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Thursday, September 17, 2026

Madre e figlia avvelenate con la ricina, l’avvocato di Gianni Di Vita: “Ipotesi incidente non può essere esclusa”

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Madre e figlia avvelenate con la ricina, l’avvocato di Gianni Di Vita: “Ipotesi incidente non può essere esclusa”

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“L’ipotesi dell’incidente non può essere esclusa”. È su questo punto che torna a concentrarsi l’attenzione dell’avvocato di Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte a Campobasso in ospedale dopo l’avvelenamento con la ricina. Vittorino Facciolla invita a considerare l’eventualità di un’esposizione accidentale alla sostanza insieme alle altre ipotesi ancora al vaglio degli investigatori. “Io credo che l’ipotesi dell’incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla”, ha detto Facciolla all’Ansa. Ma dagli esami e dall’autopsia era emersa un’intossicazione acuta. Per concentrazione e letalità Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, di 15, non si sarebbero potute salvare. Una precisazione che, nella lettura della difesa, mantiene aperta una possibilità sulla quale i familiari avrebbero posto l’attenzione fin dall’inizio. “Su questo, sull’ipotesi dell’incidente, noi abbiamo posto l’attenzione da subito, l’abbiamo evidenziata anche grazie ai nostri consulenti”, afferma l’avvocato.

La parola decisiva, però, potrebbe arrivare dagli esami scientifici ancora in corso. Facciolla guarda in particolare agli accertamenti affidati agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino e al confronto tra due distinti elementi dell’indagine: gli alimenti presenti nell’abitazione di Pietracatella e repertati subito dopo i fatti e i 131 prelievi effettuati a luglio. “L’incrocio tra due dati, l’esito delle analisi sugli alimenti presenti nella casa di Pietracatella e repertati nell’immediatezza dei fatti, e quello sui 131 prelievi effettuati a luglio, ci potrà confermare o escludere il veicolo che ha portato alla morte Sara e Antonella”, spiega Facciolla.

Mentre la difesa richiama dunque l’attenzione sulla possibile accidentalità dell’avvelenamento, l’inchiesta continua a muoversi anche sul terreno degli interrogatori. Mercoledì pomeriggio, in questura a Campobasso, la Squadra Mobile ha convocato nuovamente l’infermiere, amico della famiglia Di Vita, che nel dicembre scorso aveva effettuato delle flebo in casa alle due donne. L’uomo è arrivato negli uffici della questura poco prima delle 16. Era già stato ascoltato più volte dagli investigatori e la sua nuova convocazione si inserisce nella serie di audizioni che negli ultimi giorni hanno interessato persone appartenenti alla cerchia familiare e alle frequentazioni di Gianni Di Vita.

Prima dell’infermiere erano state sentite due cugine di Di Vita, e una sua amica e professoressa. Un susseguirsi di convocazioni che testimonia come gli investigatori stiano continuando a ricostruire nel dettaglio la rete di rapporti e soprattutto i contatti avuti con la famiglia e con l’abitazione di Pietracatella nel periodo precedente alla tragedia. L’audizione dell’infermiere assume un rilievo particolare proprio per la sua presenza nella casa e per l’intervento prestato a Sara e Antonella quando entrambe erano già in condizioni che avevano richiesto assistenza.

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