Manovra, verso un vertice lunedì con Meloni e Giorgetti: sul tavolo Irpef, Flat tax e banche

Realizzata la cornice dei numeri che delineeranno gli interventi con il Dpb (documento programmatico di bilancio), ora la partita si gioca tutta sulle misure. Anche per questo nel Governo e nella maggioranza si prova a serrare le fila. Per questo si va verso un vertice di maggioranza lunedì (anticipata da un articolo di Marco Mobili e Gianni Trovati su «Il Sole 24 Ore» del 17 ottobre) con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’anticipazione di un summit che arriva da ambienti di centrodestra dovrà essere l’occasione per delineare le scelte sui principali punti rimasti aperti e su cui la maggioranza dovrà trovare convergenze o almeno arrivare a convergenze a metà strada.
Il taglio Irpef
I margini di manovra tracciati dal Dpb sono molto ristretti, ragione per la quale l’estensione della seconda aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro ha visto apparire al suo fianco un punto interrogativo. L’intenzione di dare un segnale di attenzione anche a quello che viene più comunemente definito «ceto medio» c’è ma bisogna far quadrare i conti. Dunque, è una questione di scelte come ha ricordato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a margine del vertice Fmi a Bangkok: «Si può decidere di fare interventi sulle retribuzioni dei giovani, interventi focalizzati sugli anziani o generalizzati sull’Irpef». Ma con l’importante sottolineatura sempre da parte di Giorgetti che la valutazione sarà sempre collegiale: «Valuteremo insieme ai partiti, ai vertici e al presidente Meloni».
La richiesta di un segnale «forte al ceto medio» è arrivata dal vicepremier Antonio Tajani: «La riduzione ulteriore dell’Irpef, cosa che ha detto anche il Presidente del Consiglio in Aula, deve essere una delle priorità, così come deve essere una delle priorità un segnale da dare al mondo giovanile». Il problema però è capire quali sono le risorse: «Vedremo in quale forma, bisogna capire quante disponibilità finanziarie ci saranno».
La Flat tax sulle partite Iva
Altro tema delicato è quella della Flat tax sulle partite Iva. La Lega non intende ammainare la sua bandiera per portare la soglia di ricavi/compensi dagli attuali 85mila euro a 100mila euro. Qui gli ostacoli sono duplici: le risorse, come per il resto, ma anche i vincoli europei, che fissano a 85mila euro la soglia per i regimi agevolati per le partite Iva.
Come articolare il contributo chiesto alle banche
Il vicepremier Matteo Salvini mette appunto la Flat tax tra le priorità della manovra e ribadisce come il segnale, in questo caso, in termini di maggiori entrate debba arrivare dalle banche. A suo avviso «chiedere un contributo di almeno 5 miliardi di euro a uno dei settori più ricchi e tutelati d’Italia sarà un intervento di assoluto buonsenso». Banche che ribadiscono il gettito già apportato all’Erario negli ultimi anni ricordano che il contributo non sia condiviso. E sul punto anche Forza Italia nella maggioranza fa appello a una questione di metodo su come arrivare a chiedere il contributo. A sostenere la linea del dialogo sono sia lo stesso Tajani sia Stefania Craxi, che guida gli azzurri al Senato.
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