Scuola, sanità, prezzi e disuguaglianze: i Dem vincono le Midterm puntando sui temi sociali (e con promesse radicali)
Sono una rivincita politica del Partito democratico su Donald Trump, certo, ma non solo. E non sono neanche riducibili a una vittoria, per quanto importante, delle minoranze. In un’America in cui il divario tra ricchi e poveri si è fatto sempre più esasperante per le famiglie “normali”, le elezioni di midterm segnano il ritorno in auge della questione sociale attraverso le promesse, anche radicali, dei democratici più progressisti. Molti dei candidati azzurri usciti vincitori dalle urne non si sono limitati a denunciare le politiche divisive del capo della Casa Bianca, ma hanno attaccato il potere delle grandi corporation, dei miliardari e delle lobby, promettendo di riportare risorse e servizi nelle mani dei cittadini e alleviare le difficoltà economiche causate dai dazi e dalla guerra all’Iran. Un messaggio che in alcuni casi ha assunto toni populisti, in altri ha recuperato gli stilemi e le parole d’ordine della lotta di classe. E che è riuscito a penetrare anche negli Stati tradizionalmente conservatori.
E’ la strategia con cui James Talarico ha conquistato il seggio del Texas al Senato contro il repubblicano Ken Paxton, raggiungendo un risultato che in casa dem mancava dal 1988. Trentasette anni, ex insegnante di scuola media e deputato statale, Talarico ha costruito il proprio messaggio elettorale attorno a una tesi netta: le divisioni politiche e culturali su cui fa leva l’amministrazione Trump servono a distogliere l’attenzione dalle disuguaglianze economiche. “Ci dividono per partito, per razza, per genere, per religione – spiegava il 4 marzo, dopo la vittoria alle primarie -, affinché non ci accorgiamo che ci stanno svuotando le tasche. Stanno chiudendo le scuole, stanno smantellando la sanità, aumentano le tasse per tutti noi mentre le tagliano per sé stessi”. Di qui l’assioma principale della sua campagna: “La vera lotta non è tra destra e sinistra. È tra chi sta in alto e chi sta in basso”.
Talarico ha ripreso lo stesso argomento sul suo sito, accusando i miliardari e le grandi corporation di finanziare i politici che, una volta eletti, garantiscono loro agevolazioni fiscali, mentre il conto viene scaricato sui cittadini attraverso tasse più alte o tagli ai programmi pubblici. “Abbiamo sconfitto Golia – ha detto Talarico, fermo oppositore del nazionalismo cristiano -, abbiamo appena riconquistato il Texas e abbiamo appena dimostrato che tutto il denaro del mondo non può nulla contro il popolo del Texas”, ha detto del discorso della vittoria. “E abbiamo appena lanciato un messaggio a ogni miliardario, a ogni plurimiliardario, a ogni sostenitore corrotto di questo sistema politico ormai guasto: in questo Stato, in questo Paese, il potere appartiene al popolo“.
Un popolo che è alle prese con una distribuzione della ricchezza nazionale complessiva delle famiglie (162.000 miliardi di dollari) fortemente asimmetrica: nel 2025 lo 0,1% più ricco della popolazione detiene circa 23.300 miliardi di dollari, mentre il 50% più povero possiede appena 1.210 miliardi. In altri termini, la metà più povera degli abitanti dispone di appena lo 0,7% della ricchezza totale, mentre lo 0,1% più ricco ne controlla circa il 14%. E questo divario economico si traduce a livello territoriale: le storiche sacche di vulnerabilità sociale colpiscono duramente gli Stati del Sud e del Sud-Ovest, guidati dai tassi di povertà drammatici di Louisiana (il 18,9% della popolazione vive al di sotto della soglia ufficiale di povertà), Mississippi (18%) e New Mexico (17,8%), in stridente contrasto con il New Hampshire, dove l’indice si ferma ad appena il 7,2%.
In Texas, dove i poveri sono oltre 4 milioni (il 13,7% della popolazione) i Democratici hanno conquistato un’altra vittoria clamorosa. Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore repubblicano Greg Abbott, diventando la prima donna latina a guidare lo Stato e la prima democratica dal 1990. In campagna elettorale ha puntato sulla difesa della scuola pubblica, sulla lotta alla corruzione e sul costo della vita, proponendo un bonus una tantum di 1.500 dollari ai residenti finanziato attraverso i risparmi del fondo di emergenza statale. Nel discorso della vittoria ha promesso di “riparare i danni provocati dalla truffa dei voucher scolastici e mettere fine a un’epoca in cui le nostre scuole vengono svendute pezzo per pezzo”. Il Texas, è stato il messaggio rivolto rivolta ai gruppi di potere che hanno dominato Austin, deve tornare ai cittadini comuni, non “alle persone potenti che si sono ormai abituate a governare questo Stato”.
