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Monday, September 28, 2026

Dalla lotta Schlein-Conte per la leadership del campo largo non verrà nulla di buono: occorre guardare altrove

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Dalla lotta Schlein-Conte per la leadership del campo largo non verrà nulla di buono: occorre guardare altrove

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Il campo largo cerca un federatore da anni, e ogni volta che ne spunta uno gli altri iniziano a misurargli la bara. Elly Schlein guida il Pd e non può entusiasmarsi all’idea di farsi guidare da un altro. Giuseppe Conte comanda nei Cinque Stelle (con dieci punti in meno nei sondaggi rispetto a Elly) e ha già guidato due governi di segno opposto, quindi di elasticità politica non deve imparare granché da nessuno.

Entrambi rivendicano la candidatura a premier alle prossime politiche, nel 2027. Il salto verso Palazzo Chigi è un’altra storia. Giorgia Meloni intanto governa da oltre quattro anni, e il centrodestra, tra una rissa interna e l’altra, quando il Parlamento vota, si ricorda sempre da che parte sta, anche se Salvini è in caduta libera. A sinistra ogni riunione comincia con la lite su chi parla per primo e finisce con tre interviste contro chi ha parlato.

Poi arrivano i federatori prefabbricati. Ultimamente tocca a Silvia Salis: sindaca di Genova, ex atleta olimpica (lancio del martello), troppo bella per quelli come Tajani, titoli sui giornali e gran presenza social. Renzi la indica, la rilancia, la accarezza politicamente. Lei frena. Il copione è scritto così bene che – ovvio, questo marketing politico ha un’attenta regia – perfino Draghi potrebbe beneficiarne.

Roberto Gualtieri appartiene a un’altra specie. Ministro dell’Economia, europarlamentare, professore, e adesso sindaco di Roma. Quando è arrivato in Campidoglio la città non se la passava tanto bene, era tutto fermo. Roma non è diventata Zurigo, per fortuna, e continua a produrre monnezza e bestemmie come al solito. Ma i cantieri si vedono, gli autobus nuovi pure, la Metro C avanza, nuovi parchi e pezzi di città sono stati restituiti ai cittadini, qualcosa si muove anche sulle case popolari. Si chiama amministrazione: quella disciplina fuori moda per cui un sindaco fa funzionare una metropoli da oltre 4 milioni di abitanti.

Gualtieri potrebbe anche piacere ad Avs, la terza gamba del campo largo, soprattutto adesso che Fratoianni e Bonelli hanno capito che dalla lotta Schlein-Conte non verrà niente di buono. Non per elogiare troppo, ma il sindaco di Roma Capitale (budget di 11,3 miliardi) parla da socialista europeo, ragiona da amministratore, conosce Bruxelles e i conti pubblici, e nei giorni scorsi ha incontrato a New York il suo omologo socialista anti-Netanyahu della Grande Mela, Zohran Mamdani. La Salis se lo sogna.

Riforma della legge elettorale a parte – che pure peserà parecchio – se il centrosinistra vuole davvero contendere il governo a Meloni e a una destra sempre più attratta da sovranismo e Vannacci, politiche identitarie, finta sicurezza e slogan anti immigrazione, dovrà scegliere un volto, molto più che decidere sulle armi all’Ucraina. Può continuare il wrestling tra Schlein e Conte, scannarsi stupidamente con primarie che sarebbero disastrose, oppure guardare a chi ha già amministrato qualcosa di più complicato di una corrente di partito (i ‘margheriti’ Franceschini e Gualtieri, per non fare nomi).

Gualtieri, per inciso, ripete di voler fare il sindaco. Forse il campo largo cerca il federatore nel posto sbagliato: tra chi vuole esserlo, senza accorgersi di chi ha le potenzialità per sloggiare Meloni da Palazzo Chigi.

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