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Wednesday, October 7, 2026

L’aggressione di Hamas a Israele, l'attacco a Gaza, il piano Usa: cos’è successo in 3 anni

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Il 7 ottobre del 2023 i terroristi di Hamas sono penetrati nel Sud di Israele, attaccando i giovani israeliani riuniti per un rave party e i kibbutz vicini al confine con la Striscia di Gaza, uccidendo famiglie e sequestrando persone. Le vittime del massacro, in totale, sono state circa 1.300. Israele ha risposto lanciando l’operazione "Spade di Ferro" con massicci bombardamenti su Gaza, a cui poi è seguita un'offensiva di terra che ha portato all’invasione della Striscia. Si contano quasi 80mila morti. Nel corso dei mesi, il conflitto si è allargato in tutto il Medio Oriente. La Casa Bianca, nel settembre 2025, ha pubblicato una strategia di pace in 20 punti. L’entrata in vigore del cessate il fuoco non ha però bloccato del tutto le ostilità nell’ultimo anno, con diversi raid israeliani che hanno colpito Gaza in questi mesi. I lavori del Consiglio di Pace voluto da Trump non hanno ancora raggiunto gli obiettivi del disarmo di Hamas e del ritiro delle truppe di Israele dalla Striscia.

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Quello che devi sapere

Il 7 ottobre 2023

Il 7 ottobre 2023 è la data che ha cambiato - per sempre - lo scenario del conflitto tra Israele e Hamas. Quel giorno è iniziata l’operazione "Alluvione Al-Aqsa", a lungo pianificata in segreto. Le brigate Al-Qassam, l'ala militare di Hamas, hanno annunciato l'offensiva lanciando razzi sui territori israeliani. Contemporaneamente, i terroristi sono entrati in Israele, a piedi, con velivoli artigianali o motociclette, compiendo massacri nei kibbutz vicini al confine con la Striscia, uccidendo famiglie e sequestrando persone. Hamas ha preso di mira anche un rave party, con i giovani partecipanti uccisi o rapiti mentre ballavano e ascoltavano musica. Le vittime del massacro, in totale, sono state circa 1.300. La reazione di Israele è arrivata poche ore dopo la carneficina: il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che lo Stato ebraico era entrato in guerra con l’operazione "Spade di Ferro".


Per approfondire: 
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Un'immagine successiva all'attacco del 7 ottobre

Un'immagine successiva all'attacco del 7 ottobre - ©Ansa

La reazione iniziale di Israele

Subito dopo il massacro del 7 ottobre 2023, Israele ha dato il via ai bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Poi, da lì a poche settimane, ha iniziato anche l’offensiva di terra con combattimenti strada per strada, e incursioni dell'esercito israeliano nei tunnel usati da Hamas per muoversi all'interno della Striscia.

Raid su Gaza

Raid su Gaza - ©Ansa

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La questione degli ostaggi

Netanyahu, fin da subito, ha posto come obiettivo della risposta israeliana la "distruzione di Hamas" e ha promesso una "vittoria totale", ma senza indicare tempistiche chiare. Israele però non è riuscito a recuperare subito tutti i suoi ostaggi, punto che ha scatenato feroci proteste da parte di una fetta della società isrealiana. "Liberate gli ostaggi e deponete le armi. Se lo farete vivrete, se non lo farete Israele vi darà la caccia", il messaggio per Hamas lanciato da Netanyahu nel suo intervento all'Assemblea generale dell'Onu del 26 settembre 2025. Pochi giorni dopo, sono iniziate le trattative riguardo al piano di pace Usa. Il 13 ottobre 2025 sono stati rilasciati 20 uomini, gli ultimi ostaggi vivi ancora prigionieri di Hamas, in seguito agli accordi di tregua. In totale su 251 persone rapite, 168 sono tornate vive in Israele. Il corpo dell'ultimo ostaggio israeliano ucciso, non ancora rinvenuto dopo il cessato il fuoco deciso con la tregua, è stato consegnato alle autorità israeliane il 27 gennaio 2026.

Vedi anche: 7 ottobre, media: “L’Egitto avvertì Israele prima dell’attacco”. Netanyahu nega

L’assedio di Gaza

L'assedio alla Striscia di Gaza ha avuto risvolti che hanno colpito soprattutto i civili, costretti a vivere sotto ai bombardamenti o a spostarsi all'interno della Striscia. Tutto questo mentre nell'area sono continuate a mancare acqua potabile e cibo a causa delle restrizioni di Israele all'entrata di aiuti umanitari internazionali. Le immagini che arrivano da Gaza, e soprattutto da Gaza City, anche a tre anni dall'inizio del conflitto, sono di un'area quasi completamente rasa al suolo. Dove prima c'erano edifici e un'ampia strada che costeggiava il lungomare, ora ci sono solo macerie.

