Calcio Italia crisi infinita, Mancini non basta e trema il palazzo
Italia nel segno della continuità, quella che delude però. Il tempo del rinascimento azzurro sembra ancora lontano da venire, perché di fatto la nazionale alla prima uscita della nuova gestione firmata Roberto Mancini non è apparsa molto diversa nella prestazione da quella che lo scorso marzo, contro la Bosnia, ha mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione ai mondiali. Una crisi infinita quella del calcio italiano, che dal campo passa al palazzo, quello federale che viaggia a stento con l'ombra pesante del commissariamento.
Chi si aspettava un colpo d'ala, la prima scintilla di un nuovo fuoco d'entusiasmo, a Roma ha visto una squadra messa sotto dal Belgio di Van Bommel e accompagnata all'uscita dai fischi del pubblico dell'Olimpico. L'attesa c'era - dimostrata anche dagli oltre 6,3 milioni di telespettatori su Rai 1 per il match che col 34,2% di share è risultato il programma più visto della prima serata -, la risposta, invece, è mancata.
L'esordio con sconfitta non è un'onta per un commissario tecnico - tanti altri hanno steccato alla prima, come Marcello Lippi che nel 2004 perse in amichevole con l'Islanda prima di conquistare il Mondiale in Germania -, ma il nuovo calendario della Nations League, con le sue quattro partite molto ravvicinate e con avversarie di peso, impone un'immediata reazione, un cambio di rotta sul fronte tattico e dell'impegno dei singoli.
Donnarumma a parte, praticamente nessuno ha meritato la sufficienza, sia tra i senatori, da Di Lorenzo a Tonali a Barella, sia tra gli esordienti, come Romano e Coppola. Urgono soluzioni e alternative, perché un altro passo falso lunedì con la Turchia a Istanbul sarebbe già un macigno non solo sul cammino nel torneo ma anche su un intero progetto tecnico che con tanta fatica è uscito dalle ceneri di Zenica.
Inoltre, l'ennesimo flop azzurro non aiuterebbe di certo a puntellare la presidenza di Giovanni Malagò, sul quale pende la minaccia del commissariamento, a poco più di tre mesi dalla elezione. Conscio della delicatezza della situazione, il n.1 federale andrà in Turchia per supportare gli azzurri da bordo campo, mentre si attendono le decisioni del Coni sulla vicenda del tesseramento.
La Giunta si riunirà d'urgenza martedì prossimo, ma al momento all'ordine del giorno c'è la situazione della Federazione pesistica dopo le dimissioni del presidente. Infine, ma non è certo il punto meno importante, ci sono da riconquistare l'affetto e la passione dei tifosi e l'unico modo per farlo è vincere, possibilmente anche giocando bene. In campo gli azzurri non solo hanno perso, la partita è stata dominata dal Belgio.
"La prestazione non è stata al di sotto delle aspettative", ha commentato però Mancini, secondo il quale se nel primo tempo "il Belgio ha giocato meglio, nella ripresa abbiamo fatto benissimo fino al contropiede del loro 2-0". Il ct ha difeso la squadra, che tra assenze e squalifiche, nuovi innesti e pochi giorni per lavorare si è trovata troppo spesso spaesata si fronte ad una nazionale compatta, lucida e nel complesso più forte. Servono correttivi, e in fretta, in vista della Turchia, che a sua volta non può permettersi di non fare bottino pieno lunedì a Istanbul dopo la sconfitta di misura con la Francia.
Mancini ha dedicato il sabato a lavorare, soprattutto con la testa, sua e dei giocatori, al Cpo Giulio Onesti. Gli azzurri sono apparsi concentrati e vogliosi di reagire, perché i fischi dell'Olimpico non hanno certo fatto piacere. Lo stadio di Istanbul sarà una bolgia e servirà anche sangue freddo per gestire una partita che rischia di essere già da 'dentro o fuori'. Lo si sapeva, lo si temeva, e ora si spera che lo schiaffo subito da De Bruyne e compagni provochi la giusta reazione.
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