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Tuesday, October 27, 2026

Ucraina: Stubb e Store chiamano Putin. Meloni, 'l'Ue non vada in ordine sparso'

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Novanta minuti al telefono con lo Zar. Novanta minuti che potrebbero fare scoppiare del tutto il caso di chi, per l'Europa, andrà a sedersi al tavolo con Vladimir Putin. Da Helsinki, il presidente finlandese Alexander Stubb e il premier norvegese Jonas Gahr Store potrebbero aver dato una svolta, in che senso poi si vedrà, al percorso negoziale che si staglia davanti agli europei sull'Ucraina. La telefonata con Putin ha avuto una base diplomatica bilaterale. Tradotto: Stubb e Store hanno parlato ciascuno per i propri Paesi. E ha avuto anche una sua logica temporale, arrivando dopo i colloqui di Oslo. In più, subito dopo aver parlato con Putin, i due leader nordici hanno chiamato Volodymyr Zelensky per aggiornarlo.

Ma il loro passo non poteva passare inosservato anche a Bruxelles, dove sta ormai entrando nel vivo il dibattito sull'identikit del negoziatore o del team di negoziatori. La notizia del colloquio telefonico, confermata da Helsinki dopo una girandola di indiscrezioni, ha raccontato di una conversazione "franca e sostanziale" tra i due leader europei e Putin. Il mar Baltico - con la necessaria libertà di navigazione - e l'Ucraina sono stati i temi sul tavoli. E' stata, e non poteva essere altrimenti, una telefonata interlocutoria, nella quale ognuno ha mantenuto la proprio posizione. A cominciare da Putin, che ancora una volta ha sottolineato come a una pace si potrà arrivare solo tutelando gli interessi della Russia. "I leader di Norvegia e Finlandia non hanno apportato nulla di nuovo", ha tagliato corto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. La sponda di Mosca resta invece più che mai Donald Trump.

Secondo il New York Times il tycoon sta valutando di togliere le sanzioni al principale fondo d'investimento della Russia, il Russian Direct Investment Fund. Una mossa che non farà certo sorridere l'Ue e che fa seguito al già contestato patto sul diesel siglato da Trump e Putin. Gli effetti più dirompenti del colloquio tra i due leader nordici e Putin, tuttavia, si sono registrati all'interno dell'Ue. Prima la Danimarca, poi l'Italia si sono fatte sentire. Con un messaggio riassumibile così: su chi parla con Mosca è ora che ci sia chiarezza. La premier danese Mette Frederiksen - che con Stubb e Store condivide l'area geografica - ha mostrato tutto il suo "scetticismo" per un'iniziativa "non concordata". "Onestamente, non so cosa pensino di poter ottenere quei due paesi con questa mossa", è stato il fendente partito da Copenaghen. "Abbiamo avvertito i nostri alleati", hanno replicato i diretti interessati. A stretto giro anche l'Italia si è mossa. "Bisogna designare al più presto, e in modo condiviso, una o più personalità con un chiaro mandato a parlare a nome dell'Europa", che "non può continuare a muoversi in ordine sparso e in formati che mutano di settimana in settimana, pena la progressiva perdita di peso nel negoziato", è stato il messaggio recapitato da fonti di Palazzo Chigi. Con una postilla: per Meloni il formato E3 (composto da Germania, Francia e Gran Bretagna) è superato. O meglio, è considerato "morto" dalla premier. Gli E3 erano al tavolo ai colloqui di Miami. A loro, ad Oslo, si era aggiunta la Polonia. Per l'Italia questo format non dovrà più ripetersi.

E il messaggio è indirizzato innanzitutto a chi, da Bruxelles, sta governando i negoziati sull'Ucraina: il Consiglio europeo e la Commissione, che sembrano avere posizioni per ora divergenti da Roma. La geometria variabile nei team negoziali, a Ursula von der Leyen, al momento appare la soluzione più idonea. "I negoziati si svolgono in diversi formati, in luoghi diversi e a diversi livelli, coinvolgendo capi di Stato e di governo, ministri, alti diplomatici e funzionari. L'Ue è coinvolta. Non abbiamo altro da aggiungere in questa fase", sono le parole di un portavoce della Commissione. Sul terreno, nel frattempo, la furia della Russia non si ferma con nuovi raid che nella notte hanno colpito Kiev anche a ridosso del campus universitario, seminando vittime e danni ad edifici residenziali. E' scattata formalmente, invece, la tregua umanitaria nella martoriata città di Oleshky. I residenti saranno evacuati attraverso la Crimea è una missione ad hoc sarà inviata da Mosca. La tregua - che porta il sigillo di Melania Trump ma sulla quale si è mosso innanzitutto il Papa - terminerà alle 23 di domenica prossima.

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