Anche in North Carolina i temi economici sono stati centrali. Roy Cooper ha conquistato il seggio senatoriale lasciato libero dal repubblicano Thom Tillis, sconfiggendo Michael Whatley. Il suo slogan era semplice: “Make Stuff Cost Less“, far costare meno le cose. Una promessa che ha declinato in una campagna concentrata su bollette, carburante, assistenza sanitaria, prezzi dei beni quotidiani, contrasto agli effetti dei dazi e miglioramenti nell’accesso alle cure. Nel discorso della vittoria ha rivendicato il risultato come una sconfitta dei privilegi: “Abbiamo detto a Washington, forte e chiaro, che gli abitanti della North Carolina conteranno sempre più dei miliardari”.
Che, in cima alla piramide sociale, guardano il resto del paese (e del mondo) dall’alto in basso: un club di soli 69 super ricchi è arrivato a detenere un patrimonio collettivo di ben 4.221,4 miliardi di dollari. Al vertice di questo impero finanziario svettano i volti più noti del capitalismo globale e della tecnologia: Elon Musk (428 miliardi di dollari), Larry Ellison (276 miliardi), Mark Zuckerberg (253 miliardi), Jeff Bezos (241 miliardi) e Bill Gates (107 miliardi). Una ricchezza superiore a quella detenuta complessivamente da 171 milioni di persone, ovvero l’intera metà meno abbiente della popolazione statunitense, ferma a 4.210 miliardi.
Sherrod Brown ha battuto in Ohio Jon Husted promettendo di battersi per abbassare il costo della vita e quello delle cure mediche, oltre che per una legge che vieti ai membri del Congresso di fare compravendita di azioni. “Workers Before Billionaires“, prima i lavoratori dei miliardari, era lo slogan della campagna che lo ha riportato in Senato dopo la sconfitta del 2024. “Questa sera avete mandato un messaggio inequivocabile: l’Ohio non è in vendita”, ha detto celebrando la vittoria e delineando la sua idea di società: “Ciò che conta non è la ricchezza, non sono le conoscenze che hai, non è il cognome che porti né la famiglia in cui sei nato. Sono la tua ingegnosità, il tuo talento, la tua disponibilità e il tuo lavoro”.
“La guarigione comincia oggi»”, ha scandito dal proprio palco, sempre in Ohio, Amy Acton, che ha sconfitto il miliardario Vivek Ramaswamy nella corsa al governatorato nonostante oltre 100 milioni di dollari spesi contro di lei: un colpo particolarmente duro per Trump, che aveva sostenuto personalmente Ramaswamy. Medico ed ex direttrice del Dipartimento della Sanità statale durante la pandemia, Acton ha puntato sull’accessibilità delle cure e sul costo della vita, facendo leva anche sulle proprie origini popolari e sull’esperienza delle famiglie che faticano a sostenere le spese sanitarie.
Il messaggio è arrivato anche dal Michigan, dove Abdul El-Sayed ha conquistato il Senato contro Mike Rogers. Medico, musulmano – sarà il primo nella Storia a entrare nella Camera Alta – e rappresentante dell’ala progressista dem, El-Sayed ha fatto della sanità universale e della critica alla politica estera americana due dei punti centrali della campagna. “Vogliamo che le nostre tasse vengano spese qui, per le nostre scuole, qui, per la nostra sanità, qui, per le nostre infrastrutture. Non vogliamo che i nostri soldi vengano mandati a finanziare apartheid, genocidio o guerra“, ha detto annunciando il risultato delle urne. E ha aggiunto: “Non dovrebbe essere difficile pagare le tasse e sapere che quei soldi saranno spesi per noi e per i nostri figli, invece di essere utilizzati per sganciare bombe sui figli di qualcun altro”.
Anche Deb Haaland, neo-governatrice del New Mexico, ha fatto della questione sociale il centro del proprio messaggio. Prima donna nativa americana a guidare uno Stato, l’ex ministra degli Interni dell’amministrazione Biden ha dedicato il suo discorso alle famiglie lavoratrici: “Questa sera avete scelto un futuro in cui il New Mexico viene prima di tutto, in cui le famiglie che lavorano hanno la possibilità di migliorare la propria condizione e ogni abitante dello Stato ha voce”.
In Georgia, infine, Keisha Lance Bottoms ha conquistato il governatorato diventando la prima donna afroamericana a ricoprire l’incarico negli States. Ex sindaca di Atlanta, ha condotto una campagna incentrata sul costo della vita: tra le proposte, la possibilità per i Comuni di eliminare le imposte su generi alimentari, pannolini, latte artificiale e prodotti per l’igiene femminile, l’estensione di Medicaid e promettendo una pausa nella costruzione di nuovi data center, accusati di aumentare la pressione sui costi energetici.
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