Obama trasforma le elezioni di metà mandato in un giudizio su Trump

Donald Trump lo aveva chiesto esplicitamente: “Votate come se ci fossi io sulla scheda elettorale” ed è stato accontentato, ma non proprio come intendeva. A otto giorni dal voto di metà mandato, ci ha pensato Barack Obama a tornare in campagna per fare delle elezioni un referendum sul secondo mandato di Trump.
A Cleveland, in Ohio, dove ha sostenuto Amy Acton, candidata democratica alla carica di governatore, e Sherrod Brown, in corsa per il Senato, l'ex presidente ha attaccato la Casa Bianca su economia, guerra e condotta istituzionale. “Un'incompetenza come non se ne vedevano da tempi moderni”, ha detto, sintetizzando il giudizio sull'amministrazione repubblicana.
Il conto presentato da Obama parte dalle promesse del 2024: i prezzi non sono scesi come annunciato, mentre la guerra in Iran grava sull'economia americana senza che gli elettori l'abbiano chiesta. A questo si aggiungono, nella sua requisitoria, il caos politico e gli interessi personali che attribuisce al presidente. “Due anni di caos, crudeltà e corruzione”, ha detto, prima di ironizzare sulle decorazioni dorate volute da Trump alla Casa Bianca: “Ha ridotto la Casa Bianca a qualcosa che sembra uscito da un incontro tra Saddam Hussein e una Cheesecake Factory. Oro dappertutto”.
Barack Obama (Ansa)
La battuta di Obama contrappone le priorità materiali degli americani all'attenzione del presidente per la propria immagine, cercando di fare della distanza tra promesse e risultati il punto vulnerabile della campagna repubblicana.
“Un Congresso senza spina dorsale e governatori repubblicani che assecondano illegalità, irresponsabilità, crudeltà e indifferenza verso chi lavora”. È qui il nucleo politico dell'intervento: Obama non punta ad interrompere il mandato di Trump; indica nel Congresso e nei governi statali il terreno sul quale limitarne l'azione.
In Ohio, l'ex presidente ha aperto anche un fronte sulla qualità della competizione elettorale. Ha condannato uno spot di Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla carica di governatore, che coinvolge la madre di Acton e una vicenda familiare traumatica: “Non so cosa sia successo perché gli standard di comportamento siano scesi così in basso da permettere a qualcuno di mandare in onda uno spot del genere”.
Barack Obama e Abdul El-Sayed (Ansa)
A Detroit, dove ha sostenuto il candidato democratico al Senato Abdul El-Sayed e la candidata governatrice Jocelyn Benson, Obama ha affrontato un'altra linea di frattura: i tentativi di mettere in dubbio il patriottismo di El-Sayed, che potrebbe diventare il primo senatore musulmano degli Stati Uniti. “Questo film l'abbiamo già visto: io ne ero il protagonista”, ha ricordato, alludendo alle campagne che avevano alimentato falsi dubbi sulle sue origini. “Questa strategia non ha funzionato contro di me, in Michigan. Non funzionerà contro Abdul. Abdul è del Michigan fino al midollo”.
Il richiamo alla propria esperienza serve a legare la delegittimazione subita da Obama alle controversie identitarie che accompagnano oggi El-Sayed. Ma il sostegno dell'ex presidente deve fare i conti anche con le divisioni democratiche, dalle tensioni tra comunità nere e arabe americane ai contrasti sulla posizione del candidato nei confronti di Israele. Obama ha provato a ricomporle evocando una possibile collaborazione al Senato tra El-Sayed e la democratica ebrea Elissa Slotkin: “Immaginate la forza di Abdul ed Elissa insieme. Un uomo musulmano e una donna ebrea che combattono per voi al Senato degli Stati Uniti. È qualcosa di cui il Michigan può essere orgoglioso”.
Il ritorno di Obama svolge una doppia funzione: mobilitare l'elettorato democratico e offrire una chiave nazionale a campagne molto diverse tra loro. L'Ohio, che i democratici non conquistano a livello presidenziale dal 2012, resta una sfida difficile, ma le ricadute della guerra e dei dazi sull'economia agricola possono riaprire spazi. In Michigan, El-Sayed deve invece tenere insieme una coalizione attraversata da divergenze politiche e identitarie.
Obama porta in campo la propria capacità di dare una cornice comune al malcontento: il costo della vita, la responsabilità del governo e i limiti della lotta politica. Non può però risolvere con la sua sola presenza le contraddizioni del partito.
A otto giorni dal voto, la scommessa democratica è che la distanza tra le promesse di Trump e l'esperienza degli elettori, unita alla contestazione dei suoi metodi, si traduca in seggi e potere di controllo. Il verdetto delle urne dirà se il richiamo di Obama sarà bastato a trasformare il dissenso in una maggioranza politica.
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