Usa, l’esecuzione di Nidal Hasan in streaming: nuovo capitolo dell’orrore della pena di morte
Come in Iran o in Afghanistan, ma con la comodità di poter assistere stando comodamente seduti sul divano di casa. Negli Usa, dopo la terribile storia di Christa Pike, si apre un nuovo capitolo dell’orrore della pena di morte: l’annunciata fucilazione, il 3 dicembre, di Nidal Hasan, condannato alla pena capitale per l’uccisione di 13 persone all’interno della base militare di Fort Hood nel 2009. Un veterano di guerra coi tipici disturbi da stress post-traumatico. Se l’esecuzione avrà luogo, sarà la prima ai sensi del codice federale militare dal 1961, quando un soldato venne impiccato per stupro.
Naturalmente, l’annuncio della fucilazione in streaming è stato dato senza aggiungere che Hasan ha a disposizione appelli alle corti civili federali che, se accolti, potrebbero rinviare a tempo indeterminato l’esecuzione. In ogni caso, l’annuncio è stato fatto e immaginiamo che, mentre una parte dell’opinione pubblica statunitense mostra indignazione, molti altri non stiano prendendo impegni per il 3 dicembre.
Un’esecuzione pubblica, con spettatori presenti fisicamente o da remoto, ha un duplice effetto: brutalizzante e terrorizzante. L’abbiamo visto frequentemente in passato in Cina, al termine di cortei coi condannati a morte che sfilavano a bordo di camion per le vie principali prima dell’esecuzione; in Iran, con le persone convocate in piazza a vedere un corpo penzolare da una gru; e in Afghanistan, di nuovo coi talebani, con folle acclamanti negli stati o in altri luoghi pubblici.
Cesare Beccaria, nel 1764, si chiedeva quale fosse il senso di leggi che, per condannare l’omicidio, ne ordinano un altro. È una domanda cui ancora una manciata di Stati non sa dare una risposta se non con l’orrore e la sua esibizione.
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