Genitori con partita Iva, fino a 500 euro al mese per baby sitting e nido al posto del congedo parentale

Un contributo fino a 500 euro al mese per pagare servizi di baby sitting o la retta del nido, da chiedere al posto del congedo parentale. È il voucher che il disegno di legge di bilancio 2027-2029 introduce, in via sperimentale per tre anni, per i genitori che lavorano in proprio: gli autonomi iscritti all’Inps, cioè artigiani, commercianti e coltivatori, e gli iscritti alla gestione separata.
Alternativo al congedo parentale
Il meccanismo è fissato dall’articolo 60. Il voucher si chiede al termine del congedo di maternità o di paternità e copre al massimo tre mesi, da utilizzare negli undici mesi successivi. È alternativo al congedo parentale: chi lo sceglie rinuncia, per quel periodo, all’astensione dal lavoro indennizzata.
Le somme possono servire per servizi di baby sitting o per i servizi educativi per l’infanzia, pubblici o privati accreditati, come nidi e sezioni primavera. Se entrambi i genitori sono autonomi, il contributo - che non conta ai fini dell’Isee per il calcolo dell’assegno unico - spetta a uno solo.
La platea
Restano fuori i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e i professionisti iscritti alle casse private, come avvocati, commercialisti o ingegneri. La platea comprende invece tutta la gestione separata, dove oltre alle partite Iva senza cassa sono iscritti anche collaboratori, dottorandi e assegnisti di ricerca: sarà il decreto attuativo a chiarire se potranno accedere anche loro.
Le risorse sono limitate: 15 milioni l’anno per il 2027, il 2028 e il 2029. Criteri di accesso, modalità di utilizzo e procedure per rispettare il tetto di spesa saranno fissati da un decreto del ministro per la Famiglia, con il ministero del Lavoro e il Mef.
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