Economia dello spazio, la Luiss lancia il progetto Aspera per la competitività delle imprese

«Come deve adattarsi il diritto alla nuova economia dello spazio?». È proprio per rispondere a questa domanda, secondo Paola Severino, presidente della Luiss School of Law, che nasce il progetto Aspera, a cui l’Osservatorio Lotus della Luiss sta lavorando in collaborazione con Avio, azienda leader nel settore aerospaziale nazionale. La sfida su cui si gioca la competitività del nostro paese, sottolinea Severino, è rendere l’ordinamento italiano «attraente per le industrie spaziali e allo stesso tempo garantire che siano salvaguardati gli interessi pubblici e le responsabilità internazionali dell’Italia». In occasione dell’evento “L’industria italiana dello spazio tra legge nazionale e discipline straniere” organizzato dall’ateneo romano, istituzioni, accademia e imprese hanno cercato di individuare insieme quale rotta debba seguire il paese, approfondendo competitività e strategie commerciali.
La normativa italiana
La riflessione ha preso il via dall’analisi degli impatti che ha sul settore la legge 89 approvata dal Parlamento a giugno 2025, la prima normativa organica dell’ordinamento italiano in materia di economia dello spazio. Secondo Severino si tratta di un provvedimento «equilibrato», anche se la sfida si gioca «nell’applicazione della legge e nella stesura dei suoi decreti attuativi». Fondamentale, dato che le imprese italiane «sono straordinariamente forti nel mondo dello spazio», è che la nostra normativa «non inserisca troppi ostacoli all’internazionalizzazione delle nostre imprese o all’arrivo di importanti imprese estere in Italia».
Della stessa opinione è Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio, partner del progetto Aspera. La rapidissima fase di espansione che sta vivendo il settore spaziale - come ricorda Ranzo, fino a dieci anni fa solo 1.500 oggetti spaziali orbitavano intorno al nostro pianeta, mentre ora sono più di 17mila - rende necessaria «una riflessione sulla normativa», per evitare che «lo spazio diventi il Far West». Il fiorire di leggi di settore, però, dal punto di vista di Ranzo, non deve costituire un limite alla competitività: la legge che abbiamo in Italia «è stata ispirata all’idea di stabilire un regime autorizzatorio, e questo è giusto, ma dobbiamo anche riconoscere che l’economia di questo settore si muove in maniera così veloce che la burocrazia non deve essere un freno alla crescita. Bisogna trovare un punto di equilibrio tra normare ciò che è giusto normare e non ingessare un settore che è in fortissima espansione».
È simile anche il punto di vista di Alberto Carboni, adviser aerospazio del Centro Studi di Confindustria, che ritiene giusto «avere una legge e implementarla», facendo però in modo che costituisca «un vantaggio per le imprese e che non sia solo un ostacolo».
Il progetto Aspera
Il progetto Aspera (acronimo di Autorizzazioni spaziali estere e riconoscimenti amministrativi) si è dunque posto proprio l’obiettivo di fare sì che la normativa italiana non crei un freno allo sviluppo del settore, ma agevoli le imprese italiane nella competizione sui mercati esteri. Aldo Sandulli, coordinatore dell’Osservatorio Lotus, spiega che «non mancano le asperità e le difficoltà in sede di applicazione della recente normativa di settore».
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