Alberi erranti, la libertà di essere se stessi secondo Salvatore Mereu

Un racconto (anche) politico senza proclami, che invita a riscoprire l’empatia, l’ascolto e il rispetto per ciò che è diverso. È questa la direzione di Alberi erranti, il nuovo film di Salvatore Mereu, presentato ad Alice nella città. Tratto dal romanzo Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta, il film arriverà nelle sale il 29 ottobre.
Nell’intervista, Mereu spiega di voler raccontare un mondo in cui sembrano prevalere la barbarie, la paura dell’altro e l’incapacità di ascoltare. La storia mette a confronto universi contrapposti, delineando un conflitto tra bene e male volutamente netto. Una scelta che riflette le inquietudini del presente e la necessità di difendere ciò che spesso viene dato per scontato: la natura, il rispetto reciproco e la possibilità di convivere con le differenze.
Pur radicato nella sensibilità del regista e nel mondo in cui è cresciuto, la Sardegna, il paesaggio del film non viene dichiarato esplicitamente. Diventa piuttosto un luogo dell’anima, aperto a chiunque possa riconoscervisi. Anche lo stile visivo contribuisce a questa immersione: rinunciando al montaggio tradizionale, Mereu vuole lasciare allo spettatore la sensazione che gli eventi accadano davanti ai suoi occhi, senza una guida che ne orienti la percezione.
Al centro rimane anche il rapporto tra padri e figli, evocato attraverso un omaggio a Nanni Moretti, figura importante nella formazione del regista. Alberi erranti si configura così come una favola contemporanea che, attraverso il contrasto tra i personaggi e il legame con il creato, interroga la nostra capacità di riconoscere l’altro e di preservare la libertà di essere se stessi.
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