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Wednesday, October 28, 2026

Bolsonaro Jr fuggito in Usa, il “piano B” era già pronto: “Abbattere Lula dall’esterno in caso di sconfitta alle urne”

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Bolsonaro Jr fuggito in Usa, il “piano B” era già pronto: “Abbattere Lula dall’esterno in caso di sconfitta alle urne”

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Apparati di intelligence e Polizia federale brasiliana prevedevano un “rischio di fuga molto alto” da parte dell’ex candidato Flávio Bolsonaro – atterrato in Florida, insieme alla famiglia, nella notte di martedì – in caso di sconfitta alle urne. Bolsonaro Jr. affronta almeno quattro indagini in Brasile: evasione fiscale e riciclaggio attraverso scommesse online i cui fondi finivano in conti offshore legati ad Alcazar Holding; distrazione di fondi, frode e corruzione per i 24 milioni di dollari ottenuti dal banchiere Daniel Vorcaro, utili a finanziare il docufilm “Dark Horse” dedicato al padre; finanziamento irregolare e ingerenze esterne nella campagna presidenziale attraverso la rete Rockbridge Network (legata a J.D. Vance) e altre organizzazioni Usa. Di qui il divieto di espatrio imposto dal magistrato della Corte suprema, Alexandre Moraes imponeva la consegna, nell’arco di 24 ore, di tutti i documenti di viaggio. Il provvedimento includeva anche il passaporto italiano (è cittadino italiano 2023, per via dello Ius sanguinis), rimasto l’unico mezzo di mobilità internazionale dopo la cancellazione di quello brasiliano su ordine della Polizia federale.

Il fattore Eduardo. Il “Piano B” era stato preparato in anticipo da Eduardo Bolsonaro, fratello di Flávio, che lo ha ricevuto negli Stati Uniti: i visti erano già pronti grazie alla sua interlocuzione con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, così come il jet Gulfstream G400 che lo attendeva a Puerto Iguazù, territorio argentino, dove sarebbe arrivato passando da Foz do Iguaçu, area di confine priva di controlli doganali ordinari. Già alla vigilia delle elezioni, Eduardo Bolsonaro – anche lui in fuga dalla giustizia brasiliana, condannato a quattro anni e due mesi per coercizione durante un procedimento giudiziario, e negli Stati Uniti dal marzo 2025 – aveva anticipato: “Se mio fratello (Flávio, ndr) non vince, sono a favore del fatto che lasci il Paese. Lo dico con certezza”. Dagli Stati Uniti, Eduardo Bolsonaro si presenta come vittima di “persecuzione politica”, dice che il Brasile è sotto una “dittatura giudiziaria”, là dove la magistratura “ricorre alle condanne per ostacolare la destra”. È stato lui l’artefice del “Tariffaço”, cioè l’insieme di sanzioni economiche e dazi doganali – ancora in vigore – imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni brasiliane in ritorsione contro la “caccia di streghe” su Jair Bolsonaro, che Donald Trump ha ritenuto “arbitraria”, e presunte “censure segrete e illegali” contro le Big Tech.

La (nuova) manovra eversiva. Il sostegno di Trump alla famiglia Bolsonaro resta intatto. Interpellato dai media Usa sull’arrivo di Flávio, il Tycoon ha assicurato: “Per me, tutto bene”. Trump ha ribadito che “le elezioni sono state molto strane” e “le sono sembrate terribili”. “Guardate cos’è successo ai mercati”, ha rilanciato in riferimento al crollo dell’indice Ivovespa (-16% circa) e delle azioni di PetroBras a seguito della pubblicazione dei risultati.

Fonti repubblicane della Florida, legate anche alla diaspora brasiliana in Usa, sostengono che i fratelli Bolsonaro puntino alla costruzione di “un’opposizione in esilio”, pronta a denunciare il Brasile come un “regime ibrido” e “non democratico” che “cerca legittimità attraverso le elezioni”, ma “reprime il dissenso”. E c’è chi parla addirittura di una “governance ombra” esercitata dall’esterno, seguendo lo schema già applicato dall’ex deputato venezuelano Juan Guaidó, che dall’esterno – e con l’aiuto di Washington e alleati – puntava a rovesciare l’allora presidente venezuelano Nicolás Maduro. È prevista anche un’apparizione pubblica in cui i due fratelli parleranno ai media, fornendo indicazioni precise alle opposizioni del proprio Paese. Secondo la testata brasiliana Jovem Pan, il piano è ora nelle mani di Marco Rubio, a cui “non è andato giù il risultato” in Brasile.

Moraes, il primo nella lista. Tra i primi bersagli dell’asse Rubio-Bolsonaro c’è la Corte suprema brasiliana. Da molto tempo, il clan Bolsonaro accusa i magistrati di essere i “veri distruttori della democrazia”, coniando anche il termine “Alexandrismo” per insinuare il carattere dispotico del magistrato Alexandre Moraes, già oggetto di sanzioni mirate Usa a causa della condanna di Jair Bolsonaro. E tra banchi del Partito liberale torna con forza la voce dell’Impeachment contro Moraes, ma non ci sono i numeri in Camera e Senato. Anche Rubio è più volte intervenuto contro Moraes, accusandolo di aver “creato un complesso di persecuzione e censura” che “si estende oltre i confini del Brasile per colpire i cittadini americani”. E sullo sfondo dell’alleanza non c’è solo l’ideologia, ma una “Prosperity partnership” da salvare – così si intitola memorandum 22 pagine redatto da André Marinho, ponte brasiliano con Rockbridge Network – basata sulla fornitura di terre rare, anche in difesa degli interessi Usa in materia di difesa e IA, la rottura dell’alleanza Pechino-Brasilia e il riallineamento nell’orbita di Washington.

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