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Friday, September 25, 2026

Decreto bollette: torna la carica contro l’Ets. E parte il trilogo sulle quote di CO2 da lasciare in riserva (per abbassare i prezzi)

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Decreto bollette: torna la carica contro l’Ets. E parte il trilogo sulle quote di CO2 da lasciare in riserva (per abbassare i prezzi)

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Si torna all’attacco contro il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2 (Ets). Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, spiega che sulle misure contro il caro energia previste nel Decreto bollette rimasto inapplicato “la trattativa con Bruxelles è sempre in piedi, sta andando avanti”. E parla, in primis, dello spread che il Governo Meloni vorrebbe far azzerare, ossia l’ulteriore extra costo per il gas pagato sul mercato italiano all’ingrosso (Psv), rispetto al Title Transfer Facility (la borsa europea del gas di Amsterdam) e legato a costi di trasporto e logistica. Uno dei punti chiave della trattativa (Leggi l’approfondimento), insieme alla possibile introduzione di un tetto convenzionale al prezzo del gas, sulla falsa riga del price cap introdotto in Spagna e Portogallo tra il 2022 e il 2023. Ma ormai è sempre più duro l’attacco, sia industriale che politico, a quello che è stato il primo e più grande mercato del carbonio al mondo. “Se a Bruxelles ci fosse coraggio e un minimo di autocritica, von der Leyen a reti unificate direbbe che per due anni sospende il Green deal con tutte le regole annesse e connesse, come l’Ets. Non so perché non lo facciano. Non lo fanno e poi si stupiscono se in Germania prende i voti l’Afd…” ha commentato il leader della Lega, Matteo Salvini, intervistato alla festa de Il Tempo. Nel frattempo, sono entrati nel vivo i negoziati tra Commissione Ue, Parlamento europeo e Consiglio dell’Ue per decidere come riformare il meccanismo di uno strumento cruciale dell’Ets, ossia la Riserva di stabilità del mercato (MSR, Market Stability Reserve) con l’obiettivo di frenare la volatilità dei prezzi dell’energia.

La pressione dell’industria sull’Ets

A chiedere la sospensione dell’Emissions Trading System, tra gli altri, sono stati l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini (“è stata fatta una schifezza”) e Federacciai. “In questa situazione straordinaria, che si sta complicando invece che semplificarsi, il discorso sugli Ets deve essere sospeso: ha distrutto diverse tipologie di settori, deve essere bloccato” ha detto nei giorni scorsi Descalzi. “Il decreto Bollette, che mirava ad affrontare anche questa criticità, è ormai bloccato da mesi a livello europeo” lamenta Federacciai ritenendo necessario che l’Italia si impegni “in tutte le sedi” per ottenere la sospensione temporanea dell’Ets per il comparto termoelettrico durante il periodo emergenziale e lavori, insieme agli altri Paesi europei, “al superamento di un sistema che – ritiene Federacciai – in assenza di un vero mercato unico europeo dell’energia, rischia di alimentare ulteriori asimmetrie tra le diverse economie dell’Unione”.

La riserva di stabilità di mercato e la direzione opposta del decreto Bollette

In questo contesto, sta iniziando anche il negoziato sulla Riserva di stabilizzazione del mercato. Nel mercato Ets, infatti, le aziende devono comprare delle quote, i permessi per emettere Co2, ma se ci sono troppe quote in circolazione, il loro prezzo crolla e, di conseguenza, le aziende non hanno più interesse a inquinare meno. L’obiettivo dell’Ets, invece, è proprio quello di rendere meno conveniente l’uso di combustibili fossili e del gas per favorire la transizione energetica. Per evitare il crollo dei prezzi delle quote, l’Ue ha creato la Riserva stabilizzatrice del mercato, dove finiscono le quote in eccesso quando l’offerta è troppo alta, per far risalire il prezzo del carbonio. Queste quote non possono rimanere per sempre nella riserva. Esiste una soglia, oggi fissata a 400 milioni di quote. Tutte quelle in più, vengono eliminate. Se, al contrario, le quote scarseggiano e i prezzi salgono, la riserva può assorbirne altre per calmierare il mercato. L’obiettivo, almeno sulla carta, era poi quello di arrivare all’eliminazione di questi ‘permessi a inquinare’ per spingere la decarbonizzazione. Ma se con Ets e Riserva di stabilità di mercato, l’Ue punta a penalizzare economicamente la produzione più inquinante, il Decreto Bollette va in direzione contraria, prevedendo un meccanismo di rimborso o sterilizzazione dei costi Ets per i produttori termoelettrici a gas. Questo perché nel mercato elettrico europeo vige il modello del prezzo marginale: l’ultima centrale necessaria a coprire la domanda (che in Italia è sovente a gas) fissa il prezzo dell’elettricità per tutti. Rimborsando il costo della CO2 a queste centrali, il Governo Meloni punta ad abbassare artificialmente il prezzo dell’energia all’ingrosso, ma sgravando le centrali a gas e scaricando i costi sulla collettività (attraverso gli oneri di sistema), il meccanismo azzera l’effetto disincentivante su chi produce energia da fonti fossili.

Il negoziato e le posizioni di Commissione Ue, Parlamento e Consiglio Ue

La Commissione Europea aveva proposto di eliminare del tutto il meccanismo di cancellazione automatica, lasciando più quote possibili nella riserva, in caso di crisi energetiche future. Il Parlamento europeo (che ha votato a metà settembre la sua posizione, sulla base del report dell’eurodeputato del Pd Pierfrancesco Maran) vuole, invece, mantenere il meccanismo di cancellazione, proponendo però di innalzare la soglia da 400 a 650 milioni di quote a partire dal 1° febbraio 2027. Il 23 settembre scorso, il Consiglio Ue, che rappresenta i governi dei 27 Stati membri, ha stabilito la sua posizione negoziale: sospendere temporaneamente l’invalidazione, ossia la distruzione automatica, delle quote di CO2 in eccesso fino al 31 dicembre 2030, mantenendo però questa ‘scorta’ nella Riserva di stabilità del mercato. Si è aperto così il trilogo, alla fine del quale Consiglio Ue, Parlamento Europeo e Commissione dovranno trovare un accordo definitivo. Ma la pressione è alta e non riguarda solo la riserva. Basti pensare che, in vista del Consiglio Competitività di Bruxelles, Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia hanno chiesto una discussione informale proprio sul futuro quadro del sistema di scambio quote di emissione Ets. Secondo questi Paesi, dovrebbe fornire un “percorso credibile e prevedibile” per la decarbonizzazione dell’industria europea, mantenendo “gli investimenti e la produzione in Europa”. Pur “riconoscendo pienamente le competenze del Consiglio Ambiente” sulla revisione Ets, i Paesi, guidati da Vienna, puntano a sensibilizzare sull’aspetto di politica industriale della revisione e sottolinearne “l’importanza per la competitività, gli investimenti e una solida base industriale europea”.

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