Da Pio XI a Leone XIV, l’evoluzione della comunicazione vaticana circa la salute dei Papi
Le condizioni di salute del pontefice sono tornate al centro del dibattito pubblico dopo la recente notizia del ritrovamento di un nodulo al polmone di Papa Leone XIV. Oggi può apparire normale ricevere aggiornamenti giornalieri sulle condizioni del Santo Padre, ma non è sempre stato così. In passato le condizioni fisiche del Papa venivano trattate con estrema discrezione; tuttavia, nel Novecento c’è stato un progressivo interessamento mediatico sull’argomento, che ha portato l’approccio comunicativo della Santa Sede ad adattarsi al cambiamento. In particolare, è stato il fallito attentato a Papa Wojtyla a fare da spartiacque: da quel momento in poi, gli aggiornamenti sulle condizioni di salute del Papa sono diventate un appuntamento fisso dell’informazione, attentamente seguiti da milioni di fedeli nel mondo.
Pio XI morì a 81 anni nel 1939, a causa del deterioramento delle condizioni di salute. La morte del pontefice, tra l’altro, alimentò sospetti e dietrologie in virtù dei rapporti sempre più tesi con il regime fascista: alcune teorie parlano di un avvelenamento che, tuttavia, non è mai stato dimostrato. Il successore, Pio XII, morì nel 1958, anche qui dopo un lungo declino fisico. Qui la polemica riguardò una serie di foto del Papa morente diffuse dal proprio medico che scelse di seguire un controverso metodo di imbalsamazione che contribuì al deterioramento della salma.
Nel 1958 venne eletto Giovanni XXIII che, nonostante un tumore allo stomaco diagnosticato quando già si trovava in stadio avanzato, continuò a svolgere i propri impegni fin quando gli fu consentito. Morì a 81 anni nel 1963. Gli successe Papa Paolo VI che, appena quattro anni dopo la salita al soglio pontificio, si dovette operare alla prostata in una sala operatoria allestita negli alloggi papali per non doverlo trasferire in ospedale; in questa occasione la Sala Stampa vaticana iniziò a fornire aggiornamenti sulle condizioni del Santo Padre nei giorni successivi all’intervento. Qui si iniziava a intravedere il cambio di sensibilità – nel pubblico e nella Santa Sede – circa il modo di concepire la comunicazione attorno al Papa per quanto concerne i suoi problemi fisici.
Il cambio di passo arrivò di lì a poco: tolta la breve parentesi di Alberto Luciani, il cui pontificato durò appena 33 giorni e la cui morte, in assenza di autopsia, alimentò perplessità e dietrologie, fu con Papa Giovanni Paolo II che la salute del pontefice entrò stabilmente nell’informazione internazionale. La lunga operazione al Policlinico Gemelli di Roma che seguì al fallito attentato di Mehmet Ali Agca, l’uomo che sparò a Wojtyla nel bel mezzo di una Piazza San Pietro gremita di fedeli, tenne il mondo del Cristianesimo con il fiato sospeso: per la prima volta, le condizioni di salute del pontefice diventarono centrali all’interno del dibattito pubblico. E questo vale anche per i successivi ricoveri del Santo Padre (che dovrà affrontare, tra le altre cose, una frattura al femore e un tumore benigno): malattie, operazioni, ricoveri, dismissioni, riabilitazioni, ogni momento della vita ospedaliera del Papa iniziò ad essere seguito con particolare attenzione dai media internazionali. Morì nel 2005, a 84 anni, dopo un progressivo deterioramento delle condizioni generali di salute.
Dal 2005 al 2013, momento delle sue dimissioni, Papa Ratzinger dovette convivere con gli acciacchi dovuti alla sua età avanzata: già prima di diventare Benedetto XVI, era stato colpito da un ictus che gli aveva compromesso la vista dall’occhio sinistro, e conviveva con un pacemaker. Furono proprio le precarie condizioni fisiche a motivare la sua rinuncia al ministero petrino, che a detta sua non poteva essere esercitato correttamente date le sue difficoltà. Morirà nove anni dopo, a 95 anni. Il successore, Papa Francesco, ha avuto diversi problemi di salute nel corso del suo pontificato: cataratta, problemi al colon, bronchite infettiva, occlusioni intestinali fino alla sedia a rotelle degli ultimi anni. Complice anche l’esplosione dei social media degli anni 2000, tutti i suoi ricoveri e i suoi interventi sono stati seguiti con grande attenzione dai fedeli di tutto il mondo: Bergoglio non si è mai negato alle telecamere e, anzi, si è sempre mostrato sorridente e sostenuto da una fede incrollabile. Come quando, ancora in convalescenza, si affacciò in piazza San Pietro al termine della Messa per il Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità. È morto il 21 aprile 2025 all’età di 88 anni.
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