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Sunday, October 11, 2026

La sinistra francese cerca un candidato, un’identità e una via d’uscita

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Le primarie della sinistra non tengono banco soltanto in Italia. Anche in Francia il Partito socialista è alle prese con la scelta del candidato alle presidenziali del 2027 e, soprattutto, con una questione che rischia di essere persino più complicata: capire che cosa voglia diventare da grande. La competizione fra cinque candidati dovrebbe servire a rilanciare la socialdemocrazia francese, ma per ora sembra soprattutto mettere in scena le sue divisioni, 

Il favorito è Raphaël Glucksmann, eurodeputato e leader di Place Publique, sostenuto da una parte significativa del PS. Forte dei suoi consensi e di un profilo europeista, punta a chiudere la partita già al primo turno. Il segretario socialista Olivier Faure, suo principale avversario, è invece accreditato di risultati assai più modesti. In campo ci sono anche Ségolène Royal, candidata all’Eliseo nel 2007, e i deputati Jérôme Guedj ed Emmanuel Maurel.

La prudenza, tuttavia, è d’obbligo. Il corpo elettorale è in buona parte composto da persone esterne ai partiti organizzatori, registratesi su una piattaforma dedicata, e resta dunque difficile da decifrare. Anche i numeri della partecipazione invitano a ridimensionare le ambizioni: domenica mattina avevano votato oltre 110.000 persone, più delle 90.000 attese, ma ben lontane dai milioni che parteciparono alle primarie socialiste del 2011 e del 2017. 

I sondaggi sulle presidenziali del 2027 confermano la fragilità del quadro. Le rilevazioni più recenti collocano Glucksmann, a seconda degli scenari e degli istituti, intorno al 9-12% delle intenzioni di voto al primo turno, mentre Faure si aggira attorno al 4%. Non sono percentuali che autorizzino grandi proclami: il leader di Place Publique può aspirare a rappresentare la sinistra moderata, ma la strada verso l’Eliseo è lunga e affollata. 

Se contassero solo i numeri, le primarie non avrebbero grande senso: Glucksmann raccoglie molto più consenso di quanto ne abbia il PS, non così invece Faure o Royal. Il problema non è soltanto elettorale: lo spartiacque riguarda i rapporti con Jean-Luc Mélenchon e La France insoumise (LFI), la formazione della sinistra radicale. 

Glucksmann propone una ricostruzione della sinistra socialdemocratica fondata su una netta rottura con il leader della sinistra radicale, che accusa di giocare con i codici dell’antisemitismo. La sua posizione si contrappone a quella di Faure, favorevole a mantenere un’alleanza parlamentare con LFI e a perseguire l’unità della sinistra, come avvenuto con la Nupes nel 2022 e il Nouveau Front populaire nel 2024.

Se Glucksmann rimprovera a Faure di voler riavvicinare il PS a Mélenchon, il segretario socialista accusa l’eurodeputato di puntare a un’intesa con il centro, alimentando i sospetti di un suo avvicinamento al macronismo. Faure, che aveva scelto Glucksmann come capolista socialista alle elezioni europee del 2019 e del 2024, considera che con una sua vittoria il PS sarebbe a rischio di estinzione politica, destinato a perdere identità e autonomia nella competizione presidenziale. Anche Royal denuncia una sorta di appropriazione del partito da parte del leader di Place Publique.

Mélenchon, che i sondaggi danno al primo turno intorno al 15% delle preferenze, osserva la contesa da una posizione tutt’altro che marginale. Aspetta che le primarie si concludano, assicurando che la designazione del candidato renderà il quadro più stabile, salvo aggiungere, con ironia, che non sarà proprio così “dalla loro parte”. 

Difficile dargli torto, le profonde divergenze tra i candidati lasciano presagire difficoltà nel ricomporre l’unità della sinistra dopo il voto: il vincitore dovrà ricomporre una sinistra che non è d’accordo neppure sulla natura del proprio avversario, se cioè il pericolo maggiore sia la destra radicale o la dipendenza politica da LFI. 

A rendere la faccenda ancora più movimentata è arrivata la cyber-offensiva contro la piattaforma di voto. Venerdì mattina è partito un attacco informatico che ha provocato un afflusso artificiale di connessioni e rallentato il sistema, obbligando gli organizzatori a prolungare le operazioni fino a domenica alle 18. Patrick Mennucci, presidente della commissione organizzatrice, ha denunciato un attacco alla democrazia francese, precisando però che nessun bot è riuscito a votare. 

In teoria le primarie dovrebbero indicare il o la candidata più indicati per arrivare alla presidenza. In realtà si riducono ad una contraddizione: che la scelta del candidato risolva la competizione interna senza sciogliere il dilemma politico che l’ha resa necessaria. Chi rappresenta davvero il PS, quanto pesa ancora nell’elettorato e quale rapporto intende avere con Mélenchon? Una contraddizione che conosciamo bene anche qui in Italia.

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