Vedi anche: La devastazione della Striscia di Gaza, le nuove immagini prima e dopo

La devastazione a Gaza

La devastazione a Gaza - ©Ansa

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Il Libano e l'Iran

Non solo Gaza. Ci sono stati raid israeliani anche in Siria e in Cisgiordania. E poi si è aperto il fronte con il Libano, con Hezbollah - il movimento sciita (letteralmente Partito di Dio) che domina il Sud del Paese - che già dall'8 ottobre 2023 ha lanciato missili verso Israele, in supporto all’offensiva di Hamas. La tensione nel Nord di Israele, e cioè al confine proprio con il Libano, ha avuto diversi picchi di intensità. A settembre 2024 Israele, con un’esplosione, ha ucciso il numero due di Hezbollah, Ibrahim Aqil. 

La distruzione in Libano

La distruzione in Libano - ©Ansa

L'attacco con i cercapersone

Nel pomeriggio del 17 settembre 2024, poi, si sono registrate diverse esplosioni di ricetrasmittenti in Libano e Siria. A esplodere sono stati i cosiddetti ‘cercapersone’ utilizzati da membri di Hezbollah. Decine i morti e migliaia i feriti. Hezbollah ha detto da subito che dietro le esplosioni c'era stato "il nemico Israele". Da quel momento, altri raid israeliani si sono susseguiti sul Libano, Beirut compresa, con un'intensità crescente, un milione di persone sfollate e migliaia di vittime.

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L'uccisione di Nasrallah e l'offensiva limitata di terra

Il 28 settembre 2024 un'altra svolta nel conflitto: Israele ha ucciso, con un attacco su Beirut, Hassan Nasrallah, leader libanese di Hezbollah. E due giorni dopo sono iniziate "operazioni terrestri limitate" in Libano da parte dell'esercito israeliano. I raid aerei sui quartieri generali dell’organizzazione militare, nel mentre, non sono mai cessati, con altri pesanti colpi inflitti ai vertici del "Partito di Dio".

I raid in LIbano

I raid in LIbano - ©Ansa

Gli attacchi iraniani contro Israele

Dopo il 7 ottobre, l'Iran (molto legato anche ad Hezbollah) ha giocato un ruolo sempre più centrale nella crescente tensione in Medio Oriente. Il 13 aprile 2024 ha attaccato Israele varcando di fatto una nuova soglia, con il lancio di oltre 300 fra missili e droni, direttamente dal suo territorio a quello di Israele, senza però provocare molti danni. La mossa iraniana è arrivata in risposta all’attacco dell’1 aprile, attribuito a Israele, contro l'ambasciata iraniana a Damasco, in cui sono stati uccisi diversi alti ufficiali dei Pasdaran.

Un nuovo attacco iraniano è poi andato in scena la sera dell'1 ottobre quando Teheran ha lanciato missili verso Israele (IL VIDEO), come vendetta per l’uccisione di vari esponenti di spicco dell'"Asse della resistenza". Non ci sono state vittime, ma l'Idf ha ammesso che alcuni missili hanno centrato alcune basi nel Paese, senza tuttavia causare gravi conseguenze.

Un'immagine dei lanci missilistici tra Iran e Israele

Un'immagine dei lanci missilistici tra Iran e Israele - ©Ansa

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Le guerre contro l'Iran

Il 13 giugno 2025, Israele ha lanciato anche l'operazione "Leone Nascente" contro la Repubblica islamica, accusata di essersi avvicinata "a un punto di non ritorno" nello sviluppo di un'arma nucleare. Immediata la risposta di Teheran, con il lancio di razzi verso le città israeliane. Poi la discesa in campo degli Usa, il 22 giugno, con un attacco a tre siti nucleari in Iran e la successiva rappresaglia iraniana sulla base Usa di Al Udeid in Qatar. Dopo una difficile tregua, è arrivata la fine del conflitto che è stato ribattezzato come "la guerra dei 12 giorni".

Ma il 28 febbraio 2026 Usa e Israele hanno lanciato una nuova pesante operazione congiunta sull’Iran, ribattezzata "Epic Fury" dagli americani e "Ruggito del Leone" dagli israeliani. La replica iraniana ha portato a un lungo conflitto, che ha causato, tra le altre cose, la chiusura dello Stretto di Hormuz, con gravi conseguenze economiche globali.

Le accuse di genocidio

A marzo 2025, un’inchiesta delle Nazioni Unite ha accusato Israele di aver compiuto “atti di genocidio” nella Striscia di Gaza attraverso la distruzione sistematica degli ospedali e delle strutture sanitarie. L’accusa è stata immediatamente respinta dallo Stato ebraico.

