Giovani in piazza, i penalisti: “Il governo alza il livello della risposta repressiva, non è la strada giusta. Rischio di strumentalizzazioni”
I quasi quattrocento fermi, tra cui un centinaio di minorenni, le duecentocinquanta perquisizioni in 24 ore, gli arresti e le denunce per le manifestazioni nelle varie città italiane non lasciano dubbi: il governo punta a “innalzare il livello della risposta repressiva“. “Non credo che sia la strada giusta da seguire sia sotto il profilo della risposta giudiziaria sia sotto quello della introduzione di nuove norme che entrano in tensione con principi costituzionali della determinatezza e della personalità della responsabilità penale”, sottolinea Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. “La risposta ai fenomeni devianti deve essere proporzionata e in questo caso vediamo che c’è piuttosto una risposta di tipo simbolica per mostrare la muscolarità della risposta da parte del governo”.
Di sicuro, secondo il presidente dell’Ucpi, “che il fenomeno sia diverso e distante dalle drammatiche vicende del terrorismo degli Anni di piombo lo dimostra la presa di distanza dalla violenza da parte di molti manifestanti. Il nostro punto di vista resta lo stesso: il Paese è dotato di forze dell’ordine preparate e abbiamo un ordinamento fornito di un ventaglio di norme penali sostanziali che prevedono già pene altissime rispetto ad altri Paesi e norme penali processuali che già consentono una risposta efficace anche rispetto ai più allarmanti fenomeni di eversione politica”.
Quanto a Youssef Siher, presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre, fermato sabato e accusato di istigazione a delinquere attraverso i social, di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (il nuovo reato introdotto con il decreto sicurezza approvato questa settimana) e di terrorismo (in base all’articolo 270 bis del codice penale), “non sono in grado di valutare nel merito – premette Petrelli -. Il sospetto che viene è che ci sia una strumentalizzazione di queste vicende giudiziarie in un contesto in cui si punta alla rassicurazione del pubblico e alla dimostrazione della necessità di nuove misure sicuritarie”. Per il presidente dell’Unione camere penali, “bisogna attendere le decisioni dei giudici, ma non si può escludere che possano esserci delle sopravvalutazioni dei profili soggettivi e della storia personale dell’indagato rispetto alla oggettiva gravità delle condotte“.
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