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Saturday, November 7, 2026

Stephen Miller, chi è l'ideologo Maga nuovo capo di gabinetto di Trump

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Stephen Miller è il nuovo capo di gabinetto dell'amministrazione Trump: prenderà il posto di Susie Wiles, la prima importante testa a cadere nell'amministrazione dopo la cocente sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato. Un cambio che mostra un presidente combattivo e non intenzionato nei prossimi due anni a essere un'anatra zoppa passiva di fronte al Congresso a maggioranza democratica. Miller, infatti, è un sostenitore della linea dura in materia di immigrazione, questione che Trump considera uno strumento essenziale per "salvare la civiltà occidentale"

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Quello che devi sapere

Posizioni ultraconservatrici e bando ai musulmani

Falco noto per le sue posizioni ultraconservatrici, Miller è salito alle cronache durante il primo mandato del presidente per il controverso bando sui musulmani, mentre nel Trump 2.0 si è affermato per il pugno duro contro la criminalità. C'è sempre lui dietro all'ideologia 'imperialista' dell'amministrazione in base alla quale gli Stati Uniti possono, a loro piacimento, rovesciare governi e approrpiarsi di risorse purché sia nell'interesse nazionale.

USA GOVERNMENT

USA GOVERNMENT - ©Ansa

Il volto del movimento Maga più estremo

Le sue modalità di comunicazione - ruvide, aggressive - e la sua retorica lo hanno reso il volto del movimento Maga più estremo. A fianco di Trump negli ultimi 10 anni della sua carriera politica, Miller è stato al centro della strategia adottata dal presidente per riprendersi la Casa Bianca nel 2024. È stata sua l'idea di legare l'immigrazione alla lotta alla criminalità che ha riportato Trump alla presidenza. Così come era sua la frase più celebre e scioccante del primo discorso di insediamento del tycoon: Miller è infatti l'autore di quella "carneficina americana" che Trump denunciò nel giorno del giuramento.

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Il pugno duro sull'immigrazione

Laureato alla Duke University, dove ha diretto un giornale studentesco di orientamento conservatore, Miller è stato il promotore della strategia basata sull'uso di ordini esecutivi presidenziali, una tattica ampiamente impiegata da Trump. Non ha esitato a richiamare leggi promulgate decenni, o addirittura secoli fa — risalenti fino al XIX secolo — per giustificare provvedimenti che spaziano dai blitz contro l'immigrazione irregolare all'imposizione di dazi. Secondo il Wall Street Journal, è stato Miller a dare direttive all'agenzia federale per l'immigrazione (Ice) affinché aumentasse il numero di arresti e deportazioni nel corso di quest'anno. Tali direttive hanno portato, l'anno scorso, a operazioni contro l'immigrazione irregolare presso un punto vendita Home Depot a Los Angeles che hanno scatenato scontri tra manifestanti e agenti federali, nonché alla decisione di Trump di dispiegare migliaia di militari.

Gli attacchi sui social media

Miller, cresciuto a Santa Monica, in California, non ha esitato a ricorrere ai social media per replicare ai Democratici che accusavano Trump di autoritarismo: "È da anni che diciamo che questa è una battaglia per salvare la civiltà. Chiunque abbia occhi può vederlo", ha dichiarato. Nel gennaio di quest'anno, ulteriori episodi - tra cui il ferimento di due persone da parte di agenti dell'Ice a Minneapolis - hanno riacceso le critiche, eppure Miller ha continuato a spingere per un numero ancora maggiore di arresti. Quando, a metà dello scorso anno - durante il secondo mandato di Trump - il Congresso stava discutendo un importante pacchetto legislativo, Miller ha osservato: "Discuteremo di queste questioni tra le rovine della civiltà occidentale se non riusciremo a tenere sotto controllo l'immigrazione".

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Il 'cervello' di Trump

Miller è riuscito, in gran parte, a tenersi alla larga dai caotici conflitti interni che hanno caratterizzato la Casa Bianca durante il primo mandato di Trump. Consigliere che ama stare sotto i riflettori, è rimasto leale e al fianco del suo capo, anche quando la prima amministrazione del magnate repubblicano è culminata nell'assalto al Campidoglio degli Stati Uniti, il 6 gennaio 2021. Nella seconda amministrazione Trump, le idee di Miller sono entrate a far parte del dibattito politico dominante. "Definisco Stephen 'il cervello di Trump'", ha detto al New York Times l'ex presidente repubblicano della Camera, Kevin McCarthy, poco prima dell'insediamento a gennaio. Miller è stato il principale promotore, tra le altre cose, dell'utilizzo di una poco nota legge bellica risalente a 200 anni fa per espellere i migranti privi di documenti. Il 9 maggio ha ulteriormente scioccato l'opposizione, affermando che la Casa Bianca stava "valutando" la sospensione dell'habeas corpus per i migranti destinati all'espulsione.

Il commiato di 'Ice Baby' Wiles

L'avvicendamento con Wiles scatterà il prossimo 9 novembre, quando Wiles farà un passo indietro e assumerà un incarico nella macchina politica del presidente, il cui mandato scade nel 2028 e che non può ricandidarsi. "Oggi è il mio ultimo giorno alla Casa Bianca come capo dello staff. Il mio impegno nei confronti non cambierà mai", ha detto Wiles poco dopo l'annuncio del presidente su Truth. Soprannominata 'Ice Baby', Wiles è stata a lungo considerata la guru dietro al successo di Trump nel ritorno alla Casa Bianca, ma negli ultimi mesi la sua posizione ha inziato a vacillare. Dopo il voto molti fra i repubblicani ne hanno chiesto la testa. Fra questi Steve Bannon: "Deve essere rimossa immediatamente". 

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