Crisi climatica, 3 milioni di vittime in otto anni solo per il caldo estremo. L’allarme di Lancet: “Si dichiari l’emergenza sanitaria”
Molti danni alla salute legati al climate change si stanno aggravando più rapidamente rispetto a 10 anni fa perché le azioni per il clima non sono riuscite a tenere il passo. Basti pensare che, dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi del 2015, la media annuale dei decessi legati al caldo è aumentata di quasi il 36% a livello globale. Tra il 2016 e il 2023 si stima che il caldo estremo abbia causato quasi 3 milioni di decessi, 710 mila nel solo 2023, di cui oltre il 70% attribuibile ai cambiamenti climatici causati dall’uomo. Per questa ragione “il cambiamento climatico deve essere formalmente dichiarato un’emergenza sanitaria globale” e la salute deve influenzare sia le politiche climatiche sia le priorità di finanziamento per la prevenzione del climate change. È questo l’appello lanciato dagli esperti alla luce del decimo rapporto ‘The Lancet Countdown on Health and Climate Change’, frutto del lavoro di 146 ricercatori provenienti da oltre 100 istituzioni di più di 30 Paesi, coordinato dall’University College London e realizzato in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità. Il report monitora 54 indicatori relativi agli impatti del cambiamento climatico e agli effetti delle azioni per il clima sulla salute, inclusi quattro nuovi indicatori che riguardano la disponibilità di acqua nel territorio, la valutazione dell’impronta di gas serra del settore sanitario, i finanziamenti per la ricerca sanitaria legata al clima e l’impegno legislativo sui temi della salute e del cambiamento climatico.
I piani di adattamento e il trattato contro i combustibili fossili
Il lavoro è stato pubblicato in vista della 31esima Conferenza Onu Cop31, che inizierà il 9 novembre in Turchia ma anche a poche ore dalla presa di posizione della Commissione Ue. Il nuovo quadro sulla resilienza climatica adottato da Bruxelles, infatti, prevede che siano i singoli Paesi a elaborare i piani strategici per adattarsi all’aumento delle temperature globali . E, per la cronaca, sempre in vista della Cop, per la quarta volta nella storia il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione in cui chiede che sia adottato un trattato di non-proliferazione dei combustibili fossili appoggiato, tra gli altri, proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Gli sforzi insufficienti analizzati nel rapporto
Dal rapporto emerge quanto gli investimenti in energie pulite, la preparazione dei sistemi sanitari e la regolamentazione a tutela della salute, che pure hanno apportato benefici alle comunità locali, non sono comunque riusciti a compensare i danni in rapida crescita causati dai cambiamenti climatici indotti dai combustibili fossili. Nel 2025 una siccità estrema ha colpito quasi il 52% delle terre emerse del pianeta per almeno un mese (il secondo livello più alto mai registrato), mentre una nuova analisi basata su immagini satellitari suggerisce che, dal 2003, l’80% delle terre emerse ha subito variazioni significative nei modelli di aumento delle condizioni di accumulo di acqua sotterranea, sia secca che umida, con implicazioni per la sicurezza alimentare e i servizi igienico-sanitari. A livello globale, gli investimenti nelle energie pulite hanno raggiunto la cifra record di 2,1 trilioni di dollari nel 2025, quasi il doppio di quanto investito nei combustibili fossili, e un’aria più pulita ha evitato circa 323mila decessi l’anno in almeno 77 Paesi in cui l’inquinamento atmosferico derivante dai combustibili fossili è diminuito dal 2016. Eppure, nonostante questa nota positiva, i combustibili fossili forniscono ancora oltre l’80% dell’energia mondiale e le 100 maggiori compagnie petrolifere e del gas sono in procinto di superare del 150% i livelli di produzione compatibili con un aumento della temperatura di 1,5°C entro il 2040, rispetto al 138% dell’anno scorso. “Adesso abbiamo la prova che l’azione climatica incentrata sulla salute funziona: aria più pulita, sistemi sanitari e di allerta più resilienti proteggono la salute e salvano vite umane in tutto il mondo” spiega Anthony Costello, co-presidente del Lancet Countdown, ma “il ritmo e la portata della riduzione delle emissioni rimangono completamente sproporzionati rispetto al ritmo e alla portata del danno”.
Uno sguardo all’Italia
L’Italia è uno dei Paesi più colpiti in Unione Europea. il caldo estremo grava sempre più sulla salute e sui mezzi di sussistenza, con un’esposizione alle ondate di calore nettamente superiore tra i bambini piccoli e gli anziani, un aumento delle perdite economiche dovute ai decessi legati al calore e perdite sostanziali nella capacità lavorativa, in particolare nel settore dell’edilizia. Ma anche in altri ambiti, come ad esempio l’agricoltura (Leggi l’approfondimento). Secondo il report, senza il cambiamento climatico, non si sarebbe mai verificato l’82,7% dei giorni soggetti a ondate di calore a cui la popolazione in Italia è stata mediamente esposta tra il 2021 e il 2025. La perdita potenziale di reddito dovuta alla ridotta capacità lavorativa causata dal calore è stata di 4,6 miliardi di dollari nel 2025. I lavoratori del settore dell’edilizia sono stati i più gravemente colpiti, subendo il 44% delle perdite.
Marina Romanello (direttore esecutivo Lancet Countdown): “È emergenza sanitaria”
“A 10 anni dall’Accordo di Parigi, i nostri risultati sono inequivocabili: i danni alla salute causati dai cambiamenti climatici stanno crescendo più rapidamente della risposta globale e, in molti casi, stanno addirittura accelerando” afferma Marina Romanello, direttore esecutivo del Lancet Countdown, secondo cui “i progressi sono stati troppo lenti, troppo modesti e non raggiungono coloro che ne hanno più bisogno. Per questo chiediamo che i cambiamenti climatici vengano formalmente riconosciuti come un’emergenza sanitaria globale, con la salute posta al centro di ogni decisione in materia di clima”. I numeri illustrati nel report, continua, “indicano chiaramente un’emergenza” e “i rischi diventano ancora più gravi se si considera come i diversi pericoli interagiscono e si sommano”. Romanello pone l’accento sul fatto che non si tratta di “un peggioramento graduale, ma di un cambiamento improvviso che deve essere riconosciuto come l’emergenza sanitaria globale che è”. La giusta direzione è già nota, il problema è la velocità.
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