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Saturday, October 24, 2026

Iran, dai laboratori balistici al ministero della Difesa: chi è Akhlaqi, “uomo dei missili” e tecnico della deterrenza

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Iran, dai laboratori balistici al ministero della Difesa: chi è Akhlaqi, “uomo dei missili” e tecnico della deterrenza

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Duecentotrentadue giorni dopo, l’Iran ha un nuovo ministro della Difesa. Con 237 voti favorevoli e solo 15 contrari, il Parlamento iraniano lo scorso 18 ottobre ha approvato la nomina di Mehrdad Ketabchi Akhlaqi per l’importante dicastero, rimasto “orfano” del suo titolare dallo scorso 28 febbraio, quando un bombardamento israelo-americano uccise l’allora ministro Aziz Nasirzadeh. Da quel giorno, la carica era stata assunta ad interim da Majid Ebn-Reza, anch’egli poi sfuggito ad un altro bombardamento ad inizio marzo. La nomina di Akhlaqi, proposta due settimane prima del voto dal presidente riformista Masoud Pezeshkian, e poi valutata dalle commissioni parlamentari preposte, è significativa per diverse ragioni.

La più immediata ha a che fare proprio con i tempi ridotti della sua approvazione: Akhlaqi ha infatti ottenuto il placet in un Parlamento dominato da maggioranza principalista, normalmente ostile ai riformisti, tanto da spingere lo stesso Pezeshkian a congratularsi con i deputati a margine del voto, e parlare di un “chiaro messaggio (di unità, ndr) al mondo intero”. Suo figlio Yousef, consigliere politico e professore di fisica, noto soprattutto per la sua pagina di aggiornamenti politici su Telegram, ha aggiunto che il voto “dimostra che quelli che vogliono creare divisioni nel Paese sono pochi, e che c’è grande unità tra i nostri ufficiali in tempi in cui bisogna difendersi”. La sua nomina arriva in giorni peraltro concitati sul confine occidentale iraniano, nei pressi del quale sono in corso scontri armati tra reparti dell’Irgc e miliziani curdi del Pjak – che, ironicamente, hanno preso ad utilizzare anche droni a fibra ottica, gli stessi usati da Hezbollah contro le Idf nel sud del Libano, in grado di bypassare gli strumenti di jamming.

Quella di Akhlaqi è una figura sui generis, sia perché sembra aver messo d’accordo un Parlamento di norma molto conflittuale e polarizzato, sia per un’altra ragione, connessa alla prima, nonché al momento storico che sta vivendo la Repubblica islamica: a differenza di gran parte dei suoi predecessori, che provenivano dalla politica, dalla diplomazia o dai ranghi delle Forze armate, Akhlaqi ha alle spalle una lunga carriera nell’industria. Non un’industria qualunque, bensì quella aerospaziale e missilistica, che gli hanno fatto guadagnare l’appellativo di “uomo dei missili”.

Dopo gli studi in ingegneria chimica e management strategico, Akhlaqi è entrato nelle industrie legate alla Difesa nei primi anni 80, attorno ai 25 anni, per poi avvicinarsi professionalmente ad Hassan Tehrani Moghaddam, il “padre” del programma di missili balistici iraniani, rimasto ucciso nel 2011. Nella biografia di quest’ultimo – “L’uomo eterno“, scritta dalla giornalista Masoumeh Sepehri – si racconta del ruolo del neo ministro della Difesa nella scelta di approvare, quasi 20 anni fa, un investimento da 10 milioni di dollari per lo sviluppo di quello che diventerà uno dei fiori all’occhiello del programma missilistico iraniano, il missile Fateh 110, nonostante le diverse incertezze, al tempo, sulla sua riuscita.

Un manager, in grado di valutare correttamente il rischio imprenditoriale, ma anche un tecnico specializzato, se è vero che buona parte della carriera di Akhlaqi – nei primi 2000 a capo del Shahid Bagheri Industrial group, dal 2014 alla guida della Aerospace Industries Organization – è ruotata attorno alla gestione delle industrie legate alla costruzione dei missili balistici e soprattutto allo sviluppo dei sistemi propulsivi a combustibile solido, che caratterizzano diversi dei missili iraniani come il Fateh 313, il Sejjil ed il Khaibar Sheikan.

La propulsione a combustibile solido è particolarmente utile agli iraniani, dato che rispetto a quella a combustibile liquido permette ai missili di rimanere immagazzinati per periodi molto più lunghi, nonché di accorciarne i tempi di preparazione prima del lancio. Come noto, al netto dell’inferiorità dell’aviazione iraniana sul piano convenzionale rispetto ai suoi nemici, i missili balistici di Teheran costituiscono un fondamentale – seppur limitato – strumento di deterrenza, poiché in grado di colpire obiettivi anche molto lontani, e di farlo sfuggendo spesso alle difese anti missile. Il loro numero, che già era complicato calcolare prima dell’aggressione israelo-americana, è tuttora sconosciuto ma la stessa Cia ha confermato nei mesi scorsi che Teheran ha ripreso a pieno regime la loro produzione.

Con Akhlaqi – che secondo Pezeshkian sarebbe a sua volta nella lista degli obiettivi americani e israeliani, e da quasi 20 anni è sotto sanzioni americane, britanniche e dell’Ue – è verosimile che questo processo venga rafforzato, e la sua nomina segnala la volontà di ricostituire una piena capacità industrial-militare dopo i bombardamenti subiti nei mesi scorsi. Secondo Iran International, oltre a ribadire il sostegno agli alleati regionali come Hezbollah, Akhlaqi avrebbe proposto di aumentare i ritmi di produzione delle difese aeree e sviluppare nuove tecnologie, intensificando la collaborazione con le università e accorciando i tempi di messa a punto di alcune tecnologie difensive ad un massimo di sei mesi, anche grazie ad un processo di semplificazione gestionale, con cui oltre il 75% della loro produzione verrebbe direttamente affidato ad aziende al di fuori del Ministero della Difesa.

Mentre si rincorrono le voci su una possibile ripresa della guerra – con la notizia che Netanyahu avrebbe cercato di convincere Trump a bombardare l’Iran prima delle elezioni israeliane del 27 ottobre -, che sembra soltanto questione di tempo, Akhlaqi nel corso di alcune interviste ha risposto alle domande sulle recenti nuove minacce americane, compresa quella che allude all’utilizzo della bomba GBU-43, la più potente tra quelle non nucleari. “Siamo pronti ad adottare misure in risposta. Il presidente americano dovrebbe concentrarsi su come far uscire i suoi soldati dalla regione ancora vivi. Se decide di sganciare una bomba, è bene che si faccia un’idea su quanti di questi soldati dovranno essere portati a casa orizzontalmente”.

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