Caporalato agricolo, Istat: il 34,3% dei lavoratori è in nero. Danni sull’economia tra i 6,3 e i 9,4 miliardi di euro
Nonostante il rafforzamento dei controlli, aumentano le irregolarità per ciò che concerne il lavoro sommerso nel campo dell’agricoltura. Secondo l’Istat, sono oltre 146mila i lavoratori in nero in questo settore dell’economia, pari al 34,3% del totale: il danno sulle casse dello Stato che ne deriva, tra Irpef, addizionali e contributi, è stimato tra i 6,3 e i 9,4 miliardi di euro di gettito non incassato. In generale, dal 2023 al 2026 il valore aggiunto (ovvero la ricchezza prodotta) del lavoro sommerso nel settore agricolo è stato pari a 39,8 miliardi di euro.
Secondo uno studio di Eurispes, la legge 199/2016 sul caporalato si è rivelata, a 10 anni dall’entrata in vigore, una norma efficace sul piano repressivo ma non risolutiva: il lavoro irregolare rimane una caratteristica strutturale del settore primario (agricoltura, pesca, allevamento, silvicoltura e attività estrattiva). Inoltre, c’è un divario di circa il 28% tra la retribuzione di un bracciante regolare e uno in nero: 11,30 euro l’ora per il primo contro 8,10 per il secondo. Questa disparità retributiva è in calo rispetto al 40% del 2018 e, più in generale, è decisamente minore rispetto alla differenza di pagamento tra lavoro regolare e lavoro sommerso dell’economia nel suo complesso, pari al 48%.
Per quel che riguarda la mappa dei territori dove il fenomeno è più presente, il triste primato è di Latina dove il 95% dei lavoratori agricoli ha un contratto a tempo determinato e dove 6.601 dipendenti (46%) percepiscono meno di quanto previsto dal contratto. Qui la paga per un bracciante in nero è passata da quattro euro (2021) a cinque euro (2026) l’ora, a fronte dei nove euro del contratto regolare. Inoltre, secondo le stime, in Emilia-Romagna almeno il 30% del lavoro agricolo non è in regola. In Lombardia, poi, il tasso di irregolarità rinvenute nelle ispezioni agricole è stato del 65,4%, con un picco a Mantova (68,9%).
Per ciò che concerne i controlli, l’Istat registra un aumento di ispettori del +35% tra 2015 e 2025, anche se nel 2025 c’è stato un lieve calo rispetto al 2024. In tal modo le pratiche da gestire sono scese da 2,4 a 1,6 per ispettore. Aumentano le infrazioni accertate durante i controlli – il tasso di irregolarità delle pratiche sale dal 54,2% al 64,8% – e difatti il numero di lavoratori coinvolti nelle irregolarità passa da 6.153 a 8.851.
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