Referendum educazione affettiva nelle scuole, c’è il sì della Cassazione: “Ora mobilitazione nazionale per abrogare il ddl Valditara”
La Cassazione ha dato il via libera al referendum contro la legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, promossa prima dal deputato Rossano Sasso, ex Lega e oggi esponente di Futuro nazionale e poi dal ministro Giuseppe Valditara. A comunicarlo è il comitato “Sì Educazione Affettiva nelle scuole”, che sui propri canali social ha annunciato l’esito positivo del primo passaggio istituzionale. Per arrivare alle urne, tuttavia, manca ancora il pronunciamento della Corte costituzionale sull’ammissibilità del quesito. “Ci avevano detto che non si poteva fare, che c’erano ostacoli burocratici impossibili da superare. Non vi annoiamo con i dettagli tecnici. Vi diciamo solo che avevamo ragione noi”, scrive il comitato, ringraziando chi ha firmato, raccolto adesioni e sostenuto la campagna. “Adesso manca l’ok della Corte costituzionale, e siamo fiduciosi”. Per i promotori, il prossimo passaggio sarà trasformare il risultato in una mobilitazione nazionale: organizzare incontri, far conoscere il quesito e coinvolgere associazioni, insegnanti, studenti, professionisti della salute e realtà del terzo settore.
La legge contestata è quella n. 104 del 2026, che introduce il consenso informato preventivo delle famiglie per la partecipazione degli studenti alle attività scolastiche che affrontano temi legati alla sessualità. Per le scuole dell’infanzia e primarie, la norma vieta le attività didattiche di questo tipo. Negli altri gradi di istruzione, gli istituti devono richiedere un’autorizzazione scritta almeno sette giorni prima, indicando finalità, contenuti e materiali didattici. In assenza del consenso, gli studenti non possono partecipare alle attività interessate. Per quelle extracurricolari è prevista l’astensione dalla frequenza; per le iniziative di ampliamento dell’offerta formativa, la scuola deve garantire un’attività alternativa. Il referendum punta ad abrogare la legge, ma il suo eventuale successo non introdurrebbe automaticamente nuove norme sull’educazione affettiva e sessuale. L’abrogazione eliminerebbe le disposizioni contestate, senza sostituirle con una disciplina che garantisca percorsi di educazione affettiva nelle scuole.
Il comitato chiede al governo di predisporre le condizioni per accorpare la consultazione al primo turno delle elezioni amministrative della primavera 2027, così da condividere, dove possibile, le operazioni organizzative ed evitare spese duplicate. La data del voto, però, dipende anche dall’eventuale calendario elettorale nazionale. In caso di scioglimento anticipato delle Camere, l’articolo 34 della legge n. 352 del 1970 prevede la sospensione dei referendum già indetti e il loro rinvio a dopo l’insediamento delle nuove Camere, con la ripresa dei termini previsti dalla legge. Se si verificassero elezioni politiche anticipate, come è probabile che sia, la consultazione potrebbe slittare, rendendo impossibile il voto nella primavera del 2027. L’ipotesi di un rinvio al 2028 dipenderebbe dalla tempistica concreta degli eventuali eventi elettorali e dall’iter referendario.
Resta da chiarire il sostegno delle forze politiche alla campagna referendaria. Il Partito democratico e il Movimento 5 stelle si sono espressi contro la legge, ma la loro adesione alla mobilitazione non è ancora definita. Superato il primo passaggio, ora la parola spetta alla Corte costituzionale, che dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito. Se il referendum arriverà alle urne, la sfida per i promotori sarà far conoscere la consultazione e mobilitare gli elettori per raggiungere il quorum necessario alla sua validità e aprire così la strada all’abrogazione della legge.
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