Muore in carcere a Livorno detenuto gravemente malato: aveva ottenuto i domiciliari il giorno prima
Aveva appena ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute, ma non ha fatto in tempo a lasciare il carcere. Angelo Giannini, 55 anni, originario di Bari, è morto il 6 novembre nella casa circondariale di Livorno, dove era detenuto da oltre due anni e mezzo. Un decesso arrivato a poche ore dalla decisione della Corte d’appello di Bari di concedergli una misura alternativa alla detenzione, motivata dalle sue condizioni di salute particolarmente gravi. A denunciare la vicenda è il suo avvocato, il penalista barese Saverio Ingraffia, che parla di una detenzione “inumana” e solleva interrogativi sulle cure ricevute dal proprio assistito durante la permanenza in carcere. Giannini era stato condannato in primo grado a dieci anni e otto mesi di reclusione per reati associativi di tipo mafioso.
Il provvedimento che aveva disposto i domiciliari, spiega il legale, era fondato sulla presenza di patologie croniche molto serie: una cardiopatia ischemica postinfartuale e una precedente embolia polmonare. Condizioni che da tempo, secondo la difesa e i consulenti medico-legali dell’uomo, avrebbero reso incompatibile la permanenza in carcere con il suo stato di salute. Una questione sollevata più volte attraverso diverse istanze di scarcerazione, con cui il difensore aveva chiesto di intervenire davanti al progressivo peggioramento delle condizioni del detenuto. Le valutazioni dei periti nominati dai giudici erano state però differenti. Una posizione rimasta tale fino a pochi giorni prima della morte, quando è arrivato il via libera agli arresti domiciliari.
“È il drammatico epilogo di una vera e propria odissea giudiziaria”, sostiene Ingraffia, precisando che, al di là delle responsabilità accertate in sede di giudizio, restano ancora da chiarire le circostanze che hanno portato al decesso. Proprio per fare luce sulla morte del 55enne, la famiglia ha presentato un esposto alla Procura di Livorno, chiedendo che venga eseguita l’autopsia. L’obiettivo è accertare le cause del decesso e verificare se l’assistenza sanitaria prestata durante la detenzione sia stata adeguata alle condizioni cliniche del detenuto. Giannini era stato arrestato nel marzo 2024 nell’ambito dell’operazione “Codice Interno”, l’inchiesta che aveva portato alla luce un presunto intreccio tra mafia, politica e affari a Bari.
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