Neet in Italia, giovani inattivi in calo: i numeri e il confronto con l’Europa

In Italia è diminuita sensibilmente la percentuale di giovani che non lavorano, non frequentano la scuola e non partecipano ad attività formative. A fotografare il cambiamento è il rapporto Education at a Glance 2026 dell'Ocse, secondo cui tra il 2015 e il 2025 la quota dei cosiddetti Neet nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 24 anni è passata dal 30% al 16%.
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Quello che devi sapere
Quanti sono i Neet italiani
L'acronimo Neet, dall'inglese Not in Education, Employment or Training, identifica le persone che si trovano contemporaneamente fuori dai percorsi di istruzione e formazione e dal mercato del lavoro. La riduzione registrata nell'ultimo decennio rappresenta uno dei principali progressi evidenziati dall'organizzazione internazionale nella sua analisi del sistema educativo italiano. La tendenza positiva, tuttavia, non significa che il problema sia stato superato. Nel 2025 la quota italiana si attestava ancora al 16%, contro una media del 13% nei Paesi Ocse per i quali erano disponibili dati comparabili sia nel 2015 sia nel 2025. Il divario indica che rimane necessario intervenire per favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e prevenire periodi prolungati di inattività.
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Meno giovani senza diploma
Il miglioramento riguarda anche il livello d'istruzione delle nuove generazioni. Secondo il rapporto, nell'arco di 10 anni la percentuale di persone tra i 25 e i 34 anni prive di un diploma di scuola secondaria superiore è scesa dal 26% al 19%. Anche in questo caso, il risultato nazionale si inserisce in una tendenza positiva più generale. Nel 2025, nei Paesi Ocse, la quota di giovani adulti senza un titolo di istruzione secondaria superiore era pari al 12%. L'Italia ha quindi ridotto la distanza rispetto alla situazione precedente, ma presenta ancora una percentuale più elevata di giovani che non hanno completato questo livello del percorso scolastico. Il titolo di studio rappresenta un passaggio importante anche per le opportunità professionali successive. L'Ocse segnala, infatti, che i giovani che interrompono precocemente gli studi sono maggiormente esposti al rischio di raggiungere livelli d'istruzione più bassi e di incontrare difficoltà nel mercato del lavoro durante l'età adulta.
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Le politiche per favorire l'ingresso nel lavoro
Il rapporto individua diverse iniziative attraverso le quali l'Italia cerca di sostenere i giovani che rischiano di diventare Neet o che si trovano già in questa condizione. Tra gli strumenti citati figurano Garanzia Giovani, che attua a livello nazionale l'iniziativa europea per l'occupazione giovanile, il programma Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (GOL) e il programma Giovani, Donne e Lavoro relativo al periodo 2021-2027. Questi interventi puntano a rendere più agevole il passaggio dalla formazione all'occupazione attraverso percorsi personalizzati, sviluppo delle competenze, tirocini, apprendistati e occasioni di inserimento professionale. L'obiettivo è offrire ai destinatari strumenti utili per accrescere la propria preparazione e individuare opportunità coerenti con le esigenze del mercato.
Come evitare l’abbandono precoce degli studi
Accanto alle misure direttamente rivolte all'occupazione, l'Ocse richiama le politiche scolastiche finalizzate a prevenire l'abbandono precoce degli studi. Tra queste figura Agenda Sud, avviata nel 2023 per sostenere le scuole primarie e secondarie del Mezzogiorno con interventi mirati a contrastare gli svantaggi educativi e favorire il conseguimento del diploma. Dal 2024, Agenda Nord ha esteso misure di contrasto alle difficoltà formative anche alle scuole del Centro e del Nord Italia. Le iniziative puntano a ridurre il rischio che gli svantaggi incontrati durante il percorso scolastico si traducano, negli anni successivi, in minori possibilità di trovare un'occupazione.
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I divari territoriali restano una criticità
Nonostante i progressi complessivi, la situazione italiana continua a essere caratterizzata da differenze significative tra le diverse aree del Paese. L'Ocse sottolinea che le medie nazionali possono nascondere divari regionali consistenti sia nei risultati formativi sia nelle opportunità professionali. Un esempio riguarda la diffusione dei titoli universitari tra la popolazione adulta: la quota di persone con un'istruzione terziaria varia dal 17% della Sicilia al 29% del Lazio. La distanza territoriale emerge anche nel mercato del lavoro, dove l'Italia registra il divario regionale più ampio tra le aree con il tasso di occupazione più elevato e quelle con il valore più basso. Queste differenze evidenziano come l'accesso all'istruzione e alle opportunità professionali non sia uniforme sul territorio nazionale. Per affrontare il fenomeno dei Neet, diventa quindi importante considerare non soltanto la riduzione della percentuale complessiva, ma anche le condizioni locali che possono ostacolare il completamento degli studi e l'ingresso nel mondo del lavoro.
Aumenta il livello di istruzione
La scheda Ocse offre anche un quadro più ampio del rapporto tra istruzione e occupazione. Nel 2025, in Italia, il 22% degli adulti tra i 25 e i 64 anni possedeva un titolo di istruzione terziaria, una quota inferiore alla media Ocse del 43%. Nel nostro Paese, invece, il 45% aveva raggiunto un livello d'istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria. Sono migliorati anche gli indicatori relativi alla disoccupazione dei giovani adulti laureati. Tra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione terziaria, il tasso è sceso dal 16% del 2015 al 6% del 2025. Nello stesso periodo, la media Ocse è passata dal 7% al 5%. La diminuzione segnala un'evoluzione favorevole, ma non implica che il titolo universitario garantisca ovunque le stesse opportunità.
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I vantaggi non sono per tutti
L'organizzazione internazionale evidenzia infatti che il vantaggio retributivo associato all'istruzione terziaria è più contenuto in Italia rispetto alla media dei Paesi membri: i lavoratori occupati a tempo pieno per tutto l'anno con un titolo universitario guadagnano mediamente il 35% in più rispetto a chi possiede un diploma di scuola secondaria superiore, contro una differenza del 54% nell'area Ocse. Il rapporto tra istruzione e mercato del lavoro rimane dunque centrale per comprendere le difficoltà dei giovani. Migliorare l'accesso alla formazione, contenere l'abbandono scolastico e rendere più efficace il collegamento tra competenze acquisite e domanda delle imprese sono passaggi importanti per ridurre il rischio di inattività.
Su Insider: Scuola, Ocse: in Italia meno Neet ma gli insegnanti sono sottopagati
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