Aspides, cos’è la missione europea nel Mar Rosso: come funziona e chi partecipa

Nata nel 2024 in risposta agli attacchi dei ribelli yemeniti Houthi contro il traffico commerciale, la missione ha carattere difensivo e si occupa di scortare i mercantili che devono attraversare punti strategici di Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico. Italia e Grecia sono sempre state in prima linea, garantendo navi, e sono poi state affiancate da Germania, Francia, Spagna, Olanda e Belgio. I militari italiani attualmente impegnati nella missione sono 269: 167 unità si trovano a bordo della fregata Bergamini, 51 sul cacciamine Rimini e altrettante unità sull’altro cacciamine Crotone. L’operazione europea EUNAVFOR ASPIDES, avviata con mandato di un anno, è poi stata prorogata fino al 28 febbraio 2027. Vediamo nel dettaglio quali sono le sue funzioni, il ruolo dell’Italia e dell’Ue.
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Quello che devi sapere
Quando è nata
L’operazione europea EUNAVFOR ASPIDES è stata istituita ufficialmente l’8 febbraio 2024. Il motivo che ha portato alla sua nascita è contenuto già nel suo nome, Aspides, che deriva da aspís, ovvero “scudo”. La missione ha origine infatti dalla necessità per l’Unione europea di difendersi dagli attacchi dei ribelli yemeniti e fare, appunto, da scudo alle navi commerciali che attraversavano il Mar Rosso. La crisi era iniziata verso la fine del 2023, quando gli Houthi, gruppo armato dello Yemen sostenuto dall’Iran, avevano iniziato a minacciare attivamente i mercantili in transito in alcuni punti strategici come lo stretto di Bab el-Mandeb (il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all'Oceano Indiano).
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L’inizio
Per far fronte alla minaccia yemenita, l’Ue aveva deciso di creare una propria missione navale che ha iniziato a operare il 19 febbraio 2014. Per avviarla Bruxelles ha stanziato 42 milioni di euro, affiancandola alle altre operazioni navali già presenti nella regione: Atalanta, attiva dal 2008 contro la pirateria al largo della Somalia, ed Emasoh/Agenor, lanciata nel 2020 su impulso di Parigi per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e oggi con limitati compiti di sorveglianza. Inizialmente Aspides doveva avere durata di un anno ma poi è stata prorogata di volta in volta fino ad arrivare all’attuale scadenza del 28 febbraio 2027.
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Dove opera
L’area di copertura della missione Aspides è ampia: comprende Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico. Da queste acque transita circa il 12% del commercio globale, quasi il 30% del traffico container tra Asia ed Europa e una quota rilevante delle forniture energetiche dirette verso il continente europeo. La zona più delicata, al momento, è quella dello stretto di Bab el-Mandeb, a sud del Mar Rosso e davanti alle coste dello Yemen: solo da qui passa circa il 10% del petrolio trasportato via mare nel mondo. Il Mar Rosso è un punto strategico anche nello specifico per l’Italia. Come ha ricordato il ministro degli Esteri Tajani, infatti, da lì passano “il 40% dell'intero traffico marittimo commerciale dell'Italia e il 60% delle merci esportate verso l'Asia”. Qualora il passaggio da Bab el-Mandeb diventasse troppo pericoloso, le navi sarebbero costrette a trovare una rotta più lunga con conseguenti aumenti di costi e tempi di consegna dilatati.
Italia chiede rafforzamento della missione
La missione Aspides è tornata al centro dell’attenzione europea dopo la richiesta, ribadita dai ministri Crosetto e Tajani, di rafforzare l’operazione con il supporto dell’Unione europea. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è intenzionato a garantire il libero transito nello Stretto di Bab el-Mandeb alle navi di interesse nazionale che intendano attraversarlo: un’idea sostenuta anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che, pur ribadendo la natura difensiva della missione, è tornato a chiedere il sostegno degli altri Stati membri per rafforzarla. Dello stesso parere anche l'Alta rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, che ha risposto a Crosetto concordando “sulla necessità” di rafforzare la missione e affermando che scriverà ai 27 per coinvolgerli sulla questione.
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Chi partecipa
Alla missione hanno da sempre preso parte l’Italia e la Grecia. A quest’ultima è affidato attualmente il comando dell’operazione, sotto la responsabilità del Contrammiraglio Vasileios Gryparis. Precedentemente, il comando della forza navale era stato anche nelle mani italiane, con il contrammiraglio italiano Milos Argenton a bordo della nave Luigi Rizzo. A Italia e Grecia si sono poi affiancate Germania, Francia, Spagna, Olanda e Belgio.
Italiani coinvolti
Aspides attualmente vede l’impiego di tre navi italiane: la fregata Bergamini e i cacciamine Rimini e Crotone. Al momento, i militari italiani che operano nella missione europea sono in tutto 269: sulla nave Bergamini sono presenti 167 unità, 51 si trovano invece sul cacciamine Rimini e altrettante sull’altro cacciamine Crotone.
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Cosa può e cosa non può fare
Nel concreto, il lavoro delle navi che fanno parte di Aspides è quello di:
- Accompagnare le navi: i mercantili vengono scortati durante il tragitto e, anche quando non sono fisicamente affiancati da una nave della missione, gli viene garantita una presenza militare con capacità di reazione in caso di bisogno.
- Sorvegliare l’area: al fine di fornire protezione durante la navigazione, Aspides si occupa di tenere monitorata la zona individuando eventuali minacce e rilevando attività anomale.
- Difendere le navi: in caso di attacco, le navi della missione possono proteggere i mercantili da missili o droni provenienti dal cielo o dal mare. Questo, però, solo secondo le regole del mandato e del diritto internazionale: ad esempio, se dallo Yemen parte un missile verso un mercantile, Aspides può intervenire per proteggerlo. Ma se Aspides individua sulla terraferma una base da cui gli Houthi lanciano i loro missili, non può decidere di neutralizzarla bombardandola.
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