The Daily Newsstand · Free, Always
Friday, September 4, 2026

Volkswagen, 50mila posti in meno e quattro fabbriche a rischio. Passa la maxi-ristrutturazione

Translate

Volkswagen, 50mila posti in meno e quattro fabbriche a rischio. Passa la maxi-ristrutturazione

Icona dei commenti Commenti

Volkswagen mette nero su bianco la cura per uscire dalla crisi: altri 50 mila posti di lavoro in meno, metà dei modelli entro il 2035 e quattro stabilimenti tedeschi dal futuro incerto. Il Consiglio di sorveglianza ha approvato all’unanimità il Future Plan 2030, dando all’amministratore delegato Oliver Blume (che aveva presentato il piano) il mandato per avviare quella che a può essere considerata la trasformazione più profonda nella storia del gruppo di Wolfsburg.

Il nuovo intervento sull’occupazione si aggiunge ai programmi già avviati e porta a circa 100 mila la riduzione complessiva dell’organico prevista. I 50 mila posti aggiuntivi, che comprendono anche ruoli manageriali, equivalgono a circa l’8% dei dipendenti che Volkswagen contava alla fine del 2025. Il gruppo non ha ancora precisato tempi e distribuzione dei tagli tra marchi e Paesi.

Il numero, tuttavia, non corrisponderebbe automaticamente ad altrettanti licenziamenti. Il consiglio di fabbrica sottolinea che si tratta di un’ipotesi di pianificazione legata agli obiettivi di redditività fissati per il 2030. Inoltre, per Volkswagen AG in Germania gli accordi esistenti escludono i licenziamenti obbligatori fino alla fine di quell’anno.

La ristrutturazione investe, com’è logico attendersi, tutti i marchi del gruppo. Entro il 2035 Volkswagen vuole dimezzare il numero dei modelli e ridurre di circa il 75% la complessità dell’offerta, concentrando risorse e volumi sulle auto considerate più competitive. Sarà rivisto anche il portafoglio delle partecipazioni, con l’obiettivo di ridurlo di circa un terzo: le attività che non garantiranno un contributo strategico o finanziario sufficiente al core business potranno essere cedute o riorganizzate. Sotto esame finirà anche il patrimonio immobiliare.

Ma il terreno più delicato resta quello industriale. Volkswagen ammette di avere oggi in Europa una capacità produttiva superiore alla domanda di oltre 500 mila automobili l’anno. Una situazione che mette sotto pressione quattro fabbriche tedesche: Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm.

Tra il 2031 e il 2034 gli attuali programmi produttivi di questi stabilimenti arriveranno a scadenza e, al momento, Volkswagen non può garantire l’assegnazione di nuovi modelli. Per tutti e quattro saranno quindi valutati utilizzi alternativi. Il gruppo non indica quali, ma tra le ipotesi potrebbero esserci accordi industriali con costruttori cinesi interessati a produrre direttamente in Europa oppure, almeno per alcuni siti, una riconversione verso attività legate alla difesa. Uno scenario, quest’ultimo, che ha già iniziato a prendere forma altrove: per lo stabilimento Vw di Osnabrück sono emerse trattative per la produzione di mezzi e attrezzature destinati al settore militare. Per Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, comunque, nulla è ancora deciso.

Il Future Plan interviene anche sull’organizzazione del gruppo, per rendere più semplice la struttura decisionale, eliminare sovrapposizioni e assegnare responsabilità più chiare. L’obiettivo? Velocizzare scelte e processi (sul modello dei cinesi, la cui concorrenza ha messo sotto pressione il colosso di Wolfsburg), e sfruttare meglio le sinergie tra i marchi.

Dietro una “rivoluzione” di tali dimensioni ci sono soprattutto i conti. Volkswagen punta nel 2030 a vendere circa 9 milioni di veicoli l’anno e a raggiungere un margine operativo del 9%. Il confronto con il 4,2% registrato nel secondo trimestre mostra quanto sia ampia la distanza da colmare.

I tagli, però, non significano un arretramento sugli investimenti. Tra il 2027 e il 2031 Volkswagen prevede di destinare 135 miliardi di euro a spese in conto capitale, ricerca e sviluppo. Risorse necessarie per finanziare nuovi prodotti, elettrificazione, batterie, software e le tecnologie sulle quali il gruppo deve recuperare competitività.

Il problema è, nondimeno, finanziare questa trasformazione con una struttura industriale costruita per volumi che il mercato europeo oggi non garantisce più. La scommessa di Blume è tutta qui: una Volkswagen più piccola, con meno modelli, complessità, costi e personale, ma capace di (tornare a) generare i margini necessari per sostenere gli investimenti. Il piano c’è, resta da capire quale sarà il prezzo della sua attuazione.

View the original on Il Fatto Quotidiano

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.