Giuse The Lizia, un pomeriggio insieme tra i portici di "mamma Bolo"

Aspettando il 30 ottobre, quando uscirà il nuovo album di Giuse The Lizia che si intiola MDMA, abbiamo condiviso un pomeriggio nella città che lo ha accolto quando ha lasciato la Sicilia per trasferirsi a Bologna (per lui però è e sarà sempre e solo affettuosamente Bolo) seguendo un itinerario che ha toccato alcuni dei luoghi che più lo hanno visto presente nei suoni anni emiliani. Da poco ha traslocato a Milano, dove la musica è capitale, ma "Bolo resta Bolo".
Appuntamento davanti alla Stazione di Bologna in un pomeriggio di una giornata calda di questo autunno mite, un giovedì per l'esattezza. E' sempre una stretta al cuore quel luogo perché il pensiero torna sempre alle ore 10.25 del 2 agosto 1980 quando un ordigno esplose provocando la morte di ottanta persone. Una tappa in corso Indipendenza per una caffé e per lasciare lo zaino a casa di un amico: avendo da pochi giorni traslocato a Milano la nostra passeggiata diventa per Giuse l'occasione per un weekend lungo bolognese, da condividere tra amicizie e affetti. Si torna indietro, attraversiamo in diagonale piazza dell'8 agosto, che io conoscevo solo per il suo comodo posteggio quando si deve andare in centro, mentre ospita "un mercato bellissimo, ci capitavo spesso" ed eccoci alla Montagnola, che proprio tale è, e si gira come un girotondo; alla nostra destra c'è un bar, Frida nel Parco "che ho frequentato parecchio. E ci aggiungo che qui non c'è panchina dove non mi sono seduto almeno una volta a bere una birra". La Bolo di Giuseppe Puleo, classe 2002, originario di Bagheria ("per l'esattezza di una località lì vicina"), dove quasi un secolo prima di lui, nel 1911, nacque Renato Guttuso, e non ancora Giuse The Lizia comincia a svelarsi. Messa alle spalle la Montagnola ci dirigiamo verso Santo Stefano per poi entrare nella Cineteca di Bologna, una delle più importanti a livello internazionale, diventata Fondazione nel 2012: "Amo andare al cinema, mi è capitato anche di andarci da solo", racconta rapito dalle locandine appese alle pareti e dal fascino di un antico, enorme proiettore. Prossima tappa è il Pratello, ma prima uno sguardo a quelli che chiamano in Navigli di Bologna (sono divisori, c'è chi li ama e chi li detesta dicendo che i soldi spessi lì potevano essere utilizzati per potenziare il servizio di trasporto pubblico); emerge il ricordo del bar Anarchico "dove un bicchiere di vino costava 50 centesimi e per noi fuorisede quei prezzi erano salvifici" e ripensando all'università cita il professor Lupoi: "Quando ho iniziato a fare musica (la sua carriera inizia ufficialmente il 27 aprile del 2021 con la pubblicazione per Machiste Dischi del suo singolo d’esordio Vietnam e ho visto anche dove è stato girato il video, in un angolo di Bolo nascosto e fascinoso, ndr) non lo raccontavo ai docenti, un conto era la musica altro arrivare alla laurea in Giurisprudenza, obiettivo che ho raggiunto, ma questo prof lo ha saputo ed è venuto a vedermi all'Estragon insieme a sua moglie". Giuse, mentre ci passiamo sotto, mi racconta la storia dei Portici bolognesi famosi nel mondo: "C'è chi dice che siano stati costruiti per non fare bagnare i nobili quando pioveva e uscivano dai loro palazzi, ma un'altra ipotesi è che quando fu fondata l'Università di Bologna, nel 1088, servivano altri appartamenti per ospitare gli studenti e il portico permetteva di crearne di nuovi sopra di lui". Ho alzato lo sguardo verso il cielo ed è proprio così. Siamo alla fine della camminata, il sole si è nascosto, piazza Maggiore, che attraversiamo, risplende e noi ci fermiamo al Caffé Rubik, all'ombra del Palazzo dei Leoni e dietro la chiesa di San Martino. E' il momento di una birra rigenerante e di parlare del suo nuovo album in uscita a fine mese MDMA (Mica Dobbiamo Morire Adesso) e del tour che lo accompagnerà ma questo al momento resta un segreto protetto da un portico di mamma Bolo. Ci torneremo più avanti. La mia scelta finale è in quella bomboniera del gusto che si Giampi e Ciccio, guarda caso sotto un portico.
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