Elezioni midterm Usa 2026, quando si vota e cosa dicono i sondaggi per Trump. La guida
Mancano esattamente due settimane alle elezioni di midterm negli Stati Uniti: martedì 3 novembre gli elettori americani sono infatti chiamati alle urne per rinnovare i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Si tratta di un appuntamento che riveste storicamente grande importanza nella politica degli Usa, e che può avere una profonda influenza sugli ultimi due anni di mandato dell’attuale presidente Donald Trump.
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Quello che devi sapere
Che cosa sono le elezioni di midterm
In primo luogo è necessario ricorda che cosa sono le elezioni di midterm. Negli Stati Uniti il Parlamento viene rinnovato ogni due anni (interamente per quanto riguarda la Camera dei Rappresentati, un terzo dei seggi a rotazione per quanto riguarda il Senato), a differenza di quanto avviene per le presidenziali che si tengono ogni quattro anni. Questo vuol dire che a metà del mandato del Presidente - da cui il termine midterm - si tiene un’elezione parlamentare: questa tornata è ampiamente considerata un ‘termometro’ della soddisfazione dei cittadini verso l’inquilino della Casa Bianca.
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Quando e come si vota
Le elezioni negli Stati Uniti si tengono sempre il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre (per evitare che il voto cada il primo giorno del mese). Quest’anno dunque le urne si apriranno il 3 novembre, anche se è pratica diffusa nel Paese il voto anticipato via posta: secondo un’analisi di USA Today, circa il 30% degli elettori ha usato questo sistema nel 2024. Per chi si reca invece fisicamente alle urne, le regole per votare cambiano da zona a zona: sono infatti gli Stati ad avere competenza sulle procedure per le elezioni, e non il governo federale.
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L’attuale situazione politica
Attualmente, il Partito Repubblicano controlla entrambi i rami del Parlamento: gode infatti della maggioranza sia alla Camera dei Rappresentati (218 deputati su 435) sia al Senato (53 senatori su 100). E considerando che Donald Trump stesso è un esponente Repubblicano, il partito gode di un forte controllo sulla vita politica del Paese a livello federale.
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Le elezioni di midterm del 2026
Alle elezioni di midterm del 2026, come detto, saranno in palio tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentati e 35 dei 100 al Senato (oltre a quelle regolari, si svolgono anche due elezioni suppletive). Inoltre i cittadini degli Stati Uniti sono chiamati a eleggere i governatori di 39 Stati, posizioni politiche che detengono un rilevante potere in un sistema politico marcatamente federale come quello americano.
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L’impatto delle midterm sulla presidenza
Storicamente, le elezioni di midterm rappresentano un appuntamento scivoloso per il Presidente in carica: è infatti frequente che, qualora un partito controlli entrambi i rami del Parlamento, almeno uno passi all’opposizione. È successo nel 2022 a Joe Biden, nel 2018 a Trump, nel 2014 e nel 2010 a Obama: l’appuntamento è infatti spesso usato dagli elettori per chiedere una correzione di rotta alle politiche della Casa Bianca. E la popolarità del Presidente è spesso determinante per stabilire chi vincerà le midterm.
Cosa dicono i sondaggi su Trump
In vista del voto del 3 novembre 2026, i sondaggi indicano che il tasso di approvazione di Donald Trump ha raggiunto il minimo storico: è solamente al 31% secondo un sondaggio di Reuters/Ipsos pubblicato il 19 ottobre. Un calo di un punto percentuale rispetto a due settimane fa e il livello più basso registrato durante l'intero mandato presidenziale. A pesare in particolare sono i prezzi dell’energia e l’inflazione, così come il caro carburante che sta colpendo duramente aree del Paese che tradizionalmente votano Repubblicano.
Inoltre, alla domanda su quale partito voterebbero se le elezioni di medio termine si tenessero oggi, circa il 47% degli elettori registrati che hanno partecipato al sondaggio ha indicato i democratici, contro il 35% che ha scelto i repubblicani. Un vantaggio di 12 punti a favore dei dem che è il più ampio registrato nell'attuale ciclo elettorale e potrebbe rafforzare le speranze di ottenere il controllo di almeno uno dei due rami del Parlamento, anche se il loro successo è tutt’altro che assicurato.
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La situazione alla Camera
Come detto, attualmente i Repubblicani godono di una risicatissima maggioranza alla Camera: sono 218 su 435, più un indipendente usualmente schierato con loro. In ogni caso alle urne saranno in palio tutti i seggi, dunque ai Democratici basterà conquistare due distretti per strappare la maggioranza dell’Aula. Secondo la media dei sondaggi raccolti dal New York Times, attualmente i Dem vinceranno sicuramente 202 seggi e sono in vantaggio in altri 12: questo vuol dire che avranno comunque bisogno di conquistare almeno altri 4 collegi tra quelli in bilico. E solo le urne potranno dire se riusciranno a ottenere il controllo della Camera.
La situazione al Senato
Leggermente diversa la situazione al Senato: qui sono 65 i seggi dove non si voterà - il mandato senatoriale dura 6 anni e i senatori vengono rinnovati a gruppi ogni due anni, 33 seggi alla volta - di cui 34 controllati dai Democratici e 31 dai Repubblicani. I Dem dunque hanno bisogno di ottenere 17 seggi alle urne per strappare il controllo dell’Aula: 13 dovrebbero essere assicurati secondo i sondaggi, migliorando così in ogni caso la situazione del partito. Per ottenere la maggioranza del Senato, però, hanno bisogno di vincere almeno 3 dei 7 considerati ‘too close to call’, cioè con una distanza tra i due candidati troppo ristretta per sapere prima chi otterrà il seggio.
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Cosa succede se vincono i Democratici
Molti osservatori pensano che i Democratici riusciranno a ottenere il controllo della Camera, ed è possibile che riescano a strappare anche una risicata maggioranza al Senato. In ogni caso, anche se dovessero farcela, questa vittoria non avrebbe dirette implicazioni sulla presidenza Trump: il suo mandato infatti dura altri due anni indipendentemente dall’esito di questa tornata elettorale. Tuttavia, un Congresso interamente controllato dai Democratici potrebbe rendere la vita molto più difficile a Trump: non a caso un presidente al suo secondo mandato (e che dunque non può essere rieletto) in questa situazione viene talvolta definito “lame duck”, cioè “anatra zoppa”.
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