“Non puoi non renderti conto che stai praticamente seminando roba in giro per tutta la gara”: Bianchi su Joanna Wietrzyk e il caso Hyrox
Il caso Joanna Wietrzyk, per Eugenio Bianchi, non può essere ridotto soltanto alla scelta dell’atleta australiana di continuare la gara di HYROX a Pechino nonostante la grave emergenza intestinale. Wietrzyk si è poi scusata, rinunciando a vittoria e punti. Ma l’atleta Elite italiano, intervistato da Fanpage.it, allarga il discorso alla pressione della prestazione, ai limiti che un atleta decide di superare e soprattutto alle responsabilità di chi avrebbe dovuto intervenire.
Bianchi conosce Wietrzyk per aver condiviso con lei diverse gare Elite 15 e descrive un’atleta totalmente concentrata sulla propria disciplina. Ma proprio questa ossessione per il risultato, secondo lui, può diventare pericolosa: “Ha pensato solo alla performance. Ed essere disposti a tutto ha tante sfaccettature… c’è anche chi è disposto a svenire pure se non ce la fa più. E tiene duro fino a quando non collassa. C’è gente nello sport che lo fa da una vita”. Nel caso dell’australiana, aggiunge, la consapevolezza non poteva mancare: “Non puoi non renderti conto che stai praticamente seminando roba in giro per tutta la gara. Non so cosa sia passato per la sua testa, ma è una cosa che un po’ mi ha spaventato”.
Il punto, però, non riguarda soltanto Wietrzyk. Bianchi chiama in causa anche giudici e organizzazione, che non l’hanno fermata mentre la gara proseguiva in condizioni igienico-sanitarie compromesse. “Se da regolamento mi fermi e mi punisci per uno sputo o un bicchiere d’acqua che mi verso in testa, come fai a non fermare lei? Una persona doveva prendere una posizione. Nessuno si è sentito di farlo per tanti motivi”.
Per Bianchi il caso diventa così anche uno spunto per interrogarsi sulla cultura del “non mollare mai” nello sport. “Imparare a lasciarsi andare, uscire con amici e avere una vita al di fuori dello sport aiuta anche a saper perdere, perché la vita inizia a non girare intorno solo al risultato”. E il confine, per Bianchi, resta netto: “Arriva il momento in cui bisogna scegliere tra la prestazione e il proprio limite. La domanda è: per una prestazione vale la pena andare avanti in quelle condizioni? Risposta: No, mi fermo”.
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