Alluvione in Nepal e Tibet, si aggrava il bilancio: più di 1.200 morti e 4.700 dispersi

Contando le vittime in entrambi i Paesi, i decessi totali sono 1225 e le persone disperse 4757. Più passa il tempo e più il cambiamento climatico viene indicato come il responsabile della frana da cui lo scorso 26 agosto è partita l'inondazione. Molto probabilmente è stata causata dall'indebolimento della roccia: con il riscaldamento globale, l'acqua di fusione dei ghiacciai e lo scongelamento del permafrost potrebbero aver contribuito a destabilizzarla
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È salito a 1.204 il numero delle persone morte nelle inondazioni che lo scorso 26 agosto hanno colpito il Nepal, mentre quelle disperse sono 4.216, secondo i dati più recenti diffusi dall'autorità nepalese per la gestione dei disastri. Tenendo conto del bilancio ufficiale della situazione in Tibet, in totale i decessi sono almeno 1.225 e dispersi 4.757.
Rocce fragili per riscaldamento globale
Più passa il tempo più il cambiamento climatico viene indicato come il responsabile della frana da cui è partito tutto. Molto probabilmente è stata causata dall'indebolimento della roccia: con il riscaldamento globale, l'acqua di fusione dei ghiacciai e lo scongelamento del permafrost potrebbero aver contribuito a destabilizzarla. Sul New York Times si spiega come la cicatrice lasciata sul fianco della montagna e la roccia e il permafrost esposti - una miscela di terreno ghiacciato e rocce sotto il ghiacciaio - offriranno indizi su cosa abbia causato la frana, che ha avuto una portata 30 volte superiore alle Cascate del Niagara ed è piombata giù a oltre 160 km all'ora. Secondo Kristen Cook, geomorfologa presso l'Université Grenoble Alpes che fa parte di un team scientifico che sta studiando il disastro, "la migliore interpretazione attuale è che si sia trattato di un crollo roccioso che ha fatto crollare il ghiacciaio". Gli scienziati sono ora particolarmente preoccupati per le Alpi, poiché l'Europa si sta riscaldando più velocemente rispetto ad altri continenti.
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Un nuovo sistema di allerta per frane al confine con la Cina
Intanto, il Nepal guarda avanti e intende ricostruire un sistema di allerta precoce per le frane lungo un tratto del confine con la Cina, installando sensori sismici, telecamere e un collegamento satellitare, secondo quanto riportato da Channel NewsAsia. Le apparecchiature saranno installate inizialmente a Timure, un insediamento nel distretto di Rasuwa, lungo lo stesso corridoio fluviale al confine con la Cina attraversato dall'enorme massa di fango, acqua e rocce provocata dal collasso di un ghiacciaio. Il collegamento satellitare Vsat dovrebbe garantire la comunicazione con le stazioni di monitoraggio anche in caso di interruzione delle reti mobili. L'alluvione della scorsa settimana aveva infatti messo fuori uso almeno quattro stazioni di rilevamento nella zona di confine. Un nuovo sistema di allerta potrebbe garantire alle autorità solo pochi minuti per avvertire le comunità a valle in caso di un nuovo evento provocato da una frana.
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