L’Arabia Saudita riavvia l’oleodotto Est-Ovest fermo dal 13 settembre. Allarme Onu per i profughi in fuga dallo Yemen
L’Arabia Saudita ha riavviato le operazioni dell’oleodotto Est-Ovest che erano state interrotte il 13 settembre dopo gli attacchi di droni. Riad potrebbe riprendere le esportazioni dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, già nella giornata di oggi, martedì. Lo riferisce Arab News, citando l’agenzia Reuters. Due delle fonti interpellate hanno riferito che l’oleodotto stava pompando a un ritmo ridotto.
Le tensioni in Medio Oriente, con l’apertura del nuovo fronte sul Mar Rosso, continuano ad alimentare le preoccupazioni sui prezzi dell’energia e sull’economia globale. Mentre gli Stati Uniti tentennano per paura di infilarsi nel pantano di un altro conflitto, Regno Unito ha accettato di fornire sostegno aereo difensivo a Riad, per contribuire a contrastare gli attacchi delle milizie yemenite degli Houthi e proteggere le infrastrutture energetiche della monarchia del Golfo. Lo ha annunciato il primo ministro britannico, Andy Burnham, alla vigilia del suo primo incontro con il presidente americano, Donald Trump, e mentre Secondo quanto riferito dal Guardian, Londra ha accolto la richiesta di Riad di aiutare nel rifornimento in volo dei jet sauditi impegnati nelle operazioni di difesa. Un aereo Voyager della Royal Air Force sarà impiegato per alcune settimane, ma l’operazione potrebbe essere prorogata. Il sostegno britannico si aggiunge al sistema di difesa aerea Sky Sabre già operativo in Arabia Saudita. “Abbiamo ricevuto una richiesta di sostegno militare dall’Arabia Saudita e ho accettato la richiesta di rifornimento difensivo aria-aria”, ha dichiarato Burnham ai giornalisti durante il viaggio verso New York, dove parteciperà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il primo ministro ha sottolineato la necessità di mantenere aperte le rotte energetiche del Golfo anche nell’interesse della stabilità economica britannica.
Sullo sfondo nella battaglia per il controllo delle rotte petrolifera, la ripresa dei combattimenti in Yemen sta rapidamente aggravando la situazione umanitaria già catastrofica in un paese devastata da 12 anni di guerra. Secondo le Nazioni Unite il numero di rifugiati che attraversano il Mar Rosso e scappano nel vicino Gibuti rischia di triplicare, passando dagli attuali 3mila a 10mila nei prossimi mesi. Un numero che si aggiunge a quello degli sfollati interni che, per i recenti scontri, potrebbe presto subire un’impennata a da 130mila arrivare a più di 230mila. Senza considerare che il conflitto decennale ha già provocato 5 milioni di profughi interni. “L’intensificarsi dei combattimenti in Yemen potrebbe provocare ulteriori spostamenti di massa della popolazione”, ha dichiarato ai giornalisti a Ginevra Babar Baloch, portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr). L’Unhcr si sta preparando a un significativo aumento di tale cifra, in particolare dopo la metà di ottobre, quando è previsto un miglioramento delle attuali condizioni marine, al momento difficili.
Negli ultimi due giorni gli scontri in Yemen tra le forze governative, sostenute dall’Arabia Saudita, e i ribelli Houthi, hanno causato 154 morti “Il bilancio degli attacchi sauditi, degli scontri e dei colpi di artiglieria nei governatorati di Taiz, Al-Jawf, Marib e Saada ammonta a 118 morti“, hanno affermato fonti militari Houthi, mentre fonti governative hanno parlato di 36 militari uccisi tra le loro fila.
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