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Tuesday, October 27, 2026

Sciopero 30 ottobre, i trasporti a rischio precettazione: “In quei giorni si va al cimitero per commemorare i defunti”

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Sciopero 30 ottobre, i trasporti a rischio precettazione: “In quei giorni si va al cimitero per commemorare i defunti”

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Può esserci un’agitazione sindacale nel comparto dei trasporti due giorni prima della Commemorazione dei defunti, oppure si rischia di comprimere il diritto di andare nei cimiteri nei giorni di massimo afflusso nel corso dell’anno? No, è vietato, secondo la Commissione Garanzia Sciopero sulla base della legge sullo sciopero. Per questo, il 22 ottobre ha sostanzialmente invitato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini a precettare i lavoratori del trasporto, impedendo che si astengano il venerdì 30 ottobre, giorno dello sciopero generale indetto dall’Usb.

Il sindacato non ha riformulato lo sciopero escludendo i trasporti, e così, lunedì mattina, il capo di gabinetto del Mit ha incontrato – come previsto dalla procedura – i rappresentanti del sindacato ribadendo sostanzialmente il rischio di un “gravissimo nocumento” nei confronti di chi decide di visitare i cimiteri nei giorni immediatamente precedenti al 2 novembre. C’è quindi la possibilità, assai concreta, che Salvini nelle prossime ore decida di precettare chi è impiegato nel comparto, neutralizzando lo sciopero, sulla base del parere del garante. “Fondato pericolo di pregiudizio grave ed imminente del diritto alla libertà di circolazione”, ha sostenuto la Commissione, poiché il settore è interessato dalla “regola della franchigia” legata alla commemorazione dei defunti.

In sostanza, secondo regole che si sono stratificate nel corso degli anni, tra il 30 ottobre e il 5 novembre non è possibile proclamare astensioni dal lavoro nei servizi essenziali per la festività di Ognissanti e la vicinanza con il 2 novembre: si tratta infatti di giorni nei quali molte persone, anche usando i mezzi pubblici, fanno visita ai propri cari defunti. Quest’anno, tra l’altro, non c’è alcun ponte poiché l’1 novembre cade di domenica. Quello a cavallo tra ottobre e novembre è solo uno periodi tutelati per evitare disagi estremi nei cittadini in grandi periodi di mobilità. Tra gli altri ci sono le festività natalizie (18 dicembre-7 gennaio), la Pasqua, il periodo estivo (solitamente tra il 27 luglio e il 5 settembre) e gli appuntamenti elettorali.

Toccherà ora a Salvini decidere il da farsi. Francesco Staccioli, componente del direttivo nazionale dell’Usb e responsabile Trasporti, spiega a Ilfattoquotidiano.it che il sindacato ha sostanzialmente fatto una mossa politica, dopo la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali presso il Consiglio d’Europa: “Lo scorso marzo, fornendo una sorta di interpretazione autentica della Carta dei diritti sociali europei, ha risposto a sei quesiti che avevamo posto e ci ha dato ragione in tre casi, compresa proprio l’estensione eccessiva dei periodi di franchigia”. Tuttavia, le decisioni del Comitato non sono vincolanti.

Proprio sul punto del 2 novembre, però, sottolinea Staccioli la questione è spinosa: “Il periodo di franchigia non era previsto statutariamente, ma è stato definito successivamente con delibere e interventi della varie commissioni che si sono succedute nel tempo e che hanno finito per comprimere il diritto allo sciopero. Per questo, lunedì, abbiamo chiesto al ministero di non mettersi a giocare con le ordinanze ma di fare una valutazione politica, affinché non vengano esacerbati gli animi”. A differenza delle precettazioni dello scorso anno, stroncate dai giudici amministrativi, la procedura seguita dal Mit è stata corretta quindi, se dovesse arrivare uno stop ai trasporti, non ci sarebbe spazio per un intervento del Tar che potrebbe solo esprimersi nel merito, con lo sciopero ormai alle spalle.

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