A giugno 2025 è stata poi creata la Gaza humanitarian foundation (Ghf), una fondazione sostenuta da Israele e Stati Uniti, per distribuire aiuti a Gaza. Ma le attività sono state da subito accompagnate da scene di caos, con i soldati israeliani che hanno più volte aperto il fuoco contro la folla. La situazione nella Striscia è andata aggravandosi soprattutto dal 16 settembre 2025, quando Israele ha dato il via a un nuovo attacco di terra, con i carri armati che sono entrati a Gaza City (LA DISPERAZIONE DEGLI SFOLLATI: VIDEO).

Su Insider: Convivenza pacifica israeliani-palestinesi? Impossibile: i sondaggi

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Il ruolo degli Usa (e di Trump)

Più volte il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso che avrebbe posto fine al conflitto tra Israele e Hamas. Ad appena un mese dal suo secondo insediamento a Washington, il tycoon, senza mezzi termini, ha annunciato che gli Usa avrebbero preso "il controllo di Gaza", con un piano orientato alla gestione del territorio da parte di Washington a "lungo termine". Trump aveva parlato di una futura "riviera del Medio Oriente", scatenando critiche e polemiche.

Dopo diversi incontri con il premier israeliano Netanyahu, il 29 settembre 2025 la Casa Bianca ha pubblicato un elenco di 20 punti per un accordo di pace. Tra i punti quello che ha ribadito che la Striscia "sarà una zona deradicalizzata e libera dal terrorismo che non rappresenterà una minaccia per i suoi vicini" che "sarà riqualificata a beneficio della popolazione di Gaza, che ha sofferto più che abbastanza". 

Un incontro tra Netanyahu e Trump

Un incontro tra Netanyahu e Trump - ©Ansa

La reazione di Hamas e le trattative

Hamas si è detto disponibile a trattare sui punti fissati da Washington. E, alla vigilia del secondo anniversario del 7 ottobre, lunedì 6 ottobre 2025, sono iniziate le trattative a Sharm el-Sheikh. I punti chiave sono stati il rilascio di tutti gli ostaggi, la fine della guerra, il ritiro di Israele e il disarmo di Hamas, e un governo di transizione temporaneo. Trump ha subito lanciato un monito ad Hamas: subirà una "distruzione completa" se si rifiuterà di cedere il potere e il controllo di Gaza. 

Per approfondire: Gaza, Netanyahu boccia il piano di Trump: "Ritiro solo con il disarmo di Hamas"

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Il sì di Israele e Hamas al piano Usa

Nella notte italiana tra l’8 e il 9 ottobre 2025, Trump ha dichiarato: "Sono molto orgoglioso di annunciare che Israele e Hamas hanno entrambi sottoscritto la prima fase del nostro piano di pace". 

Hamas ha rilasciato gli ultimi 20 ostaggi israeliani ancora in vita, mentre Israele ha rilasciato quasi 2mila detenuti palestinesi. I punti più difficili dell'accordo, come la governance di Gaza e il disarmo dei terroristi di Hamas, sono rimasti in sospeso con la condizione di un futuro negoziato.

Su Insider: Tutti i dubbi sul disarmo di Hamas annunciato da Trump

La lunga strada per la pace

Israele, intanto, non è mai stato così diviso al suo interno. Criticato a livello internazionale per le sue scelte, e soprattutto per la situazione creata a Gaza, il Paese sta vivendo una fase di grande instabilità e andrà alle urne a fine ottobre 2026.

Nell’ultimo anno, Israele ha più volte ripreso i bombardamenti a Gaza. A fine luglio 2026 Trump ha affermato che il suo Consiglio di Pace ha raggiunto un accordo per disarmare Hamas e altre organizzazioni a Gaza. Il leader di Hamas, Ghazi Hamad, ha dichiarato che il disarmo sarebbe dipeso dal ritiro di Israele da Gaza e dai progressi nella ricostruzione, e che Hamas non avrebbe attuato alcuna parte dell'accordo, a meno che le forze israeliane non avessero rispettato i termini dell’accordo. In vista delle elezioni, Netanyahu ha respinto l'accordo del Consiglio di Pace.

Il piano dell'amministrazione Trump prevede la divisione di Gaza in una zona esterna controllata da Israele e una regione costiera da occupare tramite una forza internazionale guidata dagli Stati Uniti prima che il potere venga trasferito ai palestinesi sotto la supervisione del Consiglio di Pace presieduto da Trump. La ricostruzione di Gaza è stimata in 70 miliardi di dollari.

Per approfondire: Board of Peace, quali sono i primi progetti presentati per rilanciare Gaza

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