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Wednesday, October 7, 2026

Torna a Roma il Festival della Cultura dello Spirito: quest’anno il tema è l’Uno, e tutto parte da Shri Mataji

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Torna a Roma il Festival della Cultura dello Spirito: quest’anno il tema è l’Uno, e tutto parte da Shri Mataji

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Per il quarto anno consecutivo il Culture of the Spirit Festival torna a Roma, nei giardini del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dopo quattordici edizioni estive a Cabella Ligure, in Val Borbera, il festival ha trovato nella Capitale una seconda casa a partire dal 2023, anno del centenario della nascita di Shri Mataji Nirmala Devi. Da allora l’appuntamento autunnale romano è diventato una consuetudine.

Il tema di quest’anno è “Oneness. L’esperienza di essere Uno”, introdotto da una frase di Shri Mataji: “Voi non siete una piccola goccia. Siete diventati l’oceano”. È un’immagine antichissima. Nella Chandogya Upanishad il saggio Uddalaka chiede al figlio Shvetaketu di sciogliere del sale nell’acqua e, il mattino dopo, di ritrovarlo: il sale non si vede più, eppure l’acqua è salata ovunque la si assaggi. Così è il Sé, invisibile e onnipresente. Tat tvam asi, tu sei Quello.

Molti secoli dopo, in un’altra lingua e proprio qui a Roma, dove insegnò per un quarto di secolo, Plotino chiude le Enneadi con la formula “fuga del solo verso il Solo”. L’Uno non cancella le differenze: le rende leggibili come parti di un unico disegno.

C’è poi una coincidenza che trovo felice. Villa Giulia custodisce il Sarcofago degli Sposi, l’opera più celebre dell’arte etrusca: una coppia in terracotta, quasi a grandezza naturale, modellata a Cerveteri tra il 530 e il 520 a.C. I due sono distesi sullo stesso letto conviviale, nello stesso gesto, con lo stesso sorriso. Non sono raffigurati come due individui accostati, ma come un’unica figura in due corpi. Due che sono diventati uno, e che da venticinque secoli ce lo ricordano. Un festival dedicato all’unità non poteva scegliere luogo più adatto.

La quarta edizione presenta due novità. La prima è la Divine Symphony Orchestra, diretta dal compositore Carlo Gizzi, protagonista del grande concerto-spettacolo finale delle 19 insieme a tutti gli artisti della giornata. La seconda è Rachelle Jeanty, cantante e performer internazionale, con una performance pensata per coinvolgere direttamente il pubblico e renderlo parte dell’opera. Accanto a loro si alterneranno musica classica, flamenco, fusion interculturali, danza classica indiana e contemporanea, teatro e letture poetiche.

Non mancheranno conferenze sull’armonia interiore, sulla filosofia dell’unità e sul dialogo tra antiche tradizioni, come l’ayurveda, e benessere contemporaneo.

Nulla di ciò che si vedrà domenica a Villa Giulia esisterebbe senza Shri Mataji e alla meditazione Sahaja Yoga, creata nel 1970, diffusa gratuitamente in oltre cento Paesi. Nel 1986 è nato il Theatre of Eternal Values, la compagnia internazionale che ha ideato il festival e ne cura la direzione artistica. Ed è dalla sua visione che deriva l’idea che l’arte più alta non nasca dall’ego dell’artista ma dal silenzio interiore. Gli artisti in scena non condividono uno stile o una scuola, ma una pratica: è la meditazione il filo che tiene insieme l’orchestra e il flamenco, la danza indiana e la poesia.

È anche per questo che il pubblico, a Villa Giulia, non è chiamato a fare lo spettatore. La distanza tra chi crea e chi ascolta, che in teatro siamo abituati a dare per scontata, qui si assottiglia fino a sciogliersi, come il sale nell’acqua di Uddalaka. L’opera non finisce quando cala il sipario: continua a risuonare in chi l’ha ricevuta. È forse la definizione più concreta di Oneness che si possa dare: non un concetto da capire, ma un’esperienza da fare insieme.

Per questo il vero centro della giornata saranno le aree di meditazione, attive per tutta la durata del festival, dove chiunque potrà fare l’esperienza della meditazione e della Realizzazione del Sé. Come ho scritto in Introduzione alla meditazione (Edizioni Tlon), per me questa esperienza di meditazione rappresenta l’accesso a uno stato di quiete colma di grazia di “consapevolezza senza pensieri”, in cui il silenzio schiude una sinfonia interiore.

Quest’anno non interverrò come relatore, ma avrò l’onore di portare il saluto iniziale che aprirà la giornata. Un compito breve, a cui tengo molto: dare il benvenuto a chi arriva, e ricordare da dove viene tutto questo. Il festival si svolgerà domenica 11 ottobre 2026, dalle 10 alle 20.30, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Piazzale di Villa Giulia 9).

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