programma di Sky TG24 andato in onda il 15 ottobre 2026.
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LA SOGLIA DI POVERTÀ PER UN TRENTENNE
- Per un trentenne single la soglia di povertà è diversa da città a città: a Milano è a 1256 euro al mese, a Nusco, in provincia di Avellino, invece, si trova a 772 euro al mese. Un valore decisamente inferiore.
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LA SOGLIA DI POVERTÀ PER UNA FAMIGLIA
- La stessa differenza vale per una coppia con figlio piccolo: a Venezia la soglia di povertà per loro sarebbe a 1.775 euro al mese, a Pozzallo, invece, a 1314 euro al mese.
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LA SOGLIA DI POVERTÀ PER UN PENSIONATO
- La distinzione tra sud e nord la si ritrova anche per un pensionato ottantenne: la sua soglia di povertà a Bologna sarebbe di 1109 euro al mese, a Soriano Calabro di 595 euro al mese.
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LE DIFFERENZE
- Le pensioni non sono molto differenti tra nord e sud: a Bologna, infatti, sono di 1549 euro, a Soriano Calabro, invece, è di 1220 euro.
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IL CONFRONTO COL RESTO D’EUROPA
- Il concetto di povertà assoluta non esiste nel resto d’Europa: il calcolo dell’Istat non è equiparabile ad alcun calcolo dell’Eurostat. C’è il concetto di “grande deprivazione”, che si considera simile, che mostra la Spagna in testa e l’Italia messa meglio rispetto al resto d’Europa.
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