Partite Iva chiuse d’ufficio, ora si può chiedere la riattivazione: le novità

Con un provvedimento, firmato il 12 ottobre dal direttore Vincenzo Carbone, l’Agenzia delle Entrate ha introdotto nuovi criteri per individuare i contribuenti che non svolgono attività economiche da più di tre anni e nuove modalità di comunicazione preventiva. “Allo stesso tempo vengono rafforzate le garanzie per i contribuenti, che potranno chiedere la riattivazione della partita Iva anche se la cessazione d’ufficio è già stata eseguita”, spiega la stessa Agenzia sul suo magazine online FiscoOggi.
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Quello che devi sapere
La chiusura volontaria della Partita Iva
Se si decide di chiudere la propria partita Iva, bisogna compilare il modello AA7/10 e presentarlo all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla data della cessazione dell’attività, con le seguenti modalità:
- Tramite Pec specificando nell’oggetto “Cessazione attività”. Il modello può essere sottoscritto con firma digitale; nel caso sia sottoscritto con firma autografa, è necessario allegare una copia del documento di identità del soggetto che firma il modello. La richiesta può essere trasmessa ad una qualunque Direzione Provinciale. Le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui risultano spedite. La ricevuta di attestazione della cessazione della Partita Iva verrà comunicata all’indirizzo Pec che è stato utilizzato per la trasmissione della richiesta;
- Di persona (o tramite persona munita di delega) a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate prenotando un appuntamento tramite la funzionalità “Prenota un appuntamento”;
- Tramite raccomandata, allegando la copia di un documento d’identità del dichiarante in corso di validità, da inviare a un qualunque ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui risultano spedite.
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Lo stop d’ufficio
Le novità riguardano invece la chiusura d’ufficio. Come si legge sul sito dell’Agenzia delle Entrate, l’AdE “procede d'ufficio alla chiusura delle partite Iva dei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso, risultano non aver esercitato nelle tre annualità precedenti attività di impresa ovvero attività artistiche o professionali. Il contribuente riceve una comunicazione con la quale è informato della chiusura d’ufficio della partita Iva. Nel caso non la ritenga corretta potrà far valere le proprie ragioni rivolgendosi a un ufficio, per fornire la prova della propria qualificazione di soggetto passivo ai fini Iva”.
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Come si individuano le Partite Iva inattive
Il provvedimento più recente introduce alcune modifiche che riguardano i criteri di individuazione delle posizioni inattive: “Le partite Iva da chiudere saranno selezionate attraverso controlli automatizzati sulle informazioni presenti nell’Anagrafe tributaria, inclusi i dati relativi alle fatture elettroniche, ai corrispettivi telematici e ai versamenti effettuati tramite riscossione spontanea”, spiega FiscoOggi.
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Le comunicazioni di chiusura
Cambiano anche le comunicazioni preventive relative alla chiusura della Partita Iva. “L’avviso sarà inviato al domicilio digitale del contribuente e, in assenza di tale recapito, per i soggetti diversi dalle persone fisiche, trasmesso al domicilio digitale del rappresentante - dice l’Agenzia delle Entrate - Se non risulta disponibile alcun domicilio digitale, la comunicazione sarà spedita, come prevedevano le regole precedenti, tramite raccomandata A/r al domicilio fiscale del titolare di partita Iva presente in Anagrafe tributaria”. Inoltre, si potrà consultare l’avviso anche nella sezione “L'Agenzia scrive” del Cassetto fiscale: la presenza del documento di chiusura sarà segnalata nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate e, per le persone fisiche, anche tramite un messaggio inviato sull’App IO.
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Le tempistiche
Il recente provvedimento interviene anche per stabilire da quando la cessazione è effettiva. “La chiusura della partita Iva sarà eseguita a partire dal sessantesimo giorno successivo alla ricezione della comunicazione preventiva oppure, se la consegna non è possibile, a decorrere dal sessantesimo giorno dalla sua messa a disposizione nell’area riservata - si legge su FiscoOggi - Entro il termine di 60 giorni, il contribuente che ritenga ingiustificata la cessazione d’ufficio può rivolgersi a qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate per fornire chiarimenti e dimostrare di essere ancora attivo ai fini Iva. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche l’opposizione può riguardare anche l’eventuale estinzione del codice fiscale”.
Si può chiedere la riattivazione della Partita Iva
Ma la novità forse più rilevante è la possibilità di chiedere la riattivazione di una Partita Iva che è stata già chiusa perché considerata inattiva. “Una volta decorso il termine di 60 giorni ed eseguita la cessazione, il contribuente che ritenga non motivata la comunicazione preventiva può presentare una richiesta motivata di riattivazione a qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia - si legge sul sito dell’AdE - Dopo aver verificato le argomentazioni e l’eventuale documentazione prodotta, l’ufficio può disporre la riapertura della partita Iva e, se necessario, anche del codice fiscale estinto. La riattivazione produce effetti retroattivi: la posizione viene considerata attiva fin dalla data originaria di apertura, senza alcuna interruzione temporale”